Usa-Cina. Nuovo presidente, nuove relazioni?

Biden vorrà cambiare impostazione rispetto a Trump? Vorrà sostituire al confronto “imperiale” (quasi bellico), teso a stroncare l’ascesa cinese, un approccio pacifico e “liberale” fondato su una competizione efficace tra imprese e centri di ricerca e sviluppo cinesi e loro rispettivi competitor occidentali?
scritto da CLAUDIO LANDI
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“Esprimiamo le nostre congratulazioni a Biden e alla vice Kamala Harris”. La Cina era tra i pochi paesi che non si erano ancora complimentati con Joe Biden. L’ha fatto oggi (13 novembre) tramite il portavoce del ministero degli esteri Wan Wenbin, nel corso di una conferenza stampa, aggiungendo che “la Cina rispetta la scelta del popolo americano”.

Quale sarà la strategia della nuova Casa Bianca verso la Cina? Joe Biden ha riconosciuta esperienza nella politica internazionale e ha una certa consuetudine con Xi Jinping: il president-elect e il presidente cinese hanno un rapporto personale fin da quando entrambi erano numeri due rispettivamente di Obama e di Hu Jintao. Biden dovrà stare attento a non essere percepito come “morbido” nei confronti di Pechino e comunque dovrà aspettare il suo insediamento ufficiale per avere contatti formali. La nuova amministrazione potrebbe, secondo alcuni osservatori, anche per questi motivi mettere in piedi un “gruppo di consiglieri” per avviare con discrezione relazioni con i dirigenti cinesi.

Con quale strategia, però? Tre sono le linee di tendenza.

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1 La guerra commerciale di Trump e dei falchi che sono in sintonia con lui nei confronti dell’economia manifatturiera cinese è fallita. I dati del deficit commerciale americano parlano da soli. I consiglieri del nuovo presidente lo sanno perfettamente. Biden sembra intenzionato a rivedere i termini della guerra commerciale. E sembra orientato ad agire verso Pechino secondo format e ambiti multilaterali, coinvolgendo gli alleati, l’Europa innanzitutto.

Non è certamente casuale la reazione molto “calda” e irrituale, a urne ancora aperte, della cancelliera, in coordinamento con i massimi leader europei, all’annuncio della vittoria elettorale di Biden da parte dei principali network televisivi. Ovviamente va anche tenuto conto sia degli interessi notevolmente diversi fra Usa ed Europa sia delle differenti “filosofie” circa l’ordine geopolitico mondiale prossimo venturo, differenze e anche divergenze che sussistono e che permangono fra Usa ed Europa. Se ben elaborate, però, nient’affatto inconciliabili: bisogna semplicemente tenerne conto. Dunque sul piano commerciale e quello degli ambiti multilaterali non mancheranno molti punti di contatto euro-americani. La Germania, la Francia, l’Europa stessa si sono attrezzate più o meno adeguatamente.

Gli allora numero due di Cina e Usa, Xi Jinping e Joe Biden, 20 agosto 2011

2 C’è poi un altro aspetto del conflitto globale sino-americano di questi anni molto importante: la guerra tecnologica che ha Huawei come emblema. L’amministrazione Trump, anche con il consenso di settori democratici, aveva concepito, elaborato e messo in atto il confronto tecnologico contro la Cina con l’obbiettivo strategico di stroncarne le ambizioni di leadership tech. L’obiettivo è anche in questo caso fallito: la Cina non solo non s’è piegata alla campagna americana ma sta rilanciando e probabilmente, non sappiamo in quanto tempo, creerà proprie filiere di alta tecnologia, autonome dall’ex Occidente. Qui il fallimento dell’amministrazione uscente appare ancora più grande di quello in campo commerciale: un fallimento che potrebbe avere effetti di portata storica.

Biden vorrà cambiare impostazione? Vorrà sostituire al confronto “imperiale” (quasi bellico), teso a stroncare l’ascesa cinese, un approccio pacifico e “liberale” fondato – in un mondo sempre più interconnesso e interdipendente – su una competizione efficace tra imprese e centri di ricerca e sviluppo cinesi e loro rispettivi concorrenti occidentali?

Certo, per una competizione in campo tecnologico “pacifica” – anche se dura – con la Cina, agli Usa (e all’Europa) serve un robusto intervento pubblico. Ciò consentirà di vedere in una luce più adeguata anche il capitalismo sviluppista di stato di marca cinese, est-asiatico o singaporiano. E potrebbe aiutare molto la ripresa economica anche nell’ex Occidente.

Joe Biden, con figlia e nipote, al ristorante Yaoji Chaogan. Menu tipico pechinese: changan (stufato di fegato e interiora di maiale). Pechino, 18 agosto 2011.

3 Terza e ultima linea di tendenza, quella delle banche centrali. Le crisi di questi anni stanno notevolmente rafforzando ruolo e poteri delle banche centrali sovrane e di sistema pubblico. Dappertutto. L’evoluzione delle criptovalute e delle monete digitali potrebbe rendere di portata storica questo processo.

Il conflitto geopolitico globale fra Stati Uniti e Cina continuerà. Anche con la presidenza di Joe Biden. Su questo confronto strategico con la Repubblica Popolare c’è un ampio consenso strategico nelle élite americane. Con Joe Biden, prevedibilmente, il conflitto avrà nuove forme. Toni e strumenti potranno cambiare, ma non la logica di fondo: “lo scontro fa due imperi”, ci spiega un osservatore.

L’allora vicepresidente Joe Biden con un gruppo d’imprenditori statunitensi al St. Regis hotel, Pechino, 19 agosto 2011.

Come accennato prima, il conflitto per la supremazia tecnologica costituisce la dimensione più rilevante, il centro della scacchiera della geopolitica mondiale sino-americana. Huawei è il cuore di questo scontro. Anche la nuova amministrazione continuerà questa battaglia: gli Stati Uniti non intendono rinunciare alla loro supremazia tecnologica, asset fondamentale del loro “impero”. La sfida cinese per la tecnologia è chiarissima: i programmi tecnologici cinesi erano e sono parte fondamentale del cosiddetto ri-bilanciamento del modello capitalistico cinese, per passare da un’economia trainata da esportazioni e investimenti tradizionali a un’economia caratterizzata dal mercato domestico e da consumi e investimenti di qualità anche tecnologica. Ma essi non erano e non sono meri strumenti economici: sono anche strumenti geopolitici per l’affermazione cioè della posizione della Cina nel mondo.

Joe Biden e Xi Jinping salutano i giovani cestisti della scuola Qingchengshan, a Dujiangyan, China, 21 agosto 2011 (Official White House Photo by David Lienemann)

La campagna americana contro i chip per Huawei è istruttiva al riguardo: certamente la campagna americana ha creato moltissimi problemi all’azienda cinese, ma Huawei non ha interrotto le sue attività, ha organizzato le risposte e la Cina sta mettendo in piedi una filiera tecnologica indipendente dalle scelte americane. Ci vorrà tempo, ci vorranno tantissime risorse, finanziarie, economiche e umane, ma la Cina sembra avere tutte le potenzialità necessarie allo scopo. 


Copertina: Il vicepresidente americano Joe Biden e il vicepresidente cinese Jinping brinano al pranzo ufficiale allo Jianjiang hotel a Chengdu, 21 agosto 2011. (Official White House Photo by David Lienemann)

Usa-Cina. Nuovo presidente, nuove relazioni? ultima modifica: 2020-11-13T16:48:30+01:00 da CLAUDIO LANDI

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