Una boccata di microparticolato

Ambrogio è un cittadino milanese che inspira un’aria di qualità pessima, vive in una camera a gas sette giorni su sette sicuramente che non l’aiuta a proteggersi dal SarsCov2, anzi rende i suoi polmoni più fragili contro l'attacco del virus. Dovesse ammalarsi, respirare una miscela micidiale di inquinanti non aiuterebbe né un decorso benigno della malattia né una facile ripresa.
scritto da RELLINI MOSCUCCI SCIOMER PALANGE AGOSTONI
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L’ossigeno è il bene più prezioso, la molecola indispensabile alla nostra vita; la sua presenza e fruibilità sono la conditio sine qua non della nostra, e non solo, esistenza. È la difficoltà di assorbire ossigeno dall’aria che affatica i pazienti con Covid-19 sintomatico; tutto, in sostanza, gira intorno a questa piccola molecola vitale e trasparente. L’ossigeno però non è il solo a entrare in contatto con i nostri polmoni, benché sia l’unico ospite gradito. L’aria che noi comunemente respiriamo è composta da solo il 21 per cento di ossigeno, dal 78 per cento di azoto. Oltre a questi due elementi neutri, è presente un gran numero di sgradevoli imbucati: inquinanti pericolosissimi per la salute, che s’accumulano in particolari zone geografiche.

Un cittadino milanese, ad esempio, il 26 novembre 2020, per circa 14 volte al minuto, ha inspirato un’aria di qualità pessima. Il livello di monossido di carbonio varia nel corso della giornata da 676 µg/m3 al picco di 1129 µg/m3. Questo gas, inodore e incolore, compete con l’ossigeno per legarsi all’emoglobina, quindi, più monossido di carbonio respiriamo, meno ossigeno riusciamo a catturare. Ma non è il solo nemico che viene accolto, nostro malgrado, nel santuario dei nostri alveoli polmonari. Altri ospiti molesti sono le microparticelle, minuscole e capaci di penetrare la barriera del polmone causando effetti irritanti e infiammatori.

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L’Organizzazione mondiale della sanità consiglia una concentrazione di PM10 inferiore a 50 µg/m3; il 26 novembre a Milano la concentrazione di PM10 da 84 µg/m3 raggiunge 101,9 µg/m3, restando per tutte le ventiquattr’ore molto al di sopra del valore soglia. Il PM2.5, la cui massima concentrazione ritenuta accettabile è 25 µg/m3, a Milano nella stessa data raggiunge il picco di 93,6 µg/m3. 

Milano, 29 novembre 2020

Usando una calcolatrice possiamo facilmente valutare quanti sgraditi ospiti il nostro cittadino milanese, che chiameremo Ambrogio, accoglierà nei suoi polmoni. Il signor Ambrogio, che immaginiamo a riposo o mentre fa una passeggiata a passo lento, in casa o fuori casa, respirerà 7,5 litri d’aria ogni minuto, 450 litri ogni ora. In 24 ore di vita nella sua città il nostro Ambrogio respirerà quindi 10.800 litri d’aria, equivalenti di 10,8 m3.

A questo punto sarà facile osservare come il nostro simpatico signore milanese ogni giorno entrerà in contatto con quantità di inquinanti degni di una camera a gas, e questo semplicemente vivendo a Milano. Non andrà meglio ai suoi amici di Brescia e Torino. 

Questa vita in una camera a gas sette giorni su sette sicuramente non aiuta il sig. Ambrogio a proteggersi dal virus SarsCov2, anzi rende i suoi polmoni più fragili contro l’attacco del virus. Inoltre, se dovesse ammalarsi, probabilmente respirare una miscela micidiale di inquinanti non aiuterebbe né un decorso benigno della malattia né una facile ripresa. 

Cosa può fare Ambrogio per salvare i suoi polmoni? Chiudere le finestre? Inutile. Stare all’aria aperta? Ancora peggio. Passare qualche giorno nella sua casa al mare o in montagna? Vietato! Non gli resta che trasferirsi, a meno che qualcuno non inizi a occuparsi del problema della qualità dell’aria in Val Padana. 

Le città con la peggiore qualità dell’aria in questo momento: #Milano quarta.
Una boccata di microparticolato ultima modifica: 2020-12-02T17:42:50+01:00 da RELLINI MOSCUCCI SCIOMER PALANGE AGOSTONI

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