Governare la laguna. Intervista con Andrea Martella

La nuova Autorità per Venezia. Funzioni e obiettivi. Ne discutiamo con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
scritto da GIOVANNI LEONE
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Con Andrea Martella discutiamo di un tema al centro del dibattito veneziano, e non solo, reso quanto mai attuale dal recente impiego delle dighe mobili per fronteggiare, in due occasioni, acque alte sostenute, che in un passato ancora molto vicino avrebbero creato non pochi problemi alla città e ai suoi abitanti. Proprio pochi giorni fa in città e nel mondo è stata ricordata la giornata terribile del 12 novembre 2019, l’aqua granda che sconvolse Venezia e la laguna. Il tema della nostra conversazione è dunque l’istituzione di un’Autorità per Venezia investita della notevole missione di tutelare e “governare” la Laguna e, in essa, Venezia e tutti i luoghi abitati.

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“La laguna – spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – attendeva da troppo tempo una riforma complessiva della propria governance. E la nuova Autorità per Venezia risponde a questa esigenza, superando finalmente quell’eccessiva frammentazione delle competenze che non è mai sinonimo di efficienza”.

Quali sono i caratteri e le funzioni principali dell’Autorità?
Essa rappresenta un tassello fondamentale per consentire a Venezia di acquisire una nuova centralità e riaffermare la propria specialità, un orizzonte nel quale ho sempre creduto. La riforma Delrio, che ha riconosciuto la vocazione metropolitana di questo territorio, non ha ancora trovato una sua applicazione concreta. Da un lato infatti il presidente della Regione Veneto non ha voluto cedere importanti deleghe alla Città Metropolitana. Contemporaneamente, il sindaco si è dimostrato subalterno a questo centralismo regionale e, in più, ha depotenziato il sistema delle municipalità. In tale scenario non era possibile affidare a un ente incompiuto come la Città Metropolitana ulteriori responsabilità. Da qui la necessità di costituire un’Autorità, pensata come ente pubblico non economico di rilevanza nazionale che mette nuovamente Venezia al centro delle politiche statali. Non solo per quanto riguarda il Mose ma per tutti gli interventi necessari alla salvaguardia fisica e ambientale della città e della sua laguna. Si tratta di una profonda innovazione, che ha ripristinato di fatto, in tempi record, anche il ruolo del Magistrato alle Acque, cui i veneziani sono legati da secoli. 

A proposito di città metropolitana, quello del decentramento amministrativo e dei margini di potere e di autonomia attribuito agli organi centrali e decentrati è uno dei temi urgenti da affrontare e risolvere… 
Il tema della ridefinizione dei rapporti tra livelli istituzionali è emerso con ancora maggior forza in questi mesi segnati dalla pandemia. Lo stesso concetto di autonomia necessita di una profonda riflessione. Basti appunto pensare all’emergenza sanitaria in atto: non è possibile che nel nostro paese ci siano venti sistemi sanitari differenti con il rischio di non assicurare un medesimo livello di protezione e di diritto alla salute dei cittadini. È una discussione che dovrà essere affrontata, nella quale entrano a pieno titolo anche le città metropolitane.

Anche perché con la pandemia il ruolo dello Stato ha riacquistato un peso e un’importanza notevole, non come invasore ma come garante del coordinamento tra le istituzioni.
Infatti, questo ruolo non presuppone un accentramento da parte dello Stato. Come ha più volte ribadito il Presidente della Repubblica, serve invece spirito di servizio e leale collaborazione fra le istituzioni per consolidare la coesione politica e sociale, con scelte efficaci per tutti i cittadini.

Nella vicenda dell’istituzione dell’Autorità per Venezia ha suscitato non poche perplessità la scelta di far ricorso al decreto legge, evitando il confronto. Come risponde a queste critiche?
In realtà la riforma che ha portato all’istituzione dell’Autorità per Venezia è il frutto di un dibattito avviato da tempo, ben prima della nostra scelta di accelerarne l’iter. Ricordo, tra i contributi, quello dell’università di Ca’ Foscari che aveva prodotto un importante documento, in linea con l’impostazione che si è poi tradotta sul piano legislativo. È poi evidente che la marea eccezionale del 12 novembre dello scorso anno ci ha convinto della necessità di stringere i tempi dell’attuazione di questa riforma che non ha precedenti nella storia recente della città. Parallelamente, come Governo, ci siamo mossi con l’obiettivo di mettere tempestivamente in sicurezza la città. E per farlo abbiamo dato impulso ai lavori del Mose che infatti, da quel 12 novembre, ha compiuto passi in avanti importanti entrando in funzione per due volte con risultati molto positivi. Oggi bisogna fare di tutto perché il Mose venga completato e possa funzionare regolarmente, superando le attuali incompatibilità con la portualità di Venezia. Era comunque fondamentale avere un soggetto in grado di gestire e manutenere l’infrastruttura: non potevamo avere il Mose in funzione e al contempo non avere alcuna autorità che sovrintendesse l’opera. Questa è la ragione per cui ci siamo impegnati con determinazione, nonostante la pandemia che rende complicato anche al Parlamento produrre nuove leggi. Ci siamo sforzati di far sintesi nel dibattito sviluppato in passato e abbiamo cercato di stringere i tempi. Abbiamo inserito il provvedimento in un decreto che a livello parlamentare è stato comunque preso in esame e anche arricchito con l’accoglimento di una serie di emendamenti. Ora l’impegno prosegue a passo spedito: il ministro delle Infrastrutture ha infatti già nominato il commissario liquidatore incaricato di sciogliere il Consorzio Venezia Nuova, mettendo così in archivio un capitolo della storia recente segnata anche da scandali e sprechi. Con l’Autorità chiudiamo questa lunga vicenda, concedendo al commissario liquidatore i tempi necessari, fissati dal decreto in 18 mesi.

Per quanto riguarda il Mose, restano aperte le incognite legate ai costi di gestione…
Non c’è dubbio che ci sarà bisogno di misurarci con la realtà dei fatti per stabilire esattamente le risorse che saranno necessarie. Resta però il fatto che quei quaranta milioni all’anno, fino al 2034, già destinati alla gestione dell’Autorità e per il funzionamento del Mose, rappresentino un passo significativo in termini di stabilità. In parallelo va garantito in maniera costante anche il flusso di finanziamenti, che il governo ha peraltro ripristinato, riguardanti la Legge speciale per Venezia. Venezia non si salva solo col Mose, ma anche attraverso una serie di interventi ad ampio raggio e ben oltre l’emergenza attuale. Dobbiamo guardare al futuro e assicurare una prospettiva a questa preziosa realtà, declinando il tutto in un’ottica sostenibile, dal punto di vista ambientale, economico e turistico.

Quali saranno i criteri di scelta delle figure di vertice all’interno della nuova Autorità? Quale la sua articolazione?
Abbiamo pensato fin dall’inizio che il profilo del presidente debba avere caratteri di alta professionalità e competenza, in grado di affrontare i tanti ambiti accorpati nell’Autorità. La stessa nomina del commissario liquidatore è andata in questa direzione: una figura di grande spessore professionale di livello anche nazionale, con un ruolo ben definito, radicato nella nostra città. E lo stesso contiamo di fare anche con le altre scelte che ci attendono. Ogni singola scelta verrà operata con l’obiettivo di rendere complessivamente l’Autorità un soggetto ricco di competenze e professionalità. Condizione essenziale per farla partire con il piede giusto. Chiariamo poi un punto fondamentale: la nascita dell’Autorità non è espressione di una volontà di accentramento statale. Per la prima volta infatti gli enti locali trovano voce attraverso i propri rappresentanti in seno al Comitato di gestione e possono occuparsi delle decisioni relative alla salvaguardia di città e laguna, al Mose oltre che a tutte le altre politiche a cui abbiamo fatto riferimento. Va ribadito che la salvaguardia è e sarà sempre d’interesse nazionale. Ma, contrariamente a quanto alcuni insinuano, non vengono espropriati gli enti locali. La direzione è quella di una maggiore partecipazione, democrazia e trasparenza. La prospettiva è inequivocabile: un ente pubblico nazionale radicato nel territorio, che ha sede a Venezia e che, per la prima volta, è aperto agli enti locali e dunque ai cittadini veneziani.

A proposito della partecipazione dei cittadini, a Venezia c’è un arcipelago di comitati e associazioni che affrontano i temi più diversi, alcuni di carattere generale altri su precise questioni specifiche. Ritiene possibile ipotizzare forme che consentano anche alla popolazione di intervenire nei processi decisionali?
Il dibattito pubblico, di confronto sui temi che riguardano il futuro di Venezia va sicuramente incentivato, affinché possano emergere spunti e indicazioni di cui far tesoro. Occorrerà vedere in quali forme tutto ciò potrà avvenire. Ovviamente in questo articolato non era possibile prevedere tutto e subito. Sono convinto che se davvero vogliamo ripensare alla Venezia del futuro abbiamo bisogno di idee, di suggerimenti, di nuove politiche, di una capacità di incontro tra le forze migliori della città, disponibili a dare un contributo. Penso ai mondi delle professioni, del lavoro, delle imprese, alle forze sociali ma anche all’associazionismo, componente sociale che anche in questo periodo critico ha svolto una funzione essenziale. È insomma necessario indirizzare la nuova governance della laguna lungo la strada del confronto con il sapere e l’esperienza di tanti. 

Restando in tema di coordinamento, quale sarà il rapporto tra Autorità per Venezia e Autorità portuale?
Come accennavo prima, la questione della compatibilità tra la messa in funzione del Mose e l’attività del porto è centrale. Le attività economiche legate alla portualità sono fondamentali per Venezia: lo sono sempre state e ciò dovrà valere anche per il futuro. Voglio ricordare che l’Autorità portuale rimane in posizione di totale autonomia, però entra anche a far parte di quel comitato consultivo che veniva prima richiamato e che permetterà alle due Autorità di essere sempre allineate in questo confronto e nelle scelte operative che dovranno assumere. Il futuro del porto si lega a mio avviso a una serie di azioni da realizzare: significa pensare, ad esempio, a una revisione dell’attuale conca di navigazione, a un suo aggiornamento che renda accessibile la navigazione nel momento in cui vengono alzate le paratoie del Mose. Al tempo stesso dovremo affrontare le questioni relative all’ipotesi del porto d’altura e alla crocieristica: il tema delle grandi navi va risolto una volta per tutte. Sono nodi che non coinvolgono solo la nuova Autorità ma che, attraverso questo soggetto, dovranno essere affrontati con il contributo del Comune di Venezia, della Regione Veneto e del Governo.

Questa è anche la fase decisiva per riprogettare il futuro attingendo alle risorse del Recovery Fund… 
Il Recovery Fund rappresenta senza dubbio un’occasione molto importante per il nostro paese e per Venezia. Non c’è città migliore per operare una serie di scelte che hanno come principale orizzonte la sostenibilità ambientale. Ricordo che queste risorse dovranno essere impegnate entro il 2023 e rendicontate entro il 2026. Lo stesso piglio incalzante dimostrato con la nascita dell’Autorità sarà essenziale per individuare gli interventi e gli investimenti che potranno disegnare al meglio il futuro dell’Italia e della nostra città. 


Copertina: Cormorani nella Laguna Nord (da Twitter: @comunevenezia)

Governare la laguna. Intervista con Andrea Martella ultima modifica: 2020-11-25T15:35:25+01:00 da GIOVANNI LEONE

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