Biden, una squadra al femminile

La squadra che si occuperà della comunicazione della Casa Bianca sarà composta da sole donne. Un cambio di passo rispetto al passato e che interessa anche altri settori della nuova amminstrazione: a cominciare dall’economia.
MARCO MICHIELI
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Il contrasto con l’amministrazione di Donald Trump non poteva essere più evidente nelle prime nomine di Joe Biden. Per la prima volta la squadra che si occupa della comunicazione del presidente e della vicepresidente sarà multirazziale e completamente al femminile. Anche il presidente Trump aveva un’addetta stampa e una direttrice della comunicazione ma la scelta di Biden rappresenta anche simbolicamente una novità. Non senza l’intenzione di sviare l’attenzione sui contrasti tra progressisti e centristi sulla composizione del nuovo esecutivo presidenziale.

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Quel che è certo è che l’approccio conflittuale della Casa Bianca trumpiana lascia spazio a un rapporto tra media e amministrazione più tradizionale. Molte delle donne nominate hanno una lunga esperienza accumulata durante gli anni della presidenza di Barack Obama, tanto da far parlare di terzo mandato di Obama.

Jen Psaki sarà la figura più in vista: diventa infatti l’addetta stampa del presidente, uno dei lavori di più alto profilo e tra i più impegnativi. L’esperta di comunicazione ha affiancato Biden durante i primi anni della presidenza Obama e poi è stata la portavoce di John Kerry al dipartimento di stato. Proprio l’esperienza di Psaki è un’indicazione di come Biden intende affrontare il rapporto con i media. Nel passato infatti gli addetti stampa che hanno ricoperto il ruolo per il presidente eletto erano solitamente espressione della campagna elettorale. Psaki ha affiancato Biden soltanto dopo le elezioni per aiutarlo nella transizione ma non ha avuto un ruolo attivo nella campagna elettorale. Piuttosto la neo-addetta stampa ha un bagaglio tecnico e amministrativo che la nuova amministrazione ritiene necessario per confrontarsi con i giornalisti. Come ha detto Jay Carney, ex addetto stampa di Obama, la scelta di Psaki è in linea con il ritorno di Biden a una figura che non ricerca lo scontro con la stampa ma affronta i temi in maniera bipartisan, con credibilità e professionalità.

Oltre a Jen Psaki della squadra fanno parte Karine Jean-Pierre, la vice di Psaki; Kate Bedingfield, come direttrice della comunicazione; Ashley Etienne, direttrice della comunicazione di Kamala Harris; Symone Sanders, portavoce della vice-presidente; Elizabeth Alexander, direttrice della comunicazione della First Lady Jill Biden.

Una delle figure più interessanti sarà quello della vice di Psaki, Karine Jean-Pierre, un’attivista politica che è stata capo di gabinetto di Kamala Harris durante la campagna elettorale. Jean-Pierre è stata la prima donna nera e la prima donna lesbica a ricoprire un ruolo di questo tipo per un candidato vicepresidente. Jean-Pierre, che ha fatto parte dello staff di Obama nella passata amministrazione, è nata in Martinica da genitori haitiani che poi si sono trasferiti a New York City e ha lavorato a lungo con l’organizzazione MoveOn.org ed è stata un’analista politica per NBC e MSNBC.

Kate Bedingfield, la nuova direttrice della comunicazione, ha invece un passato tra settore privato e pubblico. Ex portavoce di John Edwards nel 2008, ha poi ricoperto il ruolo di direttrice della comunicazione per Biden quando l’attuale presidente era il vice di Obama. La nuova direttrice ha poi avuto vari ruoli nel settore privato.

Più nota al grande pubblico è invece la nuova portavoce della vicepresidente Harris: Symone Sanders. Sanders è stata il volto di Biden in tutte le trasmissioni televisive, a partire dalle primarie, durante le quali era la principale consigliera politica di Biden. Symone Sanders fu all’epoca delle primarie una straordinaria acquisizione della squadra di Biden perché la donna proveniva dalla sinistra del partito: aveva infatti ricoperto il ruolo di addetta stampa per Bernie Sanders nel 2016, quando era stata la più giovane addetta stampa della storia di un candidato presidenziale. È noto l’impegno di Sanders nel campo dei movimenti e del consulting politico ad aziende, candidati e movimenti sociali, dopo anni trascorsi nell’attività organizzativa di molti movimenti nazionali come la Coalition of Juvenile Justice.

Sanders lavorerà in tandem con Ahsley Etienne, la nuova direttrice della comunicazione di Kamala Harris. Etienne ha un passato nell’amministrazione Obama, dove ha collaborato per curare la comunicazione con il movimento del Black Lives Matter e ha curato l’aspetto della comunicazione di iniziative del presidente Obama rivolte agli African-Americans. All’epoca Etienne fu considerata dalla rivista Essence come una delle donne nere più potenti dell’amministrazione Obama.

Elizabeth Alexander, la direttrice della comunicazione della First Lady Jill Biden, è invece un’addetta stampa e avvocato texano che fu addetta stampa di Biden quand’era al Senato e poi durante gli anni della vicepresidenza.

A queste nomine s’aggiungono quelle di Pili Tobar e di Tina Flournoy. Tobar, la vice direttrice della comunicazione di Biden, è una veterana del movimento che si occupa della riforma delle politiche dell’immigrazione America’s Voice ed è stata la responsabile per i media ispanici per il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer, per il Democratic National Committee e per altri deputati dem. Tobar è con Jean-Pierre una delle due nomine salutate dai movimenti Lgbtq come epocali. Flournoy sarà invece il capo di gabinetto di Harris e ha un’esperienza politica profonda: vice responsabile della campagna elettorale Clinton-Gore, capo gabinetto del candidato vice di Gore Joe Lieberman e direttore finanziario per la campagna di Gore. La nuova capo di gabinetto fa parte di un gruppo che si definisce “the Colored Girls” e che include tra le altre Donna Brazile, la responsabile della campagna elettorale di Gore nel 2000 e poi presidente del Partito democratico durante le primarie che videro Hillary Clinton contro Bernie Sanders.

Le nomine della squadra della comunicazione di Biden e Harris sono però soltanto alcune delle molte nomine femminili. Biden ha infatti nominato segretario al tesoro l’ex governatrice della Fed Janet Yellen, un posto a lungo ambito dalla sinistra del partito, lasciata anche questa volta a bocca asciutta. Biden ha poi fatto una serie di nomine in posti meno noti ma molto rilevanti. Come la nuova responsabile dell’Office of Management and Budget, il potente ufficio della Casa Bianca che si occupa del bilancio federale e fornisce al presidente documentazione e dati. Alla testa di quest’importante dipartimento è stata nominata Neera Tanden, amministratore delegato e presidente del Center for American Progress, la prima donna di colore e la prima americana originaria dall’Asia meridionale a ricoprire questo ruolo. La scelta di Tanden è stata contestata sia a sinistra sia dai repubblicani che hanno promesso di impedire la sua nomina. Un’altra nomina rilevante in campo economico è stata quella di Cecilia Rouse, un’economista africano-americana di Princeton, che guiderà i consiglieri economici della Casa Bianca.

Tutte queste nomine hanno segnato una svolta importante per le donne e per le minoranze che per la prima volta ricoprono ruoli decisivi, la maggior parte dei quali non richiede l’approvazione del Senato. Tuttavia è possibile che il tentativo della squadra di Biden sia anche un altro. La nomine di un così ampio numero di professioniste che rompono delle barriere sembrano anche far parte d’un tentativo di distrarre la sinistra del partito che ad oggi ha ottenuto poco o nulla. È normale che il personale che lavora al fianco del presidente gli sia vicino anche in termini di preferenze politiche. Ma molti temono che possa essere un’anticipazione di quello che potrebbe accadere con le prossime nomine dell’esecutivo di Biden. L’ex manager della campagna di Bernie Sanders del 2020, Faiz Shakir, pur lodando l’impegno di Biden per la diversità, ha sottolineato infatti che si tratta di nomine di “burocrati” e che quelle erano le personalità più adatte per quel ruolo. Quindi ci si attende qualcosa di diverso da Biden per l’esecutivo. E qui i problemi sarnno molti.

Biden, una squadra al femminile ultima modifica: 2020-12-08T19:27:47+01:00 da MARCO MICHIELI

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