Il re del Venetian in soccorso di The Donald

Il proprietario di casinò e catene di grandi hotel, tra cui il megalbergo replica di Venezia a Las Vegas, è il super finanziatore del presidente-candidato. Adesso, con Trump all’inseguimento di Biden, mette, ancora una volta, le sue risorse a disposizione della sua causa e di quella repubblicana.
scritto da MATTEO ANGELI
Condividi
PDF

Sheldon Adelson, re dei casinò americani e ventottesimo uomo più ricco al mondo, cerca in extremis di salvare la campagna di Donald Trump, quando ormai mancano meno di tre settimane all’Election Day del 3 novembre. L’ottantacinquenne imprenditore di origini ebraiche che, tra le altre cose, controlla una serie di giornali conservatori in Israele, è il grande finanziatore del Partito repubblicano.

Nel 2012 scommise venti milioni di dollari su Newt Gingrich, che alla fine perse le primarie repubblicane contro Mitt Romney. Nel 2016 è stato il più grande donor di Trump e, più in generale del Grand Old Party, con un esborso di 82 milioni di dollari – tre volte di più del secondo maggiore finanziatore individuale. In occasione delle elezioni di medio termine, nel 2018, avrebbe investito nei candidati repubblicani la cifra record di più di cento milioni di dollari. 

Ora, il re dell’azzardo, king maker della politica americana, punta di nuovo al rialzo. Lui e sua moglie Anne avrebbero versato la somma importantissima di 75 milioni di dollari in una super PAC – termine che designa le organizzazioni di raccolta fondi. “Preserve America”, così si chiama la PAC a sostegno della rielezione di Trump a nome della quale gli Adelson hanno staccato una serie di assegni milionari tra agosto e settembre. 

“Preserve America” sta investendo molto sulla pubblicità elettorale negli stati in bilico. L’obiettivo è di riequilibrare una partita che al momento vede lo sfidante democratico, Joe Biden, nettamente in testa, anche per quanto riguarda la raccolta fondi. Questa settimana il candidato Dem ha dichiarato che in settembre ha raccolto 383 milioni di dollari in donazioni, somma che gli permette di tirare la volata con un totale di 432 milioni di dollari ancora da spendere. La campagna di Trump, invece, in settembre ha raccolto “solo” 248 milioni e dispone di 251 milioni per il rush finale. 

Lo zampino di Adelson permette quindi a Trump di restare a galla, ma non è abbastanza per superare Biden negli spot pubblicitari. Stando a un’analisi del Wesleyan Media Project, nelle ultime due settimane, il team di Biden avrebbe infatti speso 102 milioni di dollari, contro i 61 milioni spesi da Trump. 

Sheldon Adelson, con la moglie Miriam

L’appoggio di Adelson conta ancora di più se lo si guarda dal punto di vista dell’impatto che questo avrà sulle politiche di un’eventuale seconda amministrazione Trump.
Negli ultimi quattro anni, Trump ha ricambiato ampiamente il favore al suo maggior finanziatore. In termini simbolici, conferendo alla signora Adelson la medaglia presidenziale della libertà. Ma soprattutto, in termini di politiche. È Adelson l’eminenza grigia dietro alle scelte più controverse dell’amministrazione Trump in materia di politica estera. 

Adelson usa la sua fortuna per difendere i suoi interessi personali – si pensi al tentativo di ostacolare la legalizzazione delle scommesse online, a tutela dei suoi casinò – ma anche per promuovere una serie di battaglie politiche disparate, come la lotta contro la legalizzazione della marijuana. 

Il suo tratto caratteristico, però, sta negli sforzi, continui, per legare a doppio filo Israele e il Partito repubblicano. Le parole d’ordine sono: sostegno alle politiche del leader conservatore Benjamin Netanyahu e opposizione alla creazione di uno stato palestinese indipendente. 

C’è Adelson dietro all’abbandono dell’accordo nucleare con l’Iran, al trasferimento dell’ambasciata americana in Israele e alla nomina del falco John Bolton a consigliere per la sicurezza nazionale (incarico che prese fine un anno fa). 

Nell’ottobre 2018, Trump ha conferito a Miriam Adelson la medaglia presidenziale della libertà, massima onorificenza negli Stati Uniti

John Bolton è molto vicino ad Adelson. Il patron di Las Vegas Sands Corp, gruppo che possiede la più importante catena di casinò del mondo, ha fatto molta pressione affinché Bolton diventasse consigliere per la sicurezza nazionale, perché sapeva che in questo posto avrebbe giocato un ruolo decisivo nel mettere fine al detestato accordo nucleare con l’Iran, ereditato dall’amministrazione Obama e forgiato dall’allora segretario di stato, John Kerry. 

A questo proposito, si dice che Adelson abbia avuto un incontro privato con Trump, il vicepresidente Mike Pence e Bolton proprio il giorno in cui il presidente ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo nucleare. 

C’è poi un’altra battaglia che Adelson ha vinto, quella relativa allo spostamento dell’ambasciata israeliana da Tel Aviv a Gerusalemme, mossa simbolica molto importante per coloro che desiderano che Gerusalemme diventi la capitate israeliana internazionalmente riconosciuta. Si tratta di una delle promesse che Trump aveva fatto durante la campagna elettorale. Adelson ha partecipato alla cerimonia d’apertura dell’ambasciata nella città santa e, recentemente, ha acquistato la residenza a Tel Aviv dove abitavano gli ambasciatori americani, prima che avvenisse lo spostamento di sede. 

Il re del Venetian in soccorso di The Donald ultima modifica: 2020-10-17T12:05:48+02:00 da MATTEO ANGELI

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento