Odiodio. Dove va l’accento?

Dio e odio oscillano nelle quattrocento e più pagine del nuovo romanzo di Andrea Salonia, un viaggio dall’infanzia alla maturità del bambino, ragazzo, adulto Faustino.
BARBARA MARENGO
Condividi
PDF

Inquietudine, scelte intransigenti, passione, e l’Internazionale Football Club inseguono la vita di Faustino, bambino silenzioso ma deciso: dal lago di Como a Lomé, dalla natura delle montagne italiane a quella dell’Africa nera, il ponte che il protagonista costruisce tra la sua famiglia d’origine e Mama Africa è costellato da amore e sofferenza, curiosità e intelligenza.

Andrea Salonia è l’autore di Odiodio, romanzo corposo in uscita per La Nave di Teseo: Salonia, già candidato al Premio Strega nel 2017, di mestiere fa l’urologo ed è professore ordinario di questa disciplina a Milano. Come Faustino protagonista del romanzo, Salonia è nato a Como, anche se non sappiamo se tifa Inter. 

Andrea Salonia

Odiodio è già un titolo difficile da leggere, non si sa bene dove posare l’accento che cambia totalmente il significato delle due brevi parole: ebbene il lettore capisce che tra Dio e odio oscillano le quattrocento e più pagine del romanzo, un viaggio dall’infanzia alla maturità del bambino, ragazzo, adulto Faustino. 

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

Particolare è l’attenzione e la descrizione delle mani delle persone che Faustino incontra durante gli studi, la missione, il lavoro, da quelle della mamma che stira le camicie con dolcezza a quelle del meccanico di Lomé che aggiusta la bicicletta del giovane. Una costante anatomica che l’autore descrive con minuzia, assieme alla natura, l’incanto che accompagna sia le passeggiate del bambino Faustino in montagna sia la sua seconda vita in Africa. Tanti sono i maestri di questa storia, dagli insegnamenti precisi, come la maestra Aldina, il parroco don Guerrino, il sacrestano Felice appassionato di botanica che insegna al ragazzo a conoscere le piante e ad amare i fiori, a catalogarne i nomi.

Nato in una famiglia solida che dà certezze, con “la forza delle donne” che la madre incarna alla perfezione, un papà “mangiapreti comunista”, in Faustino, sin dai primi pomeriggi passati all’oratorio e le passeggiate tra i sentieri delle montagne comasche, si fa strada un sentimento mistico assieme allo studio riflessivo delle parole: repentina la scelta del ragazzo di entrare in seminario presso i padri Comboniani per diventare missionario. A tredici anni e centotrentatrè giorni, Faustino inizia il suo percorso per portare Dio tra gli uomini e impara il silenzio, per diventare un prete di militanza: “Dio aveva deciso che fossi io” ad aiutare Gesù a presentarsi in mezzo agli uomini a duemila anni di distanza. Cristo è quello incontrato per strada durante i soccorsi ai terremotati dell’Irpinia, Cristo che si manifesta il 29 maggio 1982, quando l’Inter vince la Coppa Italia e Faustino Martinelli è ordinato sacerdote. 

Il Grifone in navigazione sul Lago di Como [da Twitter: @elyl]

Le passeggiate con Gesù, “io e lui, a farci i fatti nostri”, entrano a far parte della vita di studi del protagonista, che continua a osservare e a studiare l’umanità attraverso il suo ministero, e che si identifica in Faustino prima di Cristo, cresciuto in Cristo, e che ora parla di Cristo in mezzo alla gente. È Dio il compagno di viaggio del giovane prete “povero casto e ubbidiente” che è destinato a Lomé, in riva all’Oceano dove Dio Mawu è tutto, permea tutto, nell’infinita “transitorietà delle cose” della vita. Anche se l’Inter lassù nel Nord di un altro continente perde una partita con la Lazio, è solido il ponte che si crea tra le due esistenze del Faustino prima e dopo.

Gli odori, i colori, la musica, la natura, le sensazioni estreme che solo chi ha conosciuto l’Africa può descrivere, s’insinuano nella vita del giovane prete in missione, assieme alla consapevolezza che quella Terra soffre delle ferite di una colonizzazione ancora troppo presente. Di fronte all’esistenza difficile e precaria delle persone di Lomé, Faustino si rende conto di come sia necessario “spogliarsi da occidentalismo e arroganza”, preconcetti e pregiudizi verso una terra che è stata sfruttata e violentata da secoli. Forte è la critica alle conversioni imposte e alle forzature occidentali nei confronti di culture antiche. Vacilla la fede di don Faustino?

Noi Chiesa cattolica abbiamo obbligo e necessità di garantire il rispetto delle diversità,

un sincretismo che invade l’anima del giovane missionario.

Quel Gesù che Faustino presenta alle quarantatré etnie di Lomé è lo stesso Gesù che conforta le persone del suo paesino sul lago di Como: persone che provano gli stessi sentimenti, gente che si nutre, lavora, ama, soffre in mondi diversi ma simili per sentimenti e fragilità.

Statuetta Vénavi Ewe del Togo

Di fronte a un mondo così diverso dall’Europa, a povertà e soprusi, la continua ricerca di sé e di Dio accompagna le giornate di padre Faustino in sella a una bicicletta. Il mondo degli oracoli, del vudù e delle magie si inserisce nella religione predicata dal giovane sacerdote nel suo confronto con Dio, un Dio coniugato in mille formule e nomi diversi:

Gli spiriti erano nelle foglie, nei fiori, nel legno, nell’acqua, nella pietra, nel sangue, nelle persone, nelle donne gravide, nei feti, nelle capre, nel fiume.

E quando Faustino trova se stesso grazie alla bella Nives dalle guance tatuate, avviene una rivoluzione nella sua vita. Le parole di suo padre Abbondio si rivelano quanto mai appropriate: “lascia che la vita accada”.

Ed è la terza esistenza di Faustino a concludere l’epopea del giovane comasco, un ritorno tra le rive del lago di Como con una nuova intensa vita, dopo scelte importanti e molto sofferte, ma decise in piena coscienza. Felicità e sofferenza, malattia e tanto amore riempiono giorni e anni nei quali Odiodio si trasforma da invocazione a tremendo sentimento di ribellione. Un dialogo serrato con quel Dio che l’ha guidato per lunghi anni e che ora Faustino sente di abbandonare con risentimento e rabbia.

Come i rami delle grandi piante africane, come i germogli nati dai semi sparsi dal vento, i messaggi letti nelle pagine di Odiodio si dipanano numerosi man mano che la trama si sviluppa avvincente.

Storia, filosofia, scienza, sociologia, geografia, teologia ed essenza dell’umanità (assieme ai grandi nomi del calcio italiano d’antan) si rincorrono nel libro, e il lettore può approfondire assieme a Faustino Martinelli da Como, da Lomé e dal mondo intero.


Copertina: Il lago di Como ormai tinto dei colori autunnali. [da Twitter @Smagi15]

Odiodio. Dove va l’accento? ultima modifica: 2020-11-11T12:13:26+01:00 da BARBARA MARENGO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento