Sergio Ramos. La miglior difesa è l’attacco

Il difensore andaluso s’è trasformato in ciò che forse aveva sempre avuto in animo di diventare: un calciatore di punizioni dotato di una precisione chirurgica, un rigorista in grado di segnare facendo il cucchiaio, un trascinatore che ormai trascorre più tempo nell'area avversaria che nella propria.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Seguendo la sfida contro il Real Betis, si è avuta la netta percezione che il Real Madrid abbia acquisito ormai un attaccante in più. Si tratta del suo capitano, il mitico numero 4 corrispondente a Sergio Ramos, accostato qualche anno fa da Ancelotti a Paolo Maldini ma ormai andato oltre la leggenda rossonera. Maldini, infatti, pur costituendo un punto di riferimento per molti interpreti del ruolo, è rimasto un difensore classico, con una particolare capacità di costruire il gioco e di partecipare all’azione offensiva. Ramos, invece, ha dato la netta impressione di essere l’attaccante aggiunto di una squadra che, dopo l’addio di Cristiano Ronaldo, non ha ancora trovato un personaggio in grado di prendere il posto del portoghese nei cuori dei tifosi “merengue”.

E così, il fortissimo difensore andaluso, s’è trasformato in ciò che forse aveva sempre avuto in animo di diventare: un calciatore di punizioni dotato di una precisione chirurgica, un rigorista in grado di segnare facendo il cucchiaio, un trascinatore che ormai trascorre più tempo nell’area avversaria che nella propria, in una significativa evoluzione del ruolo che, di fatto, costituisce un passaggio destinato a segnare la storia del calcio.

Se Ramos dovesse fare scuola, e non vediamo come potrebbe non accadere, assisteremmo infatti alla definitiva scomparsa dei ruoli fissi e all’ascesa della figura del tuttocampista, legata non più solo a quei protagonisti del centrocampo in grado di giocare sia in attacco che in difesa, di spaziare a tutto campo, di difendere e di impostare a seconda dei momenti, ma anche a quei difensori particolarmente tecnici che un tempo erano ingabbiati dalla rigida definizione degli schemi di gioco e che oggi, invece, possono spaziare in giro per il campo e togliersi non poche soddisfazioni.

Ci provò, tanti anni fa, Laurent Blanc, nato con i crismi di un possibile erede di Platini e trasformatosi poi in uno dei migliori difensori che la Francia abbia mai avuto. Prima di lui ci aveva provato Facchetti, terzino fluidificante della Grande Inter di Herrera che segnava eccome, oltre a spingersi in avanti con folate offensive degne di un’ala. Per qualche decennio abbiamo assistito a una regressione, con il ritorno dei difensori puri e una certa predilezione per i mastini. Oggi, anche per via della velocità alla quale si gioca, siamo tornati alla valorizzazione dei jolly, di cui Ramos incarna il massimo interprete. Attacca, difende, viene in avanti e detta i tempi alla difesa, è sempre nel vivo del gioco e ha piedi da fantasista, non certo da mediano o da spezzagambe, ruolo che peraltro, quando vuole, gli riesce benissimo. Sergio Ramos possiede, insomma, tutte le caratteristiche del campione moderno, il che gli ha assicurato una seconda giovinezza a un’età non propriamente verde per un calciatore.

Non mi sorprenderebbe se in quest’anno di vacche magre, anche per un club straricco come il Real, Zidane decidesse qualche volta di affiancarlo, sia pur non espressamente, a Benzema, sfruttandone a pieno le doti di incursore e togliendo punti di riferimento e certezze agli avversari.

Un possibile erede? Matthijs De Ligt. Se Pirlo dovesse crederci, e non vediamo perché non dovrebbe farlo, avrebbe in casa il suo erede naturale. Impensabile ai tempi in cui Pirlo stesso giocava ma ora non più, essendo tramontata, speriamo per sempre, l’epoca in cui ai difensori era chiesto unicamente di difendere. 

Sergio Ramos. La miglior difesa è l’attacco ultima modifica: 2020-09-27T18:28:47+02:00 da ROBERTO BERTONI

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