Comunali. Il Pd veneziano, tra luci e ombre

Un partito più vicino ai centri di Mestre e di Venezia e un po’ meno legato alle preferenze rispetto al passato. Se la competizione interna resta molto forte, non riguarda Monica Sambo. Che da sola raccoglie un quinto delle preferenze del Pd. Ed è la prima volta che accade nel partito veneziano.
MARCO MICHIELI
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Come è cambiato (elettoralmente) il Partito democratico a Venezia? Come sono distribuiti i suoi voti sul territorio? Dove raccolgono le preferenze i candidati consiglieri comunali? Abbiamo considerato i dati del Pd del 2015 per verificare innanzitutto quanti punti percentuali la principale formazione del centrosinistra ha recuperato o perso rispetto a queste elezioni.

Come si vede dalla mappa qui riportata, la lista del Pd recupera tra i dieci e i quindici punti percentuali soprattutto in molte sezioni del centro storico (in particolare Dorsoduro, Santa Croce e in parte a Cannaregio, poi il centro di Mestre, qualcosa a Marghera). Sotto il dieci per cento è il guadagno di voti del Pd del 2020 in quasi tutto il comune. Salvo le isole (Murano, Burano, Sant’Erasmo, Vignole, in parte Pellestrina) e alcune aree della Terraferma dove si assiste anche a perdite di pochi punti percentuali. Tra queste vi è soprattutto la Municipalità di Favaro-Campalto, e poi alcune zone nord della Municipalità di Mestre-Carpenedo (Terraglio, Borgo Pezzana, Cipressina, Castellana); la parte ovest della Municipalità di Marghera (Ca’ Sabbioni, Forte Tron, Volte Grandi, Ca’ Brentelle); e la Municipalità di Chirignago-Zelarino (Gazzera, Zelarino e soprattutto Trivignano).

Vero è che la volta scorsa il Pd doveva affrontare anche la concorrenza della Lista Casson. Abbiamo così provato ad aggiungere ai dati del Pd del 2015 quelli della Lista Casson, anche se l’area politica di riferimento non coincideva perfettamente con l’area elettorale del Pd. Però gli ha sottratto molti voti. Se consideriamo questa seconda serie di dati, si vede nella mappa che la situazione è drammatica per il Partito democratico di oggi. Pochi i risultati con un differenziale inferiore al 5 per cento. Mentre più ci si allontana dai centri – di Mestre e di Venezia centro storico – aumenta il differenziale con la performance delle due liste del 2015.

Le preferenze del Pd

Come si può analizzare il voto di preferenza? Lo si fa attraverso il rapporto tra il numero di voti di preferenza espressi e il numero di voti di preferenza esprimibili. Dato che nel caso delle elezioni comunali era possibile esprimere due voti di preferenza, si può calcolare il cosiddetto indice di preferenza come il rapporto tra il numero di preferenze espresse e il doppio dei voti ottenuti dalla lista. Si avrà un risultato compreso tra zero (non si è espresso alcun voto di preferenza) e uno (il numero di preferenze assegnate è uguale al numero di preferenze assegnabili).

Per il Pd l’indice di preferenza di quest’anno è dello 0,17. Significa che il 17 per cento degli elettori del Pd ha espresso un voto di preferenza. Era lo 0,20 nel 2010 e 0,21 nel 2015. È il valore più basso negli ultimi dieci anni, ma anche il più basso nell’ambito della sinistra, dove si va dallo 0,31 di Verde e Progressista allo 0,21 di Terra e Acqua, passando per lo 0,25 di Tutta la città insieme. A titolo di cronaca la Lista Brugnaro, una lista che porta il nome del sindaco e che fa da traino ai voti, ha fatto lo 0,14: tanti voti ma poche preferenze.

Se consideriamo le singole municipalità, il gioco delle preferenze per il Pd funziona meglio nella Municipalità di Venezia-Murano-Burano (0,22). In Terraferma invece, mentre Favaro è nella media comunale (0,17), le altre municipalità sono tutte attorno allo 0,15. 

Che cosa ci dicono del Partito democratico i risultati dell’indice di preferenza? In parte che l’utilizzo delle preferenze è diminuito nel Partito democratico e quindi è venuta un po’ meno anche la relazione personale candidato-elettore (così come forse anche certi reti di supporto elettorale). Non significa che sia negativo da un punto di vista del successo elettorale. Partiti con indici di preferenza molto bassi hanno avuto successo elettorale nel passato e oggi (il Movimento Cinque Stelle e la stessa Lega). La stessa Lista Brugnaro ottiene un indice di preferenza basso, pur ottenendo molti voti. È un voto dato alle idee che rappresentano quei partiti (M5S e Lega) oppure perché la leadership è riconoscibile (la Lista Brugnaro), e di conseguenza anche le idee che trasmettono.

Abbiamo anche verificato dove i singoli consiglieri comunali eletti nelle file del Pd hanno ottenuto le preferenze che hanno consentito loro di entrare in Consiglio. E sono emersi elementi interessanti. Monica Sambo ha ottenuto un risultato straordinario con un totale 1868 preferenze, raccolte un po’ ovunque.

Nella mappa si vede bene dove queste preferenze sono distribuite: il “core”, il nocciolo duro dei voti di Sambo è nel centro storico ma anche nella Municipalità di Favaro-Campalto (in ticket con Alessandro Baglioni, entrato in Consiglio comunale) e nel centro di Mestre (tra Via Piave, Via Cappuccina e Piazza Ferretto). 

Quello che è interessante è però la dimensione interna alla competizione del Pd per le preferenze. Consideriamo le elezioni del 2010 e quelle del 2015. Nel 2010 i candidati che divennero consiglieri comunali vi entrarono in consiglio raccogliendo tra il 5 e il 2 per cento delle preferenze totali del Pd. Nel 2015, i candidati che divennero consiglieri comunali entrarono in consiglio raccogliendo tra il 5 e il 7 per cento di tutte le preferenze del Partito democratico. Sambo entra in consiglio comunale raccogliendo il 23 per cento delle preferenze totali (7973) ottenute dal Pd quest’anno. Più di un quinto delle preferenze espresse per candidati del Pd, va a Monica Sambo. Per mettere in evidenza il risultato, il secondo per numero di preferenze nel Pd, Emanuele Rosteghin, ex segretario comunale del Pd e consigliere comunale uscente: raccoglie il 7 per cento delle preferenze (la gran parte nella Municipalità di Chirignago-Zelarino).

Per gli altri la distribuzione delle preferenze è variegata. Lo storico Giuseppe Saccà raccoglie più del 6 per cento delle preferenze del Pd, concentrate su Venezia e Mestre centro, con voti poi sparsi un po’ ovunque sul territorio. Paolo Ticozzi raccoglie circa il 5.7 per cento delle preferenze espresse per i candidati del Pd, concentrate nell’area di Carpenedo. Alessandro Baglioni, consigliere uscente della Municipalità di Favaro (la sola delle precedenti municipalità a guida centrodestra) raccoglie sopra il 5,5 per cento delle preferenze del Pd: essenzialmente concentrate su Favaro. Sopra il 5 per cento anche Alberto Fantuzzo, che è stato presidente nazionale dell’Agesci e che ha la sua base di preferenze nell’isola della Giudecca (ma raccoglie un po’ ovunque nel territorio comunale). Emanuela Zanatta, consigliera uscente di Chirignago-Zelarino, ha ottenuto poco sopra il 5% dei voti di preferenza del Pd, e i voti sono concentrati nell’area di Trivignano (in sostanza prende il posto dell’ex consigliere comunale Bruno Lazzaro).

Da notare che il Pd esprime due consiglieri comunali provenienti dalla Municipalità di Chirignago-Zelarino, uno da Favaro, uno da Mestre-Carpenedo, uno dal centro storico. Sambo e Saccà, per quanto le basi siano in centro storico, possono contare anche su alcune aree della Terraferma (Mestre per Saccà, Favaro e un po’ Mestre per Sambo). Restano fuori dalla rappresentanza attuale del Pd le municipalità di Marghera e del Lido-Pellestrina.

Comunali. Il Pd veneziano, tra luci e ombre ultima modifica: 2020-09-25T11:43:22+02:00 da MARCO MICHIELI

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