Pino Rosa Salva, il “patriarca” dell’ambientalismo veneziano

In un nuovo libro, curato da Giannandrea Mencini, amici e militanti ricordano l’impegno politico e sociale dell’architetto che in anni roventi e difficili cercò di risvegliare la coscienza sui rischi ambientali per la città.
scritto da BARBARA MARENGO
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Cresciuto a pane e laguna da vero veneziano, Giuseppe Rosa Salva era per tutti Pino, l’uomo dell’impegno e delle lotte, dei progetti e della tutela di quel fragile ecosistema dei 550 chilometri quadrati di acque lagunari con Venezia al centro. Pino Rosa Salva Venezia e la sua Laguna è il volume che rende omaggio all’architetto e all’uomo, attraverso le testimonianze di sette persone che lo hanno conosciuto e frequentato negli anni “ruggenti” del dopo “acqua granda” del 1966.

A cura di Giannandrea Mencini ed edito da Supernova, il libro descrive Pino Rosa Salva nei ricordi di Gianfranco Bettin, Maurizio Calligaro, Gherardo Ortalli, Leopoldo Pietragnoli, Franco Rocchetta Roni, Silvio Testa e Alberto Vitucci. Ricordi di amicizia, di militanza, d’impegno politico e sociale in anni roventi e difficili, di crescita civile e coscienza ambientalista.

Scomodo e appassionato, competente e franco, osservatore attento dei fenomeni che regolano le maree in laguna, Rosa Salva (1915-2008), uomo di mare e di montagna insieme – orgogliosamente ufficiale degli alpini –, l’architetto veneziano erede di una famiglia molto “dolce” per i veneziani in quanto pasticceri da generazioni, ha ricevuto uno shock esistenziale dopo l’alluvione del 4 novembre 1966, che ha costituito una svolta nella sua vita: un impegno ambientalista ante litteram che per cinquant’anni ha percorso calli e salotti, campi e fondamenta di una Venezia svegliatasi quella notte di cinquantaquattro anni fa da un incubo che forse sta finendo in questi giorni grazie al Mose.

Un Mose che Pino Rosa Salva avversò in tutti i modi, assieme al Consorzio Venezia Nuova creato per realizzarlo, sostenendo come un mantra la necessità di mettere mano improrogabilmente, prima dell’eventuale chiusura delle bocche di porto in caso di acqua alta, a tre fattori: impedire il traffico petrolifero in laguna attraverso il canale dei petroli, ridurre i fondali scavati fino a 18/20 metri contro i circa dieci naturali, aprire e ripristinare le valli da pesca e le casse di colmata per permettere alla marea di espandersi in larghezza.

Fondatore a Venezia della sezione di Italia Nostra che raggiunse negli anni Ottanta i cinquecento iscritti, Pino Rosa Salva fu ideatore di quel Fronte per la difesa di Venezia che dal 1969 riuscì a coagulare varie anime di un neonato ambientalismo soprattutto contro lo scavo del canale dei petroli, quindici chilometri di autostrada d’acqua profondamente insinuata tra i bassi fondali lagunari tra la bocca di porto del Lido e Marghera. 

Fu forse la prima manifestazione ambientalista di tutta Europa, quando fu organizzato un blocco contro l’ingresso della nave “Cortemaggiore” che inaugurava il malaugurato canale, una “notiziona” che in un’epoca senza internet fece lo stesso il giro del mondo, nonostante Rosa Salva e i suoi non avessero le trecce di Greta e le telecamere attaccate alla prua delle barche. Una battaglia ecologica che ebbe strascichi giudiziari per Rosa Salva e non solo, ma che attirò l’attenzione di Indro Montanelli su una Venezia ancora in balia delle maree incontrollate.

Mencini, curatore del volume, ripercorre la storia del Fronte terminata nel 1973 con l’approvazione della legge 171 per la salvaguardia della laguna, dichiarata problema di preminente interesse nazionale. Un capitolo fondamentale ma fugace, che vide Rosa Salva e i suoi illudersi che iniziasse un nuovo corso per Venezia e il suo ecosistema: “il patriarca dell’ambientalismo veneziano” è descritto da Montanelli come un tizio che “in laguna passa la vita come un’anatra”, e non si ferma mai, tanto che assieme al figlio Paolo nel 1975 inventa la Vogalonga che in quella prima edizione vide arrivare in Bacino di San Marco 545 barche a remi per la “maratona acquatica” più originale.

Furono anche gli anni del contrasto senza quartiere verso il progetto del Mose, che iniziava a prendere forma e che tante polemiche provocò in città nel “salotto delle contesse” che era secondo alcuni Italia Nostra. La famosa frase “montagne di chiacchiere” che forse sarebbe meglio cambiare in “maree di chiacchiere” ancora oggi indica la mole di discussioni e pareri contrapposti che spezzettavano e avvelenavano il dialogo cittadino e nazionale.

Interessi vigorosi di lobby che facevano prevalere il profitto sulla salvaguardia della Laguna, la fortunatamente bloccata espansione della zona industriale di Marghera verso Chioggia, le denunce di uno sviluppo legato solo alla portualità senza ripristino e protezione ambientale, e infine il contrasto senza tregua al progetto Mose e al Consorzio creato per realizzarlo. Un totale rifiuto da parte di Pino Rosa Salva del progetto e dell’assegnazione in toto dei lavori al Consorzio, contrasti con il presidente del Consorzio stesso, Giovanni Mazzacurati, arrivando fino a un ricorso in sede Unione Europea per illegittimo monopolio, per il quale il Governo italiano ha scansato un procedimento d’infrazione tra traccheggiamenti magistrali e controricorsi.

Cosa direbbe Rosa Salva oggi a Mose quasi ultimato e per tre volte chiamato a salvare Venezia da acque a 130 cm sul medio mare? Sarebbe stato anche lui come molti veneziani in piedi al vento di scirocco sui masegni di una delle dighe alle bocche di porto, per osservare quei cassoni gialli già un po’ arrugginiti che nel mese di ottobre hanno effettivamente impedito l’allagamento della città? 

Sono ancora valide le parole del “patriarca” Rosa Salva che contestò con forza il conferimento di incarichi delicatissimi sulla tutela della Laguna a università, privati, “foresti” e imprese dove tanti erano i soldi che giravano e tanti sono stati gli sprechi e le ruberie, la corruzione e il malaffare che hanno infettato lunghi anni la Laguna. Lui che avrebbe sempre consultato gondolieri, battellanti, pescatori…

Le testimonianze degli amici e militanti di colui che preconizzava un’“altra Venezia” sono tutte concordi nell’ammirare la tempra e la combattiva preparazione dell’architetto, un vero veneziano con casa a Castello, Fondamenta San Severo. 

Un uomo vestito “da architetto” con giacche comode e cravatte di lana, un uomo che non mancava ogni giorno di passare per Piazza San Marco a controllare l’andamento delle maree e a studiarle, nei silenzi delle barene, vogando, osservando quella strana vita che per i veneziani è normale, tra una garzetta e un ghebo, un campanile storto e una bilancia, con la giornata marcata anche nostro malgrado da “sie ore la cresse, sie ore la cala”, lei, la marea. 


In copertina Pino Rosa Salva con la moglie Teresa alla Vogalonga del 2002

Pino Rosa Salva, il “patriarca” dell’ambientalismo veneziano ultima modifica: 2020-10-27T10:44:41+01:00 da BARBARA MARENGO

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