Magia, stupore e candore nell’ultimo romanzo di Graham Swift

Fine della realtà e inizio di un’illusione. Poesia e prosa, infanzia ed età adulta. È tra questi poli che ci scivola tra le dita come il candido fazzoletto di un mago, che si svolge l’onirica, sorprendente vicenda di Ronnie, protagonista del più affascinante romanzo dello scrittore inglese.
scritto da MARIO GAZZERI
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Magia come metafora, magia come stupore. Magia come fine della realtà e inizio di un’illusione. Poesia e prosa, infanzia ed età adulta. È tra questi poli, tra questi aspetti di una realtà che ci scivola tra le dita come il candido fazzoletto di un mago che si svolge l’onirica, sorprendente vicenda di Ronnie, protagonista del più affascinante romanzo dell’inglese Graham Swift, da poco in libreria (Neri Pozza), per la splendida traduzione di Serena Prina.

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Metafora della vita, se vogliamo, che si declina lungo le vicende di un bambino londinese costretto a lasciare, come tante migliaia di suoi coetanei, la capitale, la madre e la scuola per trovar rifugio nelle campagne di Oxford. Bambino in fuga dai bombardamenti tedeschi del 1940, per salvarsi la vita secondo l’imperativo sottaciuto di garantire la continuità della specie umana. Grandi illusioni, titolo italiano non felice del libro di Swift (pluripremiato autore di altri bellissimi romanzi come Ultimo giro), non rende giustizia alla delicatezza della trama, alla quale faremo solo alcuni necessari accenni, e alla semplicità dell’originale Here we are.

“Eccoci qui” dunque, anche noi lettori, a seguire la vita di questo bambino che scopre la magia nella casa dell’anziana coppia che lo ospita negli anni bui delle incursioni aeree tedesche. Sì, proprio la magia che vedevamo sui palchi di un varietà, di un avanspettacolo, magia fatta di “giochetti”, di “trucchi”, di illusioni. Ma che strizza l’occhio a una magia più grande, sconosciuta, a cui tutti forse abbiamo voluto credere in un momento della nostra vita.

Nessuno crede in realtà a quel che vede sul palco del mago, nessuno pensa sia vero ma a tutti sfiora per un attimo il dubbio che il trucco alluda a una prospettiva sconosciuta fatta di stupore, che vive in una dimensione di candore come candida è la colomba (vera? finta?) che si materializza dal nulla dello spettacolo. È forse la proiezione di una speranza, della speranza che ci sia qualcosa di vero, che oltre il trucco ci sia dell’altro? Senza voler essere blasfemi, non c’è qualcosa di simile anche nelle religioni?

L’incontro di Ronnie col suo anziano ospite e la sua dolce moglie, che vede in lui il figlio che non ha mai potuto avere, è uno dei capitoli più poetici del romanzo. È l’incontro con due genitori “surrogati” ma più autentici, è l’incontro con la dimensione segreta dell’anziano signore che, dal nulla, fa apparire dei conigli nella serra della casa, per l’infinito stupore di Ronnie. I trucchi del mago, insomma, non sono trucchi ma “illusioni” e forse, per alcuni, una prova seppur pallida di un desiderio di onnipotenza infantile. Finita la guerra, divenuto adulto, Ronnie conosce l’amore nelle estati di Brighton, nel formicolio della piccola borghesia londinese, nella sua voracità di illusorie fughe, nella gioia di una pace che si annuncia durevole.

I pontili di Brighton sembrano gettarsi impavidi nelle torbide acque della Manica, verso la felice Francia, comunque e sempre verso qualcosa che non si ha, che è oltre, al di là. E ancora una volta è la magia il collante delle illusioni e delle speranze. Mentre l’ombra di un tradimento comincia a oscurare i cieli di Brighton con i suoi amori e la ritrovata gioia di vivere, la gente accorre numerosa e incredula agli spettacoli del giovane Ronnie, diventato ora “il Grande Pablo”, sempre più padrone del palco e più insicuro di se stesso, destinato a una fine che sembra la conclusione logica di un libro “magico”. Ma che non riveleremo.


Magia, stupore e candore nell’ultimo romanzo di Graham Swift ultima modifica: 2020-11-12T15:21:36+01:00 da MARIO GAZZERI

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