L’America al voto. Conversazione con Alec Ross

Analisi e scenari per i lettori di ytali secondo l’autore de “Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi vent’anni”. Attualmente in Italia come Distinguished Visiting Professor presso la Bologna Business School.
scritto da ALESSANDRO PASTORE
Condividi
PDF

Tra due settimane ci saranno le tanto attese elezioni presidenziali americane. ytali ne sta dando conto in numerosi articoli. L’opportunità di poter condividere con i lettori il qualificato punto di vista di Alec Ross, autore del best seller The industries of future (tradotto in italiano da Feltrinelli con il titolo Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi vent’anni), è un’occasione imperdibile. 

Alec si trova in Italia come Distinguished Visiting Professor presso la Bologna Business School. Non è la prima volta che soggiorna per un lungo periodo nel nostro paese. Come ricorda nell’introduzione dell’edizione italiana del suo libro la prima volta fu a dodici anni per un anno a Roma ospite dei nonni e poi ci ritornò durante gli studi universitari in Storia a Bologna. Con orgoglio afferma che senza questa duplice esperienza non sarebbe quello che è diventato: prima imprenditore di successo e poi consigliere senior per l’innovazione del presidente Barack Obama durante la campagna elettorale del 2008 e di Hilary Clinton durante i quattro anni del suo mandato come segretario di stato.

Nel corso della conversazione il suo punto di vista è quello di chi ha gli strumenti, l’esperienza e la profondità per analizzare dove siamo oggi martedì 20 ottobre e qual è il quadro entro il quale si muovono le attuali dinamiche elettorali prima del voto. Anche se, come cittadino schierato per una parte politica, spera che Biden possa vincere con un grosso margine perché se la differenza tra i voti fosse piccola, Trump non l’accetterebbe e metterebbe in moto tutte le misure per contestarlo. Non si deve dimenticare, per Ross, il tentativo di Trump di rubare le elezioni che si sta palesando con i numerosi riferimenti, senza fondamento, di possibili brogli legati al voto per posta. 

Durante la chiacchierata Alec Ross chiarisce subito che non possiede nessuna sfera di cristallo ma che dal voto possono uscire solo quattro tipi di scenari.

Il primo, che chiama “the Blue Wave” (“l’onda blu” dal colore del partito democratico), vede Joe Biden vincere e i democratici assicurarsi la maggioranza al senato. In questo scenario gli Stati Uniti rientrerebbero nel trattato di Parigi per la lotta al Cambiamento climatico e si aprirebbe una stagione di grandi investimenti green che assicurerebbero le necessarie economie di scala industriali e finanziarie verso un mondo sostenibile.

Il secondo possibile scenario è quello di Biden vincitore ma con i repubblicani che mantengono la maggioranza al senato. In questo caso Biden sarà chiamato a giocare un ruolo di mediatore per raggiungere gli obiettivi del suo programma.

Il terzo scenario sarebbe quello di Donald Trump vincitore ma con il senato a maggioranza democratica. In questo caso sarebbe il caos ma certamente nel giro di un anno Trump subirebbe un impeachment, questa volta approvato dalle camere, e decadrebbe.

Il quarto e ultimo scenario vede Trump vincitore e la maggioranza del senato in mano ai repubblicani. In questo caso per i prossimi quattro anni le cose non cambierebbero molto rispetto alla situazione attuale, anche se il sistema di pesi e contrappesi del potere proprio di ogni democrazia sarebbe ulteriormente danneggiato. 

Finito di descrivere i possibili scenari, Ross si sofferma su quali fattori potrebbero smentire i sondaggi che paiono a oggi essere favorevoli a Biden. Il primo è il ruolo che sarà giocato dall’ultima sfida televisiva giovedì 22 ottobre. Se Biden dovesse non dare una grande prova di sé perdendo, ad esempio, il filo del discorso nel rispondere alle domande, molto probabilmente potrebbe perdere il favore della maggioranza degli elettori ed elettrici che sono ancora da convincere (segmento che vale circa il nove per cento del totale, gli altri hanno già deciso a chi dare il proprio voto) e demoralizzare chi ha deciso di votare per lui. Per certi gruppi come le donne di mezza età che vivono nella cintura suburbana delle città nella parte centrale degli Stati Uniti, il Mid West, e che furono determinanti nell’elezione di Trump, la scelta di voto è fatta in grande maggioranza in base alla persona e a come si presenta piuttosto che al partito di appartenenza. Il secondo fattore che potrebbe giocare un ruolo nel ribaltare i sondaggi di oggi sarà il tema con cui i candidati chiuderanno la campagna elettorale. Per esempio Trump ha cercato con tutti i mezzi di spingere l’industria farmaceutica a lanciare un vaccino anti Covid prima della data delle elezioni anche se, fino ad ora, questa operazione non è stata coronata da successo. 

Infine, i sondaggi presentano sempre dei margini di errore perché sono fatti intervistando le persone già registrate nei registri elettorali mentre molti fan di Trump si stanno registrando ancora. Inoltre alcuni gruppi si possono ben connotare politicamente mentre altri meno. Ad esempio, i maschi bianchi che non hanno nessun grado d’istruzione universitario sono con grande probabilità degli elettori di Trump così come i lavoratori dell’industria del petrolio e del gas in Texas e Louisiana. I latinos, invece, sono il fattore X di queste elezioni perché, sebbene in genere vicini per sensibilità ai democratici quando si discute di temi come il lavoro, sono su posizioni vicine ai repubblicani su temi come l’aborto. I coltivatori diretti appaiono divisi nelle loro scelte di voto: vicini culturalmente a Trump sono stati colpiti duramente dalla guerra commerciale con la Cina portata avanti dalla sua amministrazione. 

In ogni caso, qualunque sia il risultato finale, secondo Ross ci si dovrà attendere con molta probabilità un periodo di violenze e danni. Nel caso Trump vincesse, da parte di gruppi di ultrasinistra, come nel caso di Portland in Oregon poco tempo fa, mentre, nel caso fosse Biden il vincitore, da parte dei sostenitori di Trump. 

Alla fine di questo incontro si ha l’impressione che lo scontro che emerge da queste elezioni sia la spia di uno scontro sociale più grande. Il potere delle grandi corporation eccede quello degli stati e le disuguaglianze sociali stanno crescendo sempre più rapidamente. Il nuovo libro a cui sta lavorando Alec Ross e che uscirà nel 2021 insisterà proprio sulla necessità di un nuovo patto sociale per rispondere a tutto questo. Speriamo di leggerlo quanto prima e che il soggiorno italiano ne faciliti la chiusura.

Come ultima nota dell’incontro non può mancare un’osservazione sul ruolo giocato dai social media nelle elezioni. Con grande profondità di analisi Ross osserva che ogni volta che un nuovo tipo di media – sia esso la radio, la tv o la tv via cavo – è stato introdotto ha riscritto le regole del gioco delle campagne politiche. Con i social media la differenza la fa il modo innovativo con cui si usano. Durante la campagna elettorale per Obama, ricorda che furono i democratici a usarli in modo innovativo per comunicare e creare un rapporto con gli elettori. Nel 2016 la campagna di Trump li usò meglio e con maggiore spregiudicatezza, anche se non sempre in maniera accettabile dal punto di vista morale. Uno dei punti chiave è che i fondatori delle varie società di social media hanno creato degli strumenti potentissimi e per gestirli sono richieste non solo menti intelligentissime e tecnicamente preparate ma anche saggezza e acume geopolitico. Quando afferma questo, Alec Ross sembra evocare un giudizio simile che il sociologo Franco Ferrarotti aveva espresso in questa lunga chiacchierata con ytali a proposito dei pionieri dell’industria della Silicon Valley. 

L’America al voto. Conversazione con Alec Ross ultima modifica: 2020-10-21T14:49:38+02:00 da ALESSANDRO PASTORE

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento