Haaland, un Nordhal moderno, un campione globale

Nella nuova era calcistica contemporanea i miti del passato, come Maradona, Sivori, Pelè, lasciano il posto a fenomeni prestanti, eclettici e inarrestabili, destinati a salire sull'Olimpo del calcio mondiale. Come la nuova star norvegese.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Addio Novecento dei magnifici brevilinei, dei campioni nati nelle favelas, delle grandi ideologie che hanno coinvolto e segnato anche il mondo dello sport e benvenuti, sia pur con qualche comprensibile rimpianto, in questo Ventunesimo secolo post-tutto in cui i calciatori, specie i campioni, sono per lo più longilinei e privi di particolari connotati ideologici.

Molti di loro sono lodevolmente impegnati in cause sociali e umanitarie, vero e giusto, ma non abbiamo più a che fare con un Maradona, un Sivori o con l’altissimo e politicissimo dottor Socrates, artefice in patria della “democrazia corinthiana”, lanciata come guanto di sfida al regime militare che opprimeva il suo paese, e venuto in Italia – parole sue – “per leggere Gramsci in lingua originale”.

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Benvenuto, dunque, Erling Braut Haaland, panzer norvegese capace di confutare una celebre battuta di Boskov, secondo cui “La Norvegia non è un paese dove il calcio è di casa”. Forse non lo era nel 2000, ma poi è arrivato questo vichingo, alto un metro e novantaquattro, esplosivo nella classe e nella prestanza fisica, ed ecco che il corso della storia del calcio è mutato ancora una volta.

Il cannoniere Haaland, che si scriverebbe Håland ma ha cambiato cognome grazie a una geniale intuizione commerciale del solito Mino Raiola, è quanto di più simile si sia mai visto al “pompierone” Nordhal (scomparso venticinque anni fa), funambolo rossonero dei primi anni Cinquanta, punto di riferimento del celebre trio svedese Gre-No-Li e capace di segnare la bellezza di trentacinque reti in un solo campionato, superato unicamente da Higuaín e Ciro Immobile a distanza, rispettivamente, di sessantasei e settant’anni.

Ci sono pochi dubbi sul fatto che il bombardiere nordico sarebbe in grado di replicare i fasti dell’ex vigile del fuoco di Hörnefors, andando anche oltre e ponendosi come il legittimo erede di Cristiano Ronaldo, giusto per citare l’esempio di un mito più recente.

Guai, tuttavia, ad abituarsi ai record di questo giovanissimo fuoriclasse: ha compiuto vent’anni lo scorso 21 luglio, ma sembra già un veterano, il che non toglie neanche una stilla di eccezionalità al suo curriculum da centravanti di razza purissima, in grado di aggiudicarsi, quest’anno, addirittura il prestigioso “Golden Boy” di Tuttosport.

Haaland è capace di far sembrare semplice l’impossibile, di imporsi sulla scena internazionale a un’età cui nemmeno Messi e CR7 erano ancora al suo livello, di far parlare di sé partita dopo partita e di proporsi come uno dei protagonisti assoluti del prossimo decennio, pur giocando in una Nazionale che finora ha contato abbastanza poco nel panorama calcistico mondiale, ma che adesso potrebbe vivere un’insperata età dell’oro.

Al pari di Mbappé, Haaland appartiene ai ragazzi terribili, i ventenni destinati a conquistare il mondo anche in ambito sportivo, la generazione tecnologica per eccellenza, cresciuta nell’Europa del nuovo millennio, lontanissima dagli schemi del Secolo breve, innovativa in tutto e per tutto, con modelli, esempi e punti di riferimento che noi fatichiamo a capire e, proprio per questo, ancora più spiazzante.

La vita di Haaland e dei suoi coetanei, nel calcio e non solo, è un dribbling continuo, una trovata senza fine, una rivoluzione mite ma irrefrenabile, un cambiamento d’epoca e il vero passaggio di consegne fra passato e futuro. Se in Ronaldo e Messi, infatti, si possono scorgere ancora delle tracce di Novecento, con il suo carico di passione, sofferenza, dramma e grandezza, Haaland è altro, non etichettabile secondo categorie ormai superate, completamente figlio di questo tempo, di questo millennio, della complessità di uno sport globale, mediatico, velocissimo, tutto votato all’attacco, in cui anche portieri e difensori sono chiamati a costruire gioco e in cui nello spogliatoio di ogni squadra si parlano almeno dieci lingue diverse.

Haaland è nato e cresciuto a contatto con l’incertezza, con l’instabilità, con la follia e con la continua distruzione creatrice, e tutte queste caratteristiche si riflettono nel suo gioco irresistibile, ricco di grinta, forza fisica, rabbia agonistica e potenza destabilizzante.

I titolari del Borussia Dortmund di questa stagione calcistica 2020/2021.

Il Borussia Dortmund non è che una tappa del suo assalto al cielo. A breve volerà nell’Empireo e a noi umili innamorati della bellezza non resterà che inchinarsi al cospetto del suo dominio. Anche la Norvegia, caro Boskov, è diventata un paese di calcio, a dimostrazione che la globalizzazione, se posta entro i giusti binari, può essere davvero una gran bella cosa.

Pallone, e non solo.
Gli eroi del calcio e dello sport
raccontati da Roberto Bertoni

Haaland, un Nordhal moderno, un campione globale ultima modifica: 2020-12-22T17:40:30+01:00 da ROBERTO BERTONI

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