#elezioniUSA2020. Trump e il trumpismo resteranno

Se il presidente repubblicano dovesse perdere, una nuova candidatura non è esclusa nel 2024. Problemi giudiziari permettendo. Ma è l’influenza del trumpismo sul Partito repubblicano che soprattutto non sembra destinata a scomparire.
MARCO MICHIELI
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Mentre Joe Biden supera Donald Trump in Georgia e in Pennsylvania, molti s’interrogano sul futuro del presidente repubblicano qualora dovesse uscirne, come sembra, sconfitto. L’ultima volta che un presidente in carica non è stato rieletto è accaduto nel 1992 quando G.W. Bush fu sconfitto da Bill Clinton. Ma sembrano lontani i tempi delle tranquille uscite di scena. Trump ha già inviato chiari segnali che il passaggio di consegne non sarà indolore.

Al di là delle battaglie legali e politiche post-elettorali, l’ultimo colpo di coda dell’uomo che ha diviso il paese in questi anni rischia di essere un’eredità di lungo periodo. Anche dovesse essere scortato fuori dalla Casa Bianca – un’immagine che i media del mondo amerebbero vedere ma che ne alimenterebbe il mito – Trump rimarrà una forza potente negli Stati Uniti o almeno lo sarà il misto di nativismo, retorica anti-establishment e sostegno alle politiche tradizionali fiscali repubblicane. Milioni di americani hanno votato per il presidente nonostante gli ultimi quattro anni. Non c’è stato quel ripudio generale che molti democratici avevano sperato. Oggi il paese è diviso e polarizzato. In molte contee – non solo rurali – Trump ha fatto anche meglio del 2016. 

Si prospettano quindi quali scenari futuri?

L’ex chief of staff del presidente, Mick Mulvaney, ha dichiarato che, secondo lui, Trump correrà ancora nel 2024, se dovesse perdere le elezioni. Per quella data il presidente avrebbe settantotto anni, la stessa età di Biden oggi. Che mantenga una presenza pubblica via Twitter e possibili apparizioni televisive – se non una propria televisione – è possibile e costituisce un potenziale politico per un ritorno sulla scena tra quattro anni. D’altra parte il presidente nel 1997 “scrisse” un libro sull’arte del ritorno sulla scena per parlare della sua vicenda personale e professionale dopo la bancarotta del 1990. Potrebbe preparare anche il suo ritorno politico.

Già nel 2016, quando la stessa campagna di Trump pensava che il candidato repubblicano uscisse sconfitto dal confronto con Hillary Clinton, l’idea della televisione di Trump era tra le possibili soluzioni. Per continuare a fare sentire la propria voce. E fare soldi. L’idea che possa succedere davvero questa volta non è poi tanto bizzarra. Una rete televisiva dalla quale continuare a fare politica alla sua maniera e a mantenere in vita una possibilità di rielezione nel 2024. O almeno di profonda influenza sul Partito repubblicano. Nel 2022 infatti si vota per le elezioni di Midterm che generalmente non favoriscono il presidente in carica. Quanti saranno i candidati repubblicani “trumpiani”? Quale la forza di un appoggio dell’ex presidente in primarie congressuali?

Però il ritorno sulla scena potrebbe essere più complicato. Solo un presidente nella storia ha rischiato il carcere: Richard Nixon. L’ex presidente repubblicano fu poi graziato da Gerald Ford, un atto che molti elettori non gli perdonarono e per il quale fu tra le altre cose punito nelle elezioni del 1976 quando perse contro Jimmy Carter. Ad oggi anche il presidente Trump deve affrontare più indagini e cause civili dalle quali la Casa Bianca l’ha finora protetto. Senza quella protezione il presidente repubblicano rischia grosso. E Joe Biden nei mesi precedenti ha già fatto sapere di non essere disponibile a concedere la grazia presidenziale. Che tuttavia eviterebbe al paese l’umiliazione di un ex presidente che finisce in carcere (senza contare le conseguenze politiche che queste potrebbero creare nella base trumpiana del partito). Qualcuno ha avanzato l’ipotesi di dimissioni anticipate in caso di sconfitta per ricevere la grazia dal vice-presidente Mike Pence. 

Altri sostengono che se Trump fosse sconfitto, nel caos generale che il presidente potrebbe creare nella fase post-elettorale, si potrebbe aprire una trattativa di mesi per salvarlo da possibili procedure giudiziarie nello stato di New York. La confusione che Trump cercherebbe di creare con l’accusa di frodi servirebbe anche a ricercare un accordo di salvataggio. Per sé intanto. Forse per la famiglia. Che rimane l’altra possibilità di Trump per esercitare la propria influenza sui repubblicani. 

Non saranno certo Ivanka Trump e il marito Jared Kushner, che hanno coltivato relazioni e creato reti per una proficua carriera post-politica, a prenderne il posto. Il più gettonato sembra Donald Trump Jr che sta interpretando benissimo il ruolo di epigono efficace delle idee del padre. Non è un caso che sia proprio il figlio ad aver attaccato in questi giorni di attesa elettorale quei repubblicani che non si stanno immolando sull’altare del padre. Con un occhio soprattutto a quelli che hanno ambizione di essere i candidati nel 2024 come Nikki Halley, Mike Pompeo e Tom Cotton.

Molto dipenderà ovviamente anche dal Partito repubblicano. L’establishment repubblicano cercherà di andare oltre Trump oppure, preoccupato di perdere la presa su quell’elettorato, ne porterà avanti le battaglie populiste? Al Senato basta poco per fare ostruzionismo e bloccare la legislazione di un eventuale presidente democratico (e le eventuali nomine nell’amministrazione Biden). Le elezioni di Midterm del 2022 poi potrebbero radicalizzare un Partito repubblicano desideroso di riprendere anche la Camera dei rappresentanti. E le elezioni del 2022 sono così vicine che un cambio di passo nella retorica e nelle posizioni espresse dall’amministrazione Trump sembra difficile. E forse anche politicamente rischioso

Anche se Trump dovesse quindi avere qualche problema giudiziario e non riuscisse a ripresentare la propria candidatura nel 2024, oltre alla scelta “familiare”, esiste sempre l’influenza del trumpismo – questo mix di nativismo, populismo e di conservatorismo fiscale di stampo reaganiano – su numerosi politici in erba che aspirano a entrare al Congresso. E per il 2024 magari ci saranno candidati repubblicani che sposano la retorica trumpiana allontanandosi dagli aspetti più truci del personaggio politico “Trump”.

Sono soprattuto questi risultati elettorali a confermare che Trump avrà ancora un ruolo nel futuro dei repubblicani. Perché in molte aree è andato meglio di quanto ha fatto nel 2016. Certo nelle periferie urbane ha perso molti voti. Ma non significa che qualcuno, trumpiano fino al midollo ma meno polarizzante del presidente repubblicano, non possa ritornare alla conquista di queste aree.

Molto dipenderà anche dalla capacità di un’eventuale presidenza Biden e dei democratici di mantenere il consenso nelle aree dove oggi ha vinto.

#elezioniUSA2020. Trump e il trumpismo resteranno ultima modifica: 2020-11-06T21:49:52+01:00 da MARCO MICHIELI

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