Floris e l’universo zeta

L’ultimo saggio del giornalista, “L’alleanza”, racconta i giovani nati dopo il 2000 profilando un patto tra generazioni per rimettere ordine nella confusione sociale, politica, economica, religiosa, ambientale condita dalla sfiducia che attanaglia l’Italia.
scritto da BARBARA MARENGO
Condividi
PDF

Obiettivo generazione Z: ovvero i giovani, questi sconosciuti. O almeno così potrebbero sembrarci, se non che dopo aver letto il saggio di Giovanni Floris L’alleanza. Noi e i nostri figli: dalla guerra tra i mondi al patto per crescere in uscita per edizioni Solferino, sull’universo “giovani” s’apre qualche finestra ed entra un po’ di luce. Il titolo stesso è di buon auspicio per l’operazione-comprensione che l’autore mette in atto analizzando dossier, statistiche, dati, indagini di sociologi, politici, psicologi, sondaggisti. C’è bisogno di lavorare insieme per far sì che il nostro paese non si sciolga nella sua essenza tra emergenze e incomprensioni, c’è bisogno di un’alleanza tra generazioni come da tradizione biblica, un patto per rimettere a posto tutta la confusione sociale, politica, economica, religiosa, ambientale condita dalla sfiducia che attanaglia l’Italia. 

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

Giovanni Floris scrive da padre e da giornalista, analizzando un mondo che a noi adulti molte volte risulta poco comprensibile, concentrandosi su quei giovani nati dopo il 2000 che sembra vivano in una realtà parallela. 

Insoddisfatti, indifferenti, un po’ asociali, incerti, irrispettosi, quasi alieni, portatori di un linguaggio incomprensibile per la maggior parte degli anziani, occhi bassi e collo arcuato verso l’inevitabile telefonino agganciato alle orecchie con cuffiette, a molta parte della società i ragazzi appaiono come generazione senza progetti: ma i padri e le madri come devono porsi di fronte a tale età complessa e che è sempre stata complessa, tra l’eterno dilemma di essere educatori o amici? Permissivi o rigorosi? 

In momenti difficilissimi acuiti dal persistere della pandemia, la generazione Z soffre anche numericamente, in una crisi demografica che si acuisce di anno in anno: nel 2012 i titolari della patente di generazione Z nati dopo il 2000 saranno meno di 400.000, a fronte di milioni di anziani e anzianissimi che però assicurano da pensionati sostegno economico a figli e nipoti. Figli e nipoti che già dalla nascita sono titolari di un debito enorme che continuerà nel futuro. 

Conflitto generazionale “incartato in una impasse di stereotipi”, con la politica non in grado di soddisfare aspettative concrete auspicate a gran voce, senza leader credibili o ideali definiti (come invece era successo alle generazioni precedenti di padri e nonni).

E la pandemia con relativo confinamento ha reso ancora più palese il fatto che la questione dei figli

è cuore di tutte le altre, dall’istruzione ai servizi sociali, alla previdenza: dal ruolo del nostro Paese in Europa alla qualità della nostra classe dirigente.

Eccoci quindi alle dolenti note, con i mesi di chiusura durante i quali gli adolescenti hanno patito solitudine e sconforto mentre il sessanta per cento delle donne hanno dovuto gestire da sole la famiglia. 

Quarantena e tutti i problemi legati a essa a parte, i giovani di oggi vivono in un’atmosfera alquanto cupa, e non per colpa loro: cresciuta a pane e crisi economica dal 2008, oggi la generazione Z sa che non troverà facilmente lavoro, e che l’ascensore sociale è decisamente bloccato. In una società dove “ricambio generazionale” equivale a una bestemmia, i ragazzi galleggiano in un’incertezza che si riflette in negativo sulla vita sociale dell’intero paese.

Indifferenti ma non troppo, i giovani targati 2020 sono capaci però di cose straordinarie, dall’impegno nel volontariato alla musica suonata da un terrazzo per confortare le giornate di clausura, fino alle manifestazioni per salvare il pianeta dalla catastrofe ambientale sulle orme di Greta: finalmente una leader, ragazzina vilipesa e offesa che è riuscita a farsi ascoltare dai cosiddetti potenti della terra fino all’assemblea delle Nazioni Unite; che ogni venerdì per mesi ha mosso le folle di giovani nel mondo per richiamare i governi a mettere in pratica quello che rimane di proclami e intenzioni, una strategia reale per la tutela di quel che resta dell’ambiente.

Impietosa la strada densa di ostacoli che lasciamo ai nostri figli, un “percorso verso la stanza dei bottoni” che tra vent’anni sarà nelle loro mani e al quale devono giungere preparati. Ma come potranno giungere preparati a gestire le leve di un paese in tutti i settori della società se non si danno loro le possibilità di superare i famosi ostacoli? E qui si apre un capitolo lunghissimo di doléances, dalla carenza del sistema scolastico all’esiguo numero dei laureati, dalla latitanza dei concorsi pubblici ai tagli a sanità, scuola, stato sociale, oltre alla mancanza di case, alla difficoltà di accedere a mutui, e chi più ne ha più ne metta.

Floris confronta impietosamente i “suoi tempi” della giovinezza, in quegli anni Ottanta ricchi di ideali, impegno, sogni, famiglia ancora unita, personalità dirompenti nel cinema, nella musica, nella politica. Tutto quello che oggi non c’è.

Leggendo interviste e testimonianze, sono gli stessi giovani a metterci di fronte alle loro incertezze, paure, disillusioni. Un linguaggio a parte che solo loro capiscono e che ci farebbe apparire ridicoli se volessimo imitarlo sembra allontanare la generazione dei padri da quella dei figli. La musica ad esempio, tra rap e trap, l’uso della tecnologia e il mito degli influencer in rutilante mutamento come anche in continuo mutare è l’uso dei social, FB fuori moda, Instagram o TicToc, attimi di connessione e di chat che hanno cambiato il modo di comunicare. Potentissimi influencer dettano i ritmi delle giornate, di musica moda cibo etc. e assieme a un atteggiamento alquanto sprezzante verso gli adulti fanno sì che l’universo Z appaia complesso, come in realtà è.

Ma esiste ed è trasversale a questo mondo liquido dove esistono bullismo e cyberbullismo responsabili di depressioni quando non di suicidi, un mondo di minori lasciati soli con la rete che li intrappola in un isolamento pernicioso. In un’emergenza tecnologica che si è evidenziata durante la chiusura, con la didattica a distanza che ha penalizzato il dodici per cento degli studenti che non possiedono un tablet o un telefono collegato a internet, il venti per cento al Sud. Ragazzi che a 35.000 ogni anno lasciano l’Italia per cercare lavoro anche qualificato all’estero, disperdendo risorse e spese sostenute dallo Stato: non sempre negativa come esperienza, anzi arricchente ma emblematica, visto che in questi ultimi anni anche i nonni lasciano la patria per godersi pensione detax all’estero.

Floris afferma la necessità imprescindibile per il futuro del paese di trovare un’alleanza tra le generazioni per superare i tanti sbarramenti che incombono sulla società italiana: ragazzi iperprotetti da ansie genitoriali ma anche iperincompresi, che vogliono sentirsi utili in un paese “vecchio ma non povero” che deve mettere in atto una serie di provvedimenti rapidi senza i lacci di una burocrazia-macigno, dalla politica abitativa all’adeguamento delle strutture scolastiche. Un’alleanza che deve passare “da protesta a proposta” a vantaggio di tutte le generazioni, con il coraggio dell’impegno di una massa di giovani pronti a rilevare il testimone della responsabilità. Prospettiva non facile, bro (brother, fratello).

Floris e l’universo zeta ultima modifica: 2020-12-05T17:38:01+01:00 da BARBARA MARENGO

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento