Rossana Rossanda. Venezia e i compagni veneziani

“Quella sera, finito il dibattito, a casa mia dietro Casa Goldoni, prima di andare a dormire dopo un prosecco e pasta e fagioli, Pintor - già direttore dell’Unità - spiazzò tutti i compagni presenti. ‘Ci ho pensato, Rossana… possiamo fare un quotidiano a cinquanta lire!!!’”.
scritto da CRISTIANO GASPARETTO
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A Venezia, dove aveva trascorso parte importante della sua infanzia, Rossana Rossanda tornava molto volentieri da Roma, dove nel Pci era responsabile culturale, prolungando di qualche ora o giorno, quando poteva, le occasioni politiche che l’avevano portata qui, sopportando le fine ironia del suo compagno K. S. Karol che l’accusava di rimpatrio nostalgico un po’ borghese. Così io l’ho incontrata nella sede del Pci sul Canal Grande, con altri compagni, un po’ giovani e insofferenti che erano divenuti consiglieri in tanti Comuni dell’entroterra.

Erano lunghi incontri con Cesco Chinello, Peri Granziera, Luigi Nono, Giuliano Scabia ma anche di confronto con la Cgil sulla politica del Partito che sentivamo spostarsi a destra. Erano i tempi degli scontri politici interni, anche a Venezia, sulla linea politica con Gianmario Vianello e Fioravante Pagnin, sulla cultura, con Alicata e Amendola. Era prima del ’68 e della nostra critica all’invasione della Cecoslovacchia. Eravamo vicini a Pietro Ingrao. Pintor, Rossanda, Magri, Parlato, Castellina, anche con il contributo del nostro gruppo veneziano, facevano uscire, per la prima volta autonomamente, la rivista mensile il manifesto. Poi ci fu la nostra comune radiazione dal Pci. Ricordo, come moderatore, Rossana e Luigi Pintor, in un’Aula magna dello IUAV ai Tolentini stracolma di persone, sostenere le ragioni della nostra caparbia presa di posizione contro quello che criticamente chiamavamo il riformismo del Pci.

Fu quella sera, finito il dibattito, che a casa mia dietro Casa Goldoni, prima di andare a dormire dopo un prosecco e pasta e fagioli, Pintor – già direttore dell’Unità – spiazzò tutti i compagni presenti. “Ci ho pensato, Rossana… possiamo fare un quotidiano a cinquanta lire!!!”. E così è stato. E poi, il gruppo politico de il manifesto con candidato al parlamento Valpreda, l’unificazione con il Pdup, lo scontro interno per evitare la fusione con Potere Operaio. E dopo ancora, già nella deriva “gruppettara” Democrazia Proletaria con consiglieri comunali Luigi Bello e Nico Luciani. E dopo e dopo… il giornale, con le sue molte crisi di sopravvivenza superate. Tutto sempre con Rossana Rossanda. Un filo che non poteva che essere rosso, ripreso dopo la mattanza di Genova dove era stata accolta da una standing ovation.

Gli ultimi anni a Parigi a sostenere il terribile declino di Karol, poi in Svizzera a curarsi, fino al recente ritorno a Roma.

La rottura con il “suo” giornale, con una successiva ripresa di collaborazione.

L’anno scorso, dopo molti anni di lontananza, sono andato a trovarla a casa sua: minuta e vivissima. Abbiamo parlato di politica e non poteva essere che così, perché anche la nostra profonda amicizia da quel nodo si dipanava ma anche si aggrovigliava sull’ambiente che era meno nelle sue corde.

Nel salutarci, le ho lasciato un sacchetto di castraure perché mi ero ricordato che tutte le volte che da Venezia ripartiva per Roma passava a comprarsele a Rialto. Ah sì, mi dimenticavo. Le ho detto, per quel che poteva valere, che le ero molto debitore per il percorso che ha avuto la mia vita.

Rossana Rossanda. Venezia e i compagni veneziani ultima modifica: 2020-09-26T19:17:21+02:00 da CRISTIANO GASPARETTO

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