Una storia che è Storia

“Quello che non ti dicono” di Mario Calabresi racconta la vicenda del rapimento di Carlo Saronio con partecipazione ma senza ombra di retorica, opera, evidentemente, di una profonda ricerca.
MARIA LUISA SEMI
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Ho letto il libro di Mario Calabresi Quello che non ti dicono. La vicenda del rapimento di Carlo Saronio e non solo. Inizia praticamente con un nome: Piero Masolo, prete missionario. Il cognome mi ha fatto ricordare il padre, notaio, col quale, di prima nomina, condividevamo lo studio a Venezia. Un giorno, entrando lo trovai con la mano appoggiata ancora sul ricevitore del telefono e con tono sereno mi disse: “La sai l’ultima? Hanno rapito mio cognato”. Al tempo lo scopo dei rapimenti era la richiesta di un riscatto e, conoscendo più o meno l’entità dei patrimoni Masolo/Saronio, a questo pensai. Passarono alcuni giorni, l’ansia aumentò, ma personalmente non riuscii a rendermi conto del fatto che, mentre la sorte del rapito non era argomento interessante, molto invece interessava l’entità della somma eventualmente chiesta dai rapitori. Denaro, insomma, nonostante Ernesto Masolo avesse sposato la sorella di Carlo.

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Il libro di Calabresi conferma questa mia impressione quando ricorda la difficoltà nel far riconoscere e dare un cognome alla figlia di Carlo, con l’aiuto di un avvocato del calibro di Cesare Rimini. Il tutto perché Marta, figlia di Carlo “fosse disconosciuta e perdesse il diritto alla sua parte di eredità”. Tristissima situazione.

Dopo alcuni giorni Ernesto Masolo si recò a Milano “per problemi di famiglia” e non lo vedemmo più. Qualche biglietto di auguri natalizi, ma niente altro.

Leggemmo – e con me altri amici veneziani – cronache giornalistiche, conoscemmo la sorte del povero Carlo Saronio, ma i dettagli e soprattutto l’ambiente e le persone che circondavano il ragazzo ho potuto apprenderlo leggendo il libro di Calabresi. Scritto molto bene, senza ombra di retorica, opera, evidentemente, di una profonda ricerca. Che ci fa conoscere non solo chi era Carlo Saronio, ma chi frequentava, per amicizia o per semplice conoscenza. Ricorrono nomi come Umberto Veronesi, Silvio Garattini e, forse soprattutto, padre Turoldo, oltre a molti altri.

Sdoppiata forse la personalità del rapito: da un lato il tecnico, interessato al proprio lavoro, dall’altro il ragazzo attento al prossimo e con una sua religiosità. Ma sempre consapevole del suo valore. L’avevo conosciuto al matrimonio, a Milano, della sorella Piera con Ernesto Masolo; poche frasi di circostanza, ovviamente, ma una sottile impressione del fatto che – pur conoscendo tutti i presenti – fosse spiazzato, estraneo all’ambiente, quasi in dovere di presenza.

Mario Calabresi

Calabresi è giovane, ma non giovanissimo; ai tempi era un bambino, ma è riuscito, con molta pazienza e ricerca, a dare un panorama del tempo. E pertanto ricorrono – per quel che ho vissuto – nomi e opinioni di personaggi come ad esempio Toni Negri, che avevo conosciuto come giovane assistente di filosofia del diritto in facoltà di giurisprudenza e poi di scienze politiche. Ho letto il libro che Anna, figlia di Toni, ha scritto sul padre, dal giorno dell’arresto in poi, ma naturalmente il tono è quasi più umano che storico.

Calabresi invece, pur con partecipazione e seguendo le vicende di una o forse due famiglie, è riuscito a “fare storia”. Non soltanto facendoci rivedere rapporti personali di Carlo, ma anche facendoci immergere in luoghi da lui vissuti e amati. Racconta, ma non è racconto, bensì una raccolta di autentici fatti, che – forse per i contatti con i protagonisti – vengono sottilmente pure commentati.

Conoscono i giovani la vicenda e il periodo? Si constata talvolta che non tutti, ma troppi, considerino il mondo nato trent’anni fa; il passato è preistoria, non è vicino. Calabresi, pur con leggerezza, senza drammatizzare, lo fa conoscere.

Unico piccolo neo nel libro, dovuto forse all’età dell’autore. Considera chi ha vissuto quel periodo morto, malato, se non sottilmente poco dotato di memoria. Non è così, molti ottantenni non soltanto hanno vissuto, ma ricordano, come fosse ieri, il periodo del terrorismo, dei rapimenti, della paura.

Un libro comunque da leggere, perché, appunto, non è cronaca, ma storia. La nostra.

Una storia che è Storia ultima modifica: 2020-11-30T15:14:49+01:00 da MARIA LUISA SEMI

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