#Biden2020, le parole della transizione: “Designated Survivor”.

Tra fiction e realtà, è avvolta nel mistero la scelta della persona che, in caso di catastrofe che decimi gli apici delle istituzioni, dovrebbe succedere al presidente per garantire la continuità del governo.
MARCO MICHIELI
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Uno degli ultimi atti dell’amministrazione Trump sarà la scelta del designated survivor – il sopravvissuto designato –, un membro del gabinetto del presidente che viene tenuto a distanza, in una località segreta, durante i discorsi sullo Stato dell’Unione o, come accadrà il 20 gennaio, in occasione dell’inaugurazione di una nuova presidenza. Portato alla ribalta dal successo della serie televisiva con Kiefer Sutherland, la figura ha negli ultimi anni attirato molta curiosità. Soprattutto per il mistero che l’avvolge e gli elevati protocolli di sicurezza.

Come la fiction televisiva ha messo in risalto, l’obiettivo della scelta del sopravvissuto designato è quello di impedire un vuoto di potere e garantire continuità al governo del paese qualora il presidente, il vicepresidente e tutte le altre persone nella lista di successione presidenziale dovessero perire. Che tutte queste figure siano assieme nello stesso luogo e nello stesso momento non è un’occasione rara. Ogni volta che il presidente tiene il discorso sullo Stato dell’Unione al Campidoglio è nominato un sopravvissuto designato. Così accade ogni quattro anni, il 20 gennaio, quando è inaugurato un nuovo mandato presidenziale. 

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È il Presidential Succession Act del 1947 che stabilisce il protocollo per determinare chi diventa presidente qualora sia il presidente in carica sia il vicepresidente vengano uccisi, resi inabili o incapaci di servire. Per legge, la prima persona in fila dopo il vicepresidente è la presidente della Camera (Nancy Pelosi), seguita dal presidente pro tempore del Senato (che di solito è il senatore più anziano della maggioranza, in questo caso il repubblicano Chuck Grassley). Una legislazione nata in tempo di guerra. Infatti, poco dopo la morte di Franklin D. Roosevelt, Harry S. Truman, che in qualità di vicepresidente gli era succeduto, sollecitò una revisione della legislazione sulla successione raccomandando che presidente della Camera e presidente pro tempore del Senato, entrambi eletti, rientrassero nella lista della linea di successione presidenziale rispetto ai membri del Gabinetto, non eletti (vedi il segretario di stato). Qualora lo Speaker della Camera e il presidente pro tempore del Senato fossero incapacitati si procederebbe quindi con l’ordine d’importanza della lista dei membri del gabinetto del presidente stabilito dalla legge: il segretario di stato, quello del tesoro, quello della difesa, quello della giustizia e via via fino all’ultimo, il segretario per la sicurezza interna.

A partire dalla Guerra Fredda, però, si aggiunse una pratica ulteriore: allontanare un membro della lista di successione per garantire, come si è detto, la continuità del governo, qualora le cariche più importanti del paese fossero uccise o incapacitate. Se per la maggior parte degli anni Sessanta e Settanta la pratica rimase segreta, così come segreto il nome dei prescelti, a partire dagli anni Ottanta la designazione divenne pubblica (e qui si trova l’elenco).

Non si sa molto della procedura di selezione del designated survivor. Ed è proprio il mistero dietro la procedura che ha ispirato la fiction televisiva. Dalle testimonianze dei precedenti “survivor” sappiamo che inizialmente, per quanto seria fosse la designazione, le misure di sicurezza e di protezione non erano quelle di oggi. Per esempio, nel 1986, il segretario all’agricoltura John Block ascoltò il discorso di Reagan dalla casa di un amico a Montego Bay, in Giamaica, mentre nel 1990 il segretario agli affari dei veterani Ed Derwinski cenò in una pizzeria vicino a casa. Nel 1996, il segretario alla salute e ai servizi umani Donna Shalala ordinò invece pizza per lei e lo staff mentre guardava il presidente Clinton alla televisione. Episodi oggi impensabili.

Le preoccupazioni delle autorità americane infatti sono nel tempo divenute più serie, così come le procedure di messa in sicurezza. Gli attentati dell’11 settembre del 2001 hanno tra le altre cose reso evidente che la possibilità di attacchi coordinati con un numero elevato di vittime che potrebbero decapitare il potere politico del paese non sono soltanto frutto d’immaginazione fantapolitica. Di queste nuove procedure di sicurezza ne ha parlato Jim Nicholson, il segretario agli affari dei veterani di G.W. Bush. Nel 2006 fu scelto come survivor. Il giorno del discorso sullo Stato dell’Unione fu prelevato dai servizi segreti e trasportato in elicottero verso una destinazione sconosciuta. Fu anche provvisto di tutti i rapporti di sicurezza necessari per valutare la situazione in caso di nomina alla testa del paese.

Della preoccupazione maggiore dopo gli attentati dell’11 settembre ne è testimonianza anche un altro evento. Nel 2010 infatti furono scelti due survivor. L’allora segretario di stato Hillary Clinton si trovava a Londra durante lo Stato dell’Unione del 2010 e, visto che la località del segretario di stato era universalmente nota, fu nominato un altro “survivor” nella persona di Shaun Donovan, segretario alla casa.

Della procedura di nomina non si sa granché. Una caratteristica comune è che si tratta generalmente di membri del gabinetto che occupano dicasteri non importanti. Jon Favreau, l’autore di discorsi di Barack Obama, ha raccontato del processo di selezione del designated survivor nel 2016. Ha spiegato inizialmente che la scelta delle persona è “del tutto casuale”, ma poi ha fatto un passo indietro e ha detto che, a volte, il sopravvissuto designato dipende da ciò che il presidente intende dire nel suo discorso. Quindi se il presidente intende porre l’accento su alcune misure di sicurezza interna, sceglierà l’Attorney General oppure il segretario alla sicurezza interna.

Di queste considerazioni politiche alla base della scelta Favreau ha poi fornito altre informazioni. L’ex collaboratore di Obama ha raccontato che negli anni dell’amministrazione democratica quando il tema dell’istruzione era molto problematico e le politiche dell’amministrazione non popolari, lo staff del presidente escluse a priori il segretario all’istruzione dalla lista dei possibili designated survivor. In caso di catastrofe nazionale era meglio evitare una personalità politica al centro di polemiche e non in grado di unire il paese attorno a sé.

Tra i criteri per essere scelti, inoltre, un membro del gabinetto deve essere idoneo per diventare presidente. Deve avere quindi più di trentacinque anni e essere un cittadino americano per nascita. Questa è la ragione, ad esempio, per la quale la segretaria ai trasporti di Trump, Elaine Chao, non può essere scelta come survivor poiché nata a Taiwan e quindi costituzionalmente squalificata dal servizio come presidente. Un’altra esclusione illustre fu, durante l’amministrazione Clinton, la segretaria di stato Madeleine Albright poiché nata in Cecoslovacchia.

Che cosa accade alla persona scelta? Questo lo sappiamo dalle testimonianze dei vari designated survivor che hanno raccontato la loro esperienza. Innanzitutto né i prelevati né il pubblico conoscono il luogo in cui questa persona è custodita. In secondo luogo per alcuni l’esperienza è un po’ traumatica. Per esempio il segretario all’energia Bill Richardson, scelto nel 2000 dal Clinton, racconta di aver programmato di trascorrere il fine settimana con gli amici nel Maryland, nella piccola città di Oxford. Ottenuto l’assenso da parte dei servizi segreti, il politico democratico pensava soprattuto di poter passare quelle ore in tranquillità. Non aveva fatto i conti con i protocolli di sicurezza che peraltro non avevano ancora raggiunto il livello di sicurezza post undici settembre. L’arrivo infatti nella piccola città dei servizi segreti e del personale medico aveva attirato l’attenzione dei cittadini che, impauriti, pensavano di trovarsi nel bel mezzo di un’emergenza nazionale.

Dan Glickman, segretario all’agricoltura del presidente Clinton e scelto come survivor nel 1997, ha invece raccontato che i servizi segreti gli avevano consigliato di lasciare la capitale la sera del discorso sullo Stato dell’Unione del presidente. Glickman aveva quindi deciso di visitare la figlia a New York e ricorda di aver ricevuto sicurezza e trasporti a livello presidenziale. Raggiunse New York con un aereo governativo e un corteo di automobili lo scortò fino all’appartamento della figlia a Manhattan. Tra le numerose persone dei servizi segreti che lo scortavano c’era anche un aiutante militare che reggeva “the football”, la valigetta che contiene i codici con cui il presidente può lanciare missili nucleari.

Anche l’attuale governatore di New York Andrew Cuomo fu selezionato come survivor quando ricopriva il ruolo di segretario alla casa sempre nell’amministrazione Clinton. Cuomo ha ricordato che “i servizi segreti sono sempre al tuo fianco”, così come “the football”, poiché se accadesse qualcosa e il survivor si trovasse nella posizione di succedere al presidente significherebbe soltanto una cosa: “il paese è in guerra”.

Come è rapida l’assunzione del ruolo, così ne è pure la conclusione. Sempre Glickman ricorda che, non appena terminato il discorso del presidente, ricevette una telefonata da un agente dei servizi segreti al piano di sotto. “La sua missione è terminata”, gli avrebbe detto. Con la cessazione delle funzioni, gli fu offerto un viaggio di ritorno a Washington, ma Glickman decise di restare con la figlia. Il politico ricorda anche che una volta sceso dall’appartamento per andare a cena dovette attendere un taxi poiché tutta la carovana di limousine e di sicurezza che lo aveva scortato qualche ora prima era sparita nel nulla. Glickman ha anche ricordato che il pensiero di avere la responsabilità della presidenza era terribile: se fosse accaduto qualcosa non avrebbe saputo che cosa fare.

Il prossimo gennaio, di solito tre settimane prima del 20 gennaio, sarà l’amministrazione Trump a nominare il survivor, così come fece Obama quando Trump s’insediò. All’epoca Obama scelse Jeh Johnson, che era segretario per la sicurezza interna durante l’amministrazione democratica. Johnson ha raccontato che per l’inaugurazione stava in effetti “servendo due amministrazioni”. Nel suo caso, infatti, dovette ritirare le dimissioni e subordinarle alla conferma del suo successore. Tuttavia, ci vollero diverse ore prima che il suo successore fosse nominato formalmente. Il politico quindi si trovò ad essere l’ultimo membro del gabinetto Obama e il primo membro del gabinetto di Donald Trump. Almeno per sette ore e mezza.

Come conseguenza dell’undici settembre, dal 2003 anche il Senato e la Camera hanno i loro designated survivor che assumono il ruolo di leader della maggioranza al Senato e di Speaker della Camera in caso di eventi catastrofici. Spesso si tratta di personalità con solida esperienza politica e congressuale. L’obiettivo è infatti non solo di preservare la continuità delle istituzioni ma di mantenere in vita la preziosa conoscenza delle istituzioni che deputati e senatori più esperti possiedono.

#Biden2020, le parole della transizione: “Designated Survivor”. ultima modifica: 2020-11-30T12:31:23+01:00 da MARCO MICHIELI

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