Pordenone, una “bellezza che non ti aspetti”

Conversando con Enrico Galiano. Lo scrittore pordenonese ci racconta la città e perché sì, può essere considerata quella con la miglior qualità della vita in Italia.
scritto da ARIANNA TOMASI
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[PORDENONE]

Con Enrico Galiano parliamo della sua città, balzata agli onori delle cronache qualche giorno fa per un primato davvero singolare per chi da queste parti non c’è mai stato: è la città dove si vive meglio in Italia. Galiano insegna. Ama il suo lavoro, è la sua passione. E si vede. Un’attività che non svolge solo in classe. Ha creato la webserie “Cose da prof” che su Facebook ha superato venti milioni di visualizzazioni. Ma la sua notorietà la deve soprattutto al fatto di essere uno scrittore di successo. Ha pubblicato quattro romanzi con Garzanti (Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi, Più forte di ogni addio, Dormi stanotte sul mio cuore), ha curato il libro illustrato Basta un attimo per tornare bambini e il suo ultimo lavoro è stato un saggio sull’importanza di compiere errori, L’arte di sbagliare alla grande

Enrico Galiano

Pordenone, dunque, perché è questa la città “premiata” dalla ricerca condotta da Italia Oggi e dalla Sapienza di Roma. “La mia città? È un’ottima città in cui vivere se hai più di quarant’anni” sostiene Galiano. Offre davvero molto in termini culturali, al pari delle grandi città, senza però “la frenesia e la dispersività di altre realtà”. 

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Si riesce a godere di più e meglio delle opportunità che ci sono, prendendosi i propri tempi.

Tutto vero, ma se si ha qualche ambizione o voglia di una vita più frizzante, perché non trasferirsi in una città più grande, più movimentata? Non è domanda da rivolgere a uno scrittore come Enrico Galiano. “La scrittura ha anche bisogno dei suoi spazi vuoti, dei suoi momenti di stacco e in una grande città forse è più difficile averli”. La dimensione giusta è un “po’ come i vestiti: ognuno si mette quello che gli sta meglio”.

Ricordiamo a Galiano una scena del film Benvenuti al Nord, in cui il protagonista Mattia, impiegato delle Poste di Castellabate, riceve la notizia del suo trasferimento… a Pordenone! Anche se poi non ci finirà, a Pordenone, Mattia rimane scioccato da questo trasferimento. Neppure sapeva bene dove si trovasse quella città, anzi ne era quasi spaventato soprattutto per il “troppo Nord” che sembrava evocare. Mettendosi nei panni di Mattia, come Enrico avrebbe cercato di attirarlo verso Pordenone e cosa gli avrebbe raccontato per rassicurarlo della qualità di una città come Pordenone? 

“Pordenone – ragiona Galiano – appartiene alla categoria di quelle bellezze che non t’aspetti; il nome, nel resto d’Italia, è spesso associato – chissà per quale motivo – a una città di montagna”, sebbene le montagne si intravedono soltanto, slanciate dietro i territori pianeggianti della città friulana e dintorni.

Una panoramica della città di Pordenone

Galiano racconta poi che tutte le persone che gli è capitato di conoscere in questi anni girando per l’Italia e che sono passate per Pordenone gli hanno poi confessato: “Non mi aspettavo che fosse così bella: un gioiellino!” È quel tipo di posto in cui, se vivi in qualsiasi altra parte d’Italia, non pensi di poter trovare tanta bellezza. Molti sono i luoghi caratteristici di Pordenone che la rendono unica: “un centro città molto accogliente, dei bei corsi, soprattutto Corso Vittorio Emanuele, un bel municipio, dei bei vicoli sotto il campanile dove fare due passi”. E poi numerose sono anche le offerte ricreative nella città sul Noncello. Si mangia bene, si beve bene, un gourmand non sbaglierebbe a venire da queste parti.

Importante è allora, soprattutto per chi ci vive tutti i giorni, non dare per scontate tutte queste bellezze e tutte queste opportunità. “Non mi stupisce che siamo sempre ai primi posti come qualità della vita perché è un luogo sicuro, dove puoi fare una camminata in tranquillità anche la sera, da solo”.

Con un insegnante, inevitabile finire per parlare della situazione scolastica. L’offerta scolastica della provincia è ampia e variegata: scuole montessoriane, scuole in lingua anche per i bambini più piccoli, scuole dell’infanzia con insegnanti molto ben preparati.

C’è un però. Galiano mette in luce l’altro lato della medaglia: la fascia più giovane spesso è più costretta poiché le offerte e gli spazi a loro disposizione sono minori; la fiera della musica di Azzano Decimo è un esempio virtuoso di iniziativa per i giovani che il professore cita, a fronte però di numerose altre che sono state eliminate. Galiano ammette che indubbiamente “a livello di infrastrutture e di situazioni, una persona matura sta bene a Pordenone”.

Pordenone, dunque, si gode il suo primato mentre il professore e scrittore ci invita a gustare le cose belle che ci circondano. Proprio come Pordenone, che nasconde in sé due aspetti “complementari e opposti: chi non ci vive non si aspetta che sia così bella, invece chi ci vive non se ne rende conto quasi mai del tutto e appieno”. 

Corso Vittorio Emanuele II

Che poi il primato sia davvero meritato, è un’altra storia. Già, perché poco più di due settimane dopo la pubblicazione della ricerca di Italia Oggi e l’università La Sapienza – la ragione per cui abbiamo interpellato un pordenonese doc come Galiano – un’altra indagine, questa volta condotta da Il Sole 24 Ore, ribalta le carte in tavola: non è Pordenone la città in cui si vive meglio. Ovvio, ogni indagine ha i suoi parametri, e ogni indagine del genere trova un’eco effimera.

Eppure ci sta che Pordenone sia considerata, comunque, una città un po’ speciale, a partire dallo stesso nome. Dal latino Portus Naonis, Pordenone è citata per la prima volta nel 1204 all’interno del Diario di viaggio di Wolger di Passau, che sarebbe diventato anni dopo il Patriarca di Aquileia. Il nome originario latino significa “porto [del fiume] Noncello”, ossia il fiume principale che fiancheggia la città.

Le copertine dei romanzi di Enrico Galiano

Fin dalle origini esso ha accompagnato le attività economiche, rendendo la città già alla fine del Duecento punto di transito fondamentale. Il Noncello, e poi i fiumi Meduna e Livenza in cui il primo affluisce, permettevano i collegamenti con i territori veneziani nonché i commerci via acqua con Venezia e l’Adriatico. Anche lo stemma del Comune di Pordenone è un omaggio al Noncello: raffigura una porta spalancata sulle onde, che rappresentano proprio il fiume, e sottolinea l’importanza della città come porto fluviale; le due corone d’oro rappresentano la potestà di cui la città godeva. 

Pordenone, una “bellezza che non ti aspetti” ultima modifica: 2020-12-18T23:21:40+01:00 da ARIANNA TOMASI

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