L’omaggio dell’eretico al papa della rivoluzione dell’Est

“Dalla cortina di ferro alla rivoluzione Wojtyła” è un saggio di Arianna Tomasi, con prefazione del compianto Bepi Covre, che ne sostenne la pubblicazione poco prima della sua fine precoce.
scritto da ADRIANA VIGNERI
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Bepi Covre da Oderzo, anzi da Palù, S. Maria del Palù. Imprenditore e scrittore, apprezzato per la vivacità intellettuale, veniva chiamato (si era chiamato lui stesso) il “leghista eretico” per le posizioni spesso in disaccordo con la segreteria del Carroccio. Ha creduto nel Movimento dei sindaci del Nordest. Era l’esordio dell’elezione diretta dei primi cittadini e Bepi Covre coltivò quell’utopia assieme a Massimo Cacciari, l’imprenditore Mario Carraro, il sindaco di Venezia Mario Rigo e quello di Mogliano Diego Bottacin. A guidarli l’allora direttore del Gazzettino Giorgio Lago, che a sua volta, rimbrottato da una parte politica per la linea data al giornale, rispose che non era leghista ma laghista, in quanto federalista.

Riuscì addirittura nel 2016 a farsi espellere dalla Lega per essersi schierato – in contrasto con il suo partito – a favore del referendum per la riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi e approvata in parlamento (357 voti favorevoli, 125 contrari e 7 astenuti). Un altro segno di autonomia di pensiero, l’affermazione della sua vena riformista, la rivendicazione del suo progetto di politico-imprenditore che come tanti altri produttori vedeva nella semplificazione dell’architettura istituzionale dello Stato una delle soluzioni per sgretolare le calcificazioni che, assieme al peccato mortale della burocrazia, condannano il sistema Paese. E che tuttora sono lontane dall’essere risolte, certo non dal taglio dei parlamentari.

Era una delle figure di riferimento nel raccontare il Nordest come laboratorio economico e politico. Il suo manifesto: un appassionato regionalismo declinato in forma federale e di stampo dichiaratamente europeo.

Eretico rispetto al mondo leghista lo era anche per un altro aspetto: era un uomo colto che per accrescere la cultura ha sempre lavorato. Era l’opposto di quei sindaci leghisti che si vantavano di non aver mai messo piede in un teatro. È a lui che si deve l’ideazione della Fondazione Oderzo cultura, poi costruita dall’assessore ing. Giuditta Rado, Fondazione articolata nella Pinacoteca Alberto Martini, nel Museo archeologico Eno Bellis e nella Biblioteca, concretizzatasi poi quando dopo aver svolto due mandati non era più sindaco (ma lo era l’amico Pujatti). E l’introduzione del Premio di Architettura Città di Oderzo.

Si capisce meglio così perché, appassionato di storia, abbia deciso di finanziare il lavoro di laurea della dottoressa Arianna Tomasi, consentendone la pubblicazione; impegno poi onorato dalla famiglia, specie dalla figlia Angela, dopo la sua scomparsa. Il lavoro – molto ampio e curato – era interessante perché illuminava quel periodo, meno indagato, che va dalla cortina di ferro al crollo dell’URSS e alla nascita degli stati dell’Est (degli stati in funzione delle nazioni e non viceversa), visto sotto il profilo dell’influenza dell’attività della chiesa cattolica romana e in particolare del pontificato di papa Giovanni Paolo II, Wojtyla. Libro presentato sabato 26 settembre ad Oderzo in Duomo, nell’ambito della settimana della poesia – premio di poesia Mario Bernardi – alla presenza di circa 350 persone.

Non si può qui dar conto del complesso contenuto di Dalla cortina di ferro alla rivoluzione Wojtyła – questo il titolo del libro, pubblicato da Giovanni Sartori editore – che ha tutto lo spessore di un ricco lavoro storico. Si può tuttavia segnalare l’attenzione di Wojtyla per l’estensione e il consolidamento dell’Europa, che egli vedeva come frutto dell’azione di due tradizioni cristiane – quella romano cattolica, più diffusa nella parte occidentale del continente, e quella di rito bizantino, presente soprattutto nei paesi dell’Est – aventi pari importanza. Così che il cristianesimo diventava una autonoma sorgente dell’unità dei popoli europei. La civiltà europea e la civilizzazione cristiana si erano, secondo papa Wojtyla, modellate insieme. 

E allora, direte voi, perché non ci sono le radici cristiane nella costituzione europea? Intanto non c’è, o non ancora, la costituzione europea. E poi perché porre limiti alla Provvidenza? Per una laica come me significa che gli orizzonti possono sempre allargarsi, in luogo di restringersi.

LA PREFAZIONE DI BEPI COVRE
a Dalla cortina di ferro alla rivoluzione Wojtyła

Londra, 4 giugno 1940, Parlamento inglese, il primo ministro Winston Churchill dichiarava “We shall never surrender”: “Non ci arrenderemo mai. Combatteremo sulle nostre spiagge, combatteremo in Francia, nelle nostre isole…”. Era la dichiarazione di guerra contro Hitler, il dittatore nazista. Sei anni più tardi, il 5 marzo 1946 a Fulton (Missouri, USA), Winston Churchill, il vincitore (morale) della seconda guerra mondiale, annunciava con dolore: “Da Stettino sul Baltico sino a Trieste sull’Adriatico, una cortina di ferro è calata sull’Europa”. Il vecchio continente, infatti, risultava diviso politicamente ed economicamente in due blocchi contrapposti: era l’inizio della guerra fredda, blindata anche dall’equilibrio del terrore atomico.
Arianna Tomasi, di Mansué, giovane neo laureata in Diplomazia e Cooperazione Internazionale con 110 e Lode presso la prestigiosa Università di Gorizia, mi ha omaggiato della sua tesi di laurea. È un elaborato storico, ben scritto, articolato, completo di note e di meticolose ricerche. Arianna ricostruisce la storia europea dal 1945 in poi, sino al pontificato di Wojtyla.
La “cortina di ferro” a cui si fa riferimento non fu solo un forte confronto politico, ideologico, militare ed economico, ma anche un vero e proprio conflitto combattuto senz’armi: ad occidente le democrazie parlamentari in un contesto economico liberista, ad est il dominio della costituita Unione Sovietica che, con pugno di ferro, controllava i suoi Paesi satelliti politicamente, militarmente ed economicamente.
L’Unione Sovietica dominava l’intera Europa centro-orientale: Repubbliche baltiche, Germania dell’Est, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia e Bulgaria. La Jugoslavia visse una vicenda storica particolare perché qui il maresciallo Tito aveva un progetto specifico: costituire una Repubblica Federale, soprattutto a seguito della liberazione del Paese avvenuta senza l’aiuto di Stalin. Per questo il maresciallo aveva avuto il coraggio di non chinare la testa al dittatore georgiano e fondare un unico Stato in un contesto di piccoli regni, tante religioni, etnie differenti e ricche di conflitti latenti.
Stava costruendo una possibile terza via, un non allineamento tra i due blocchi (il gruppo di Paesi che si avvicinarono alla prospettiva di Tito verrà conosciuto proprio con il nome di “Paesi non allineati”), anche se non mancarono tratti dittatoriali e violenti. 9 ottobre 1958: muore Papa Pio XII, strenuo avversario del comunismo. Salì al Soglio Petrino Giovanni XXIII, cardinale bergamasco di origini contadine, che prima e durante la guerra ebbe il vantaggio di essere a capo della nunziatura apostolica in vari Paesi europei, conoscendo e capendo nuove realtà e nuovi tempi. La sua prima Enciclica si intitolava “Ad Petri Cathedram”: era una presa di posizione chiara e senza ambiguità circa la volontà vaticana di seguire una via di pace, di carità, aperta al dialogo verso le religioni e i governanti di buona volontà. A seguire, egli concretizzò l’ispirata e profetica decisione di aprire il Concilio Ecumenico Vaticano II, che prese avvio nell’ottobre 1962: era un altro chiaro segnale del Vaticano circa la volontà di costruire un dialogo vero e proprio, in particolar modo ripristinando quello con i dirigenti dei Paesi dell’Europa dell’Est per garantire ai fedeli cattolici cittadini di quei Paesi la loro libertà di religione.
Apertura vuol dire ascoltare senza pregiudizi, pur senza rinnegare i non negoziabili principi millenari a fondamento del Cristianesimo. Arianna inizia la sua tesi partendo dalla frattura in essere tra lo stalinismo e il titoismo. Stalin voleva eliminare la religione cattolica, controllando e dominando con il terrore il cristianesimo ortodosso, che era prevalente in Russia.
Arianna ha ricostruito il periplo diplomatico di alcuni Paesi dell’Europa orientale, spiegando cos’è stata la Ostpolitik nelle varie realtà, molto differenti tra loro. La Chiesa cattolica, detta Chiesa del martirio (Pastorelli), doveva muoversi tra torture, ostracismi, carceri dure, omicidi e persecuzioni.
La tesi affronta una parte di Storia che non conoscevo, anche perché ancora “velata” per motivi diplomatici, che è interessante conoscere. Per questo motivo, ho chiesto ad Arianna di fare della tesi una sintesi libraria per agevolarne e facilitarne la lettura. Arianna ha accolto il mio invito: la ringrazio e regalo ai lettori la diffusione del libro. Buona lettura


L’omaggio dell’eretico al papa della rivoluzione dell’Est ultima modifica: 2020-09-28T15:41:53+02:00 da ADRIANA VIGNERI

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