Conflitti africani. Guerre come tutte le altre

“Guerre nere” di Mario Giro spazza via lo stereotipo, un po’ falso e un po’ superficiale, un po’ accomodante e un po’ liquidatorio, che le guerre africane siano etniche, tribali, brutali. “Sono politiche tanto quanto quelle degli altri continenti, e sono frutto delle trasformazioni che il continente sta vivendo fin dal volgere del millennio”.
scritto da ANGELO FERRARI
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La domanda è semplice: a cosa serve una guida ai conflitti in Africa? La risposta è altrettanto semplice: a capire cosa accade laggiù. Quindi l’ultimo libro di Mario Giro – docente di Storia delle Relazioni internazionali all’Università per Stranieri di Perugia, viceministro degli Esteri dal 2013 al 2018 ed esponente della Comunità di Sant’Egidio – Guerre nere. Guida ai conflitti nell’Africa contemporanea (edizioni Guerini e Associati), potrebbe essere definito come un testo per addetti ai lavori, per coloro che studiano i fenomeni che si consumano in quel continente. Leggendolo, tuttavia, si capisce una cosa, anche qui molto semplice, che quanto accade laggiù ci riguarda molto da vicino, troppo da vicino per essere ignorato. Guerre nere spazza via lo stereotipo, un po’ falso e un po’ superficiale, un po’ accomodante e un po’ liquidatorio, che le guerre africane siano etniche, tribali, brutali, fatte da selvaggi e, quindi, fuori dalla storia, senza radici o con radici difficili da capire, decisamente arcaiche e in larga parte incomprensibili. Ma da subito, nell’introduzione, Giro chiarisce molto bene che le

guerre africane sono politiche tanto quanto quelle degli altri continenti, e sono frutto delle trasformazioni che il continente sta vivendo fin dal volgere del millennio. L’Africa non è indietro o in ritardo, non è estranea alla storia: paradossalmente è entrata nella globalizzazione prima dell’Europa, cogliendone le opportunità e accettandone le sfide, soprattutto quelle contraddittorie del mercato. 

È del tutto evidente, secondo questa lettura, che l’Africa è tornata, suo malgrado, ad essere protagonista degli interessi commerciali globali sia per le materie prime, di cui è ghiotto l’Occidente “allargato”, sia per le opportunità economiche che offre a buon mercato, inclusi i traffici illeciti. “Tutto ciò sta alla base – osserva Giro – di molti conflitti e crisi che hanno insanguinato il continente e hanno continuato a tormentarlo”. 

Guerre nere – non sfugga che “nere” viene usato per definire l’enigmaticità dei conflitti africani – approccia, inoltre, e cerca di approfondirlo, il tema del perché tanti giovani si diano alle armi come strumento di riscatto sociale, in una società africana spinta verso un’urbanizzazione esasperata. In altre parole, in Africa

ogni persona e ogni famiglia reca con sé la storia del linguaggio in rapporto alla terra che ha lasciato e a quella che ha eventualmente occupato […]. Nelle bidonvilles delle grandi città la questione della terra si appanna e scompare nel caos dell’urbanizzazione; non sempre però il suo portato simbolico che definisce le identità.

I giovani, i “cadetti sociali”, nel caos urbanistico vanno alla ricerca di radici, di un ordine sociale dentro il caos, di una via per emergere in “una società che non li considera più”. Ecco che le armi diventano una nuova opportunità così come la via della migrazione. 

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Le guerre africane nascono da ragioni identitarie, religiose, ambientali, sociali, economiche, geopolitiche, al pari di quelle in atto nelle altre parti del mondo. Dalla fine della guerra fredda, però, i protagonisti dei conflitti hanno lasciato che le ragioni della lotta fossero rappresentate, almeno in Occidente, nei termini di una narrazione etnica. Per quale ragione? Essenzialmente per inerzia, sostiene Giro. Questa rappresentazione ha permesso di dare una spiegazione a questioni legate alla proprietà fondiaria, alla dialettica identitaria e allo sfruttamento delle risorse senza doversi preoccupare di sciogliere le contraddizioni e andare a fondo. Si è preferito

utilizzare la logica etnica di sangue e razza fissata dal colonizzatore e facilmente decifrabile, piuttosto che quella tradizionale africana, più mobile, legata alle dinamiche dei ceti sociali, porosa e connessa ad ascendenze e lignaggi ma molto difficile da rappresentare.

In tutto ciò gli africani, non senza colpa o per opportunismo, lasciano che le loro guerre siano raccontate, qui da noi, usando categorie decisamente più familiari al pensiero occidentale. 

Nel libro di Giro non vengono raccontate tutte le guerre. Sono analizzati quei fenomeni, quelle guerre, che si sono sviluppate in paesi e regioni dove il cambiamento sociale, economico e antropologico dovuto alla globalizzazione sono più evidenti: Costa d’Avorio, Rwanda, Sahel, Mozambico, Repubblica democratica del Congo e Nigeria. 

Giro, infine, offre uno sguardo diverso sulle guerre africane che per certi versi si sono privatizzate diventando un “mestiere delle armi” dentro il caos della globalizzazione. Il libro, dunque, è un contributo a comprendere meglio l’Africa, un universo così vicino all’Europa, ma poco conosciuto.

La natura stessa di quelle guerre non ci è estranea ma è il risultato di molti apporti e delle trasformazioni provocate dalla nuova epoca che stiamo vivendo tutti. 

Conflitti africani. Guerre come tutte le altre ultima modifica: 2020-12-12T19:04:31+01:00 da ANGELO FERRARI

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