Il lascito culturale di Virginio Bettini

Divulgò le elaborazioni sui modelli di Valutazione di impatto ambientale e collaborò sempre con i movimenti di base. Un’immensa perdita nella cultura ambientalista (e non solo).
scritto da LEONARDO MAROTTA
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Il 21 settembre scorso è morto, improvvisamente, Virginio Bettini, tra i fondatori della scuola di urbanistica e pianificazione all’Università Iuav di Venezia, tra gli studiosi più rispettati nel campo dell’architettura e della programmazione urbana. ytali lo ricorda e gli rende omaggio con questo ritratto.

Virginio fu chiamato da Giovanni Astengo come professore di ecologia alla fondazione della Scuola di urbanistica e pianificazione all’Università Iuav di Venezia nell’anno 1971-1972, nella quale ha insegnato fino alla pensione, e nella quale è stato attivo fino all’ultimo. Virginio è stato un uomo rinascimentale, maestro a tutto tondo, per interessi e azioni. Politico attivo fino all’ultimo, è stato europarlamentare per i Verdi Arcobaleno dal 1989 al 1994, poi candidato di Rifondazione comunista. Da professore di ecologia urbana e valutazione di impatto ambientale, ecologo ed ecologista militante, sostenitore dell’università come “luogo del non consenso” – riassunto a volte con l’università come luogo del dissenso –, è stato spirito critico e grande attore di lotte sociali per la giustizia ambientale. Ha conosciuto Lewis Mumford (uno dei suoi maestri assume a Lucio Gambi), ha collaborato a lungo con Barry Commoner di cui tradusse in italiano il libro Il cerchio da chiudere e con il quale pubblicò Ecologia e lotte sociali nel 1976. Soprattutto è stato un maestro attivo, un grande affabulatore e narratore per generazioni di studenti che lo hanno adorato, ai quali insegnava teoria e pratica, supporto scientifico per cittadini e comitati, disponibile per le pubbliche amministrazioni che hanno creato modelli ecologici locali.

Dalla sua scuola sono usciti tra gli altri Marina Alberti, una delle più grandi scienziate dell’ecologia urbana ora all’Università di Seattle, e Gabriele Bollini, che ha contribuito a introdurre e sviluppare la Valutazione ambientale strategica in Emilia Romagna e in Italia. 

Qui vorrei ricordare alcuni contributi che Virginio ha dato alla cultura e alla politica del nostro paese, dell’Europa e del mondo (il suo libro di ecologia urbana si trova in tutti paesi di lingua spagnola e ha sempre dato contributi di altissimo livello ai convegni internazionali dell’Associazione internazionale per la valutazione di impatto – IAIA, International Association for Impact Assessment).

Virginio ha contribuito con i suoi amici Leonard Ortolano dell’Università Stanford e Larry Canter dell’Università del Texas a diffondere i modelli corretti della Valutazione di impatto ambientale e della Valutazione ambientale strategica. Queste non sono pratiche burocratiche giustificative e mitigative, ma sono strumenti che permettono di non negoziare la salute dell’uomo e degli ecosistemi, considerando lo stato di base del sistema e le soglie non superabili, attraverso la partecipazione e l’ascolto dei cittadini, la valutazione delle alternative che sempre include l’opzione zero (ovvero di scegliere luoghi e tecnologie differenti considerando anche la possibilità di non fare un’opera o una trasformazione territoriale), la valutazione integrata di rischi e impatti, considerando sempre gli impatti su paesaggio, biodiversità e cambiamenti climatici. 

Ha portato nell’urbanistica l’ecologia urbana che non è solo geografia, sociologia, biodiversità ma la capacità di considerare la città come un sistema complesso dissipativo dove cibo e rifiuti, energia e clima, benessere e biodiversità sono collegati e non progettabili singolarmente. L’ecologia urbana che Virginio ha introdotto è un’ecologia delle relazioni e della memoria. Per questo ha introdotto nella valutazione ambientale e nell’urbanistica l’ecologia del paesaggio, molto prima della Convenzione europea del paesaggio (Firenze, 2000). La città che ha insegnato è un sistema “città-campagna” immerso nelle reti della vita: biodiversità e uomini che la compongono. 

Ha seguito con i fatti gli slogan “l’urbanistica si fa con i piedi” e “l’ecologia è immersione nell’ambiente”, portando studenti e cittadini a camminare per vedere, toccare, annusare, interagire, introducendo anche una didattica innovativa e modernissima.

Ha insegnato a essere consapevoli dell’importanza della lettura di differenti opinioni, delle culture scientifica e umanistica e della loro contaminazione, e della comprensione della complessità attraverso una molteplicità di punti di vista. Dopo un’analisi – sempre interdisciplinare – ha spesso cambiato idea e sempre tenuto conto di nuovi punti di vista. Virginio antinuclearista convinto, ha visitato tutti i siti dei depositi nucleari e ascoltato ingegneri nucleari sui rischi delle scorie nucleari e del loro smaltimento. Ci ha insegnato che la complessità non è mai riconducibile solo all’analisi economica ma neanche solo alla valutazione della biodiversità, perché sempre acqua, energia e clima sono fondamentali per progettare assieme alla natura utilizzandone i suoi modelli.

Ci lascia molti sogni e molte speranze per il futuro, la ricerca della coerenza come sforzo continuo. Ha scritto di lui l’amico Enrico Falqui che ha insegnato

la responsabile coerenza verso le proprie passioni e verso le proprie utopie. E i giovani allievi l’amavano per questo, trascinati dall’oratoria potente e densa di concetti innovativi che sapeva trasmettere durante le sue lezioni… La cultura italiana perde una preziosa voce, un uomo saggio e libero cha ha fondato la cultura ambientalista italiana, insieme a Giorgio Nebbia ed Enzo Tiezzi, altri due nostri carissimi amici scomparsi da alcuni anni. Sono le loro idee, il loro esempio, il loro coraggio che sopravviveranno nel Nuovo Mondo che sorgerà, affinché il Cerchio possa chiudersi ancora. 

I maestri lasciano sempre un segno: in molti cercheremo di portare avanti i suoi insegnamenti, sorridendo e cantando, senza dimenticarci che un buon bicchiere di vino e un buon libro da condividere sono sempre parte dell’ecologia perché dialogo, cultura e paesaggio. Grazie Virginio.

Il lascito culturale di Virginio Bettini ultima modifica: 2020-10-08T13:57:42+02:00 da LEONARDO MAROTTA

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