Municipalità, più donne e più rieletti

Spesso dimenticati nella discussione politica locale, i “parlamentini” sono la “palestra politica” della classe dirigente cittadina. Istituzioni che si rinnovano spesso - talvolta troppo - nel personale politico e che, lentamente, si aprono a una maggiore rappresentanza di genere.
scritto da MARCO MICHIELI
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I cittadini del comune di Venezia hanno eletto anche i presidenti di municipalità e i rispettivi consiglieri. I cosiddetti “parlamentini” del territorio, che hanno visto le loro deleghe ridotte durante il primo mandato di Luigi Brugnaro, sono sempre molto interessanti da osservare. Molto spesso diventano “palestra” politica per i futuri dirigenti della città. Proprio perché istituzioni politiche di base e luogo in cui si forma parte della classe politico-amministrativa della città, è interessante porsi alcune domande sul tasso di rielezione dei consiglieri e sulla rappresentanza di genere.

In questa prima tabella abbiamo considerato il tasso di rielezione dei consiglieri di municipalità dal 2005 (anno d’istituzione delle municipalità) al 2020. Come si vede il tasso di rielezione è molto alto nel 2010, poi cade drasticamente nel 2015 e poi risale con le elezioni di quest’anno, quando un quinto dei consiglieri eletti ha già fatto esperienza nella municipalità. Non si ritorna però alla cifra del 2010.

Già questo dato generale è interessante. Quasi il 40 per cento del ceto politico che ha sovrainteso alla creazione delle municipalità è sostanzialmente riconfermato alle elezioni 2010. Il risultato più basso è nella Municipalità di Mestre-Carpenedo dove un terzo dei consiglieri precedenti è rieletto. Nel 2015, invece, abbiamo delle municipalità completamente rinnovate. Si tratta di un aspetto rilevante perché nel 2015 il centrosinistra riconquista tutte le municipalità che già governava, tranne Favaro (non esistono i due turni per le elezioni circoscrizionali). In sostanza c’è un completo rinnovamento del personale politico locale che è tutto interno al centrosinistra (rinnovamento basato su molteplici motivazioni e su una fortissima competizione per le preferenze).

Nel 2020 abbiamo ancora un rinnovamento drastico del personale politico delle municipalità. Che solo in parte coincide con la conquista delle municipalità da parte di Brugnaro e del centrodestra. Consideriamo infatti la percentuale di rielezione per partito.

In questa seconda tabella si vede che in realtà anche la componente del Pd che viene rieletta è rinnovata di molto: meno di 3 consiglieri su dieci vengono riconfermati nel 2020. Nel 2010 i maggiori partiti confermano o 4 su dieci consiglieri uscenti – Pd – o quasi la metà – Pdl -. I partiti medi e piccoli hanno cifre largamente superiori, con la conferma della metà o dei due terzi dei consiglieri uscenti. La Lega Nord rappresenta un caso particolare perché di volta in volta rinnova quasi completamente il personale politico delle municipalità.

Nel 2015 c’è un ricambio generale che interessa tutti i partiti ma in particolare nel Pd. Nel 2020, mentre la sinistra e altre formazioni più piccole riconfermano molti degli uscenti, il Pd e la Lista Brugnaro rinnovano ancora il personale politico locale. Il Movimento cinque stelle è praticamente assente a livello di circoscrizioni.

È positivo che ci sia tutto questo rinnovamento della classe politica locale? Certamente è positivo. Nel frattempo infatti non solo sono mutati i rapporti di forza politici cittadini ma anche di genere, come vederemo tra qualche momento.

Tuttavia, se il ricambio generale del 2015 era fisiologico (per molti consiglieri già al secondo mandato si tratta di dieci anni di attività politica locale), quello del 2020 desta qualche preoccupazione in più.

Se è vero infatti che il ricambio della classe politica, soprattutto con l’ingresso in politica di giovani e donne, contribuisce ad ampliare il dibattito pubblico verso tematiche magari prima poco considerate, un così frequente e drastico cambiamento può influire su alcuni aspetti. In primo luogo sulla “memoria storico-amministrativa” della municipalità. In secondo luogo sull’efficacia dell’azione dei consiglieri – per quanto limitata – che dovranno apprendere nuovamente ad agire come amministratori locali. Un percorso di formazione personale tutt’altro che scontato o facile.

Il rinnovamento della classe politica locale è dipeso anche dalla legge n.215 del 23 novembre 2012 (“Disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali”). Con questa legge infatti è data la possibilità di esprimere due preferenze per consigliere comunale e di municipalità purché di genere differente.

Nella tabella sopra riportata si può vedere quando interviene per la prima volta alle elezioni locali la legge sulla doppia preferenza di genere. Infatti nel 2005 e nel 2010 il personale politico locale è prettamente maschile, con il 2010 peggio addirittura del 2005. Nel 2015 avviene un primo significativo aumento della rappresentanza femminile (il 28 per cento degli eletti), migliorato nel 2020, quando più di un terzo degli eletti è donna (il 35 per cento). È ancora più interessante visto che i numeri dei consiglieri di municipalità sono stati ridotti nel 2010.

La situazione varia da municipalità a municipalità.

La municipalità che ha avuto il maggiore cambiamento è quella di Lido e Pellestrina che è passata dall’8% al 36,8%, oggi nella fascia – relativamente – alta della partecipazione femminile. Il primo posot spetta a Chirignago-Zelarino che passa al 42%, dopo essere stata la sola municipalità a non avere avuto alcun rappresentante eletto femminile nel 2010 (non abbiamo considerato eventuali sostituzioni in corso di mandato). L’altra municipalità che registra dei buoni risultati e miglioramenti è quella di Mestre-Carpenedo. Le più basse, per quanto in fase di miglioramento rispetto al 2015, Favaro e Marghera. La peggiore? Venezia-Murano-Burano. Dopo essere stata una delle municipalità con la maggiore percentuale di donne nel 2015, assistiamo addirittura a una diminuzione, la sola in contro-tendenza.

Nell’ultima tabella prendiamo in considerazione la percentuale di donneper partito. Nel 2005 dei grandi partiti va notato che a livello di municipalità è Forza Italia che ha le percentuali più alte (il 18 per cento), per quanto molto basse. Nel 2010 però diminuisce – si presenta come Pdl, la fusione di Fi e An – e poi aumenta al 50 per cento in concomitanza con la drastica diminuzione di voti a livello comunale. Da notare la Lista Brugnaro, che in qualche modo sostituisce il vuoto del Pdl, che passa dal 14 per cento di rappresentanza femminile del 2015 al 37,5 per cenot del 2020, poco dietro il Pd che col 40 per cento è quello tra i grandi partiti con la maggiore rappresentanza femminile. Un balzo che il Pd aveva già compiuto nel 2015. Anche la Lega passa da essere un partito totalmente maschile nelle municipalità a una maggiore differenziazione: un quinto degli eletti è donna.

La legge sulla doppia preferenza ha quindi funzionato, per quanto i risultati non siano ancora completamente paritari nella rappresentanza di genere. Ed è interessante osservare come – al di là dei partiti a sinistra del Pd e del Pd stess che hanno fatto della rappresentanza di genere una costante – siano le forze del centrodestra – e in particolare la Lista Brugnaro – a dare il maggiore contributo in termini di rappresentanza femminile a livello locale.

Municipalità, più donne e più rieletti ultima modifica: 2020-10-05T13:27:47+02:00 da MARCO MICHIELI

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