Brugnaro mette il musetto al virus

Il sindaco di Venezia alla cena-colazione di protesta contro le misure governative anti-coronavirus in un ristorante di Mestre.
scritto da ENZO BON
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Musetto* col cren, mortadella e focaccia, vino rosso: una cena pesante, indubbiamente. Se non fosse stata, invece, la colazione che Luigi Brugnaro, il sindaco di Venezia, ha consumato l’altra mattina alle 5, assieme al suo staff e ad altri commensali, in una rinomata osteria di Mestre, quale forma di protesta contro l’ultimo Dpcm del presidente del consiglio Giuseppe Conte che chiude, a causa della pandemia, bar e ristoranti al tramonto. A un tavolo anche il consigliere Gianfranco Bettin.

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Una “cena da portuali”, come ha affermato il primo cittadino, il quale non soffre, ce ne rallegriamo, di imbarazzo di stomaco; e neppure, evidentemente, di imbarazzo per come sta gestendo questa drammatica seconda ondata della pandemia da Covid-19. Intendiamoci: nulla da dire sulla protesta inscenata dal ristoratore mestrino che ha tutto il sacrosanto diritto di lamentarsi con tutti i mezzi leciti che ha per i sacrifici che la legge gli impone. E indubbiamente questa idea della cena all’alba è una grande trovata mediatica, degna di tutto il nostro rispetto. 

Luigi Brugnaro con i suoi collaboratori alla cena-colazione di protesta

Per la partecipazione del sindaco, invece, nutriamo qualche perplessità nonché qualche dubbio: non è che la sua presenza alla cena all’alba non sia altro che la voglia di riappropriarsi dei riflettori dopo una lunga assenza dall’agone mediatico, sfruttando questa occasione sicuramente ghiotta? Perché, come in molti hanno notato, è da parecchi giorni che il sindaco è sparito dal panorama politico-amministrativo della città. Lo aveva fatto anche a inizio epidemia, a fine febbraio di questo martoriato 2020, quando per parecchi giorni non si era fatto vedere, sollevando dure critiche da parte di chi voleva ascoltare qualche parola dal primo responsabile della sanità cittadina. Lo ha ripetuto, questo strano atteggiamento, in questi giorni.

Non sappiamo se nei segreti uffici Brugnaro si adoperi giorno e notte (tanto da aver fame anche all’alba…) per i problemi sanitari della città. E se così fosse, ce ne rallegriamo, sicuri che questo è quello che deve fare il primo cittadino. Il quale, però, ha anche il dovere di comunicare, lui ciarliero di natura, con i propri concittadini, per metterli a conoscenza della situazione, delle criticità, di quanto è stato fatto e di quanto sarà da fare, sacrifici compresi. Magari, questa volta, senza le quotidiane sceneggiate pomeridiane su Facebook, che seguirono il silenzio della prima ondata, e nelle quali gli sproloqui erano il fil-rouge.

Basterebbero semplici e rapide comunicazioni, soprattutto efficaci; come, ancora una volta, le sentiamo da molti suoi colleghi in prima linea contro la pandemia, che mettono la loro faccia e provano a spiegare alla loro comunità la situazione. Gli esempi sono molti: basta affacciarsi ai social per avere contezza di ciò; basterebbe, ad esempio, che Brugnaro domandasse come si può fare al suo amico Luca Zaia.

Invece il nulla, almeno da quello che si può leggere sui giornali, sui comunicati stampa e sui social. Se non appunto protestare cenando alle 5 del mattino

contro un decreto ingiusto e scritto con prepotenza che costringe la gente a stare a casa, aumentando la paura,

come ha dichiarato Brugnaro al Corriere del Veneto. Senza però dare altre spiegazioni o alternative.

E infatti, per non far aumentare la paura, il primo cittadino veneziano ben si guarda anche solo dal citare il virus nei suoi notevoli, per numero di tread, profili social. Abbiamo infatti cercato di analizzare gli ultimi argomenti trattati sia su Twitter che su Facebook. Qui, indubbiamente, interessa molto di più l’ultimo giocattolo tecnologico, quella Smart Control Room del Tronchetto che Brugnaro mostra a tutti quasi come fosse la sua personale copia de “l’Origine del mondo” con tanto di firma autografa di Courbet; oppure le giostrine e la posa di nuove zolle d’erba alla scuola Valeri, o ancora l’immancabile immagine delle pulizie operate da Veritas lungo le strade cittadine, o gli auguri ai partecipanti alla Venicemarathon Virtual Race. Unica concessione al virus, da qui al 22 ottobre, un post tratto dall’intervento di Brugnaro alla trasmissione “Quarta Repubblica”, dove afferma:

La salute e la libertà sono due facce della stessa medaglia. Amministratori e politici devono fidarsi dei cittadini. Come si possono fare decreti senza ascoltare nessuno?.

Eppure il primo cittadino dovrebbe conoscere che dal 22 ottobre a oggi il virus ha avuto una crescita esponenziale particolarmente in Veneto, con 2896 contagi totali e 368 decessi da inizio epidemia nella città metropolitana della quale, lo ricordiamo, è pure sindaco. E un disastro economico paragonabile al secondo dopoguerra, che per la città storica, a monocultura turistica, è ancor più devastante e forse per certi versi irreparabile.

Né questa iattura si vince imprecando contro i decreti del governo: la libertà ha bisogno della salute per essere esercitata attivamente ed è sacrosanto ascoltare i cittadini, ma purtroppo non basta. Ce l’insegnano le cancellerie di mezza Europa, che in questi giorni bui stanno decretando misure ben più draconiane di quelle imposte in Italia, che da noi, verosimilmente, sono solo procrastinate. 

Ci vuole dire il sindaco qual è la situazione epidemica nel comune di Venezia e nell’area metropolitana? Possiamo stare tranquilli? Cosa sta facendo l’amministrazione comunale e della Città metropolitana per quanto riguarda l’epidemia? Quali saranno le mosse per salvare dal disastro economico le imprese del territorio? Che ordini ha impartito per evitare gli assembramenti serali che ancora adesso vengono documentati con foto e video da cittadini accorti?

Poiché non basta autoincensarsi in pompa magna sui social affermando che

Essere difensore della cosa pubblica è un grande onore. Faccio politica per tutti quei bambini che oggi non votano e che domani pagheranno le decisioni che vengono prese senza una logica e che indebiteranno il loro futuro

Facile a dirsi; facile lamentarsi comunque delle decisioni altrui prese non certo con leggerezza e per il bene primario più importante, che è quello della salute. Meglio cenare alle cinque del mattino a musetto e mortadella, a costo di avere, durante la giornata, un po’ di acidità di stomaco. L’importante è cercare di fare, ogni tanto e a parole, il Defensor Civitatis, magari in salsa cren.

*Il musetto (o “coessin”), specialità della cucina veneta, è un insaccato, tipico del periodo invernale. È utilizzata per lo più la carne della testa del maiale, assieme alla cotenna e ad altre parti del maiale, il tutto insaccato in un budello, con sale e pepe. Bollito e a fette, s’accompagna sul piatto con il cren (rafano) grattuggiato.

Brugnaro mette il musetto al virus ultima modifica: 2020-10-29T16:50:45+01:00 da ENZO BON

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1 commento

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Dennis Linder 29 Ottobre 2020 a 19:57

Avendo appena perso due carissimi amici per il Covid vedere la faccia strafottente di Brugnaro e leggere della pagliacciata organizzata da lui e dall’oste ho perso ogni ritegno. Questa gente chi crede di essere? Può un rappresentante dell’autorità, sia pure in combutta con l’opposizione, farsi beffe di un decreto (anche troppo mite) volto a preservare la salute pubblica? Il mio disprezzo per Brugnaro è salito alle stelle. Ma ancor più schifato mi ha la partecipazione di Bettin; squallido gesto di chi, pur di raccattar consensi, accetta di salire sul carro di un sindaco che si dice non politico e che si è fatto fotografare senza vergogna alcuna insieme a Salvini e che ha inserito nel consiglio comunale una persona di FdI. Mala tempora currunt.

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