#Biden2020, le parole della transizione: “Midnight judges”

Le nomine e le regolamentazioni dell’ultimo minuto sono una tradizione della transizione tra un presidente e l’altro, nel tentativo di lasciare un’eredità simbolica della propria presidenza. E Trump non è da meno: minore protezione ambientale, disinteresse per i diritti dei transgender e nuovi metodi di esecuzione federale.
MARCO MICHIELI
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Quando il presidente John Adams passò le notti e i giorni alla ricerca di persone da nominare alle nuove corti federali, nessuno pensava quali sarebbero state le conseguenze di quella scelta. Adams, esponente dei federalisti, aveva appena perso le elezioni e il suo ex-amico e poi rivale Thomas Jefferson, leader dei democratico-repubblicani, si avviava a diventare presidente.

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A dividere due dei più rilevanti padri fondatori degli Stati Uniti non era solo l’appartenenza politica: John Adams infatti “guidava” i federalisti – divisi tra i suoi sostenitori e i supporter di Alexander Hamilton, l’arcinemico di Jefferson – che sostenevano la necessità di attribuire maggior potere al governo federale e in particolare alla giustizia federale; Thomas Jefferson – e James Madison, il padre della costituzione americana – guidava lo schieramento democratico-repubblicano che si opponeva a qualsiasi centralismo.

Lo scontro tra Adams e Jefferson fu particolarmente brutale durante la campagna elettorale del 1800, una della più dure di sempre (che costarono la vita all’altro leader dei federalisti, Alexander Hamilton, ucciso in un duello da Aaron Burr, il vice di Jefferson). I sostenitori di Jefferson accusarono Adams di essere un “ermafrodita”, mentre il campo di Adams definì Jefferson “un individuo meschino”, dedito alla “bella vita”. Jefferson assunse anche un giornalista per diffamare Adams sulla stampa, con una falsa storia sul desiderio di Adams di voler iniziare una guerra con la Francia rivoluzionaria. Lo scontro fu così aspro che, il giorno dell’inaugurazione di Jefferson, Adams lasciò Washington in diligenza e non fu presente durante la cerimonia. I due non avrebbero più scambiato parola per dodici anni. Il giornalista invece che aveva scritto l’articolo diffamatorio su Adams chiese poi a Jefferson di esser ricompensato per il suo servizio. Ma al diniego di Jefferson, il giornalista pubblicò le prime indiscrezioni pubbliche sulla relazione tra il neo-presidente, proprietario e sostenitore della schiavitù, e la sua schiava, soprannominata “Dusky Sally”.

Lo scontro personale si mescolò a quello politico anche nella fase di transizione dei poteri. Il partito di Jefferson aveva vinto non solo la presidenza ma anche il Congresso. I federalisti, impauriti dalla possibilità di perdere il potere, riuscirono ad approvare una legge – il Judiciary Act – che interveniva su un aspetto fondamentale della contesa tra i due partiti: la giurisdizione dei tribunali federali. I democratico-repubblicani volevano che i tribunali federali fossero limitati nella loro azione, ma la nuova legge invece conferiva a questi tribunali una maggiore giurisdizione a spese del potere degli stati. L’atto inoltre aggiungeva sei nuovi circuiti giudiziari federali con sedici nuovi giudici. Tra il 12 dicembre e il 4 marzo, il presidente Adams, con l’approvazione del Senato, riempì queste nuove giurisdizioni con giudici legati al suo partito. Inoltre Adams riuscì a far passare la nomina del nuovo giudice capo della Corte Suprema, John Marshall, ex segretario di stato e federalista (che considerava Jefferson un “terrorista”).

Tutte queste nomine furono ribattezzate “nomine di mezzanotte” per indicare appunto che si era trattato di nomine dell’ultimo minuto. Infuriato, Jefferson dichiarò che i federalisti si erano “ritirati nella magistratura come una roccaforte” dove gli sforzi del suo partito sarebbero stati “abbattuti e cancellati”. Una volta al potere, quindi, i democratico-repubblicani abrogarono rapidamente la legge del 1801. Ma la rimozione dei giudici “di mezzanotte” non fu invece così semplice. Alcuni dei nominati si rifiutarono di prendere servizio, altri furono rimossi. Tuttavia un giudice di pace nominato a Washington Dc, William Marbury, fece ricorso alla giustizia perché gli fu impedito di prendere il posto per il quale era stato nominato. E arrivò fino alla Corte Suprema, dominata dai federalisti, che si pronunciò con una sentenza storica per l’equilibrio dei poteri negli Stati Uniti. Infatti, con la sentenza Marbury contro Madison, il giudice capo John Marshall respinse la richiesta di Marbury ma affermò che la Corte Suprema aveva il potere di dichiarare quale legge fosse incostituzionale e, nel caso, di rendere nulle leggi del Congresso.

Thomas Jefferson

Le “nomine di mezzanotte” sono state patrimonio costante di ogni presidenza uscente, un tentativo di ostacolare il successore oppure di tutelare una sorta di eredità politica. Negli anni Ottanta alla “nomine di mezzanotte” si aggiunsero anche i “regolamenti di mezzanotte”, quando durante gli ultimi mesi del mandato di Jimmy Carter, sconfitto da Ronald Reagan, furono pubblicate più di diecimila pagine di nuovi regolamenti, tra il giorno delle elezioni e il giorno dell’inaugurazione di Ronald Reagan.

Anche se l’attività di Carter era stata particolarmente proficua in quei mesi, si trattava in realtà di un’abitudine molto diffusa: dal 1948, durante il periodo di transizione tra un presidente e l’altro, l’attività legislativa aumenta in media del 17 per cento rispetto allo stesso periodo negli anni non elettorali.

Il nuovo presidente può decidere di sospendere la legislazione, anche se talvolta comporta una perdita di tempo rispetto agli obiettivi dell’amministrazione entrante. Si tratta spesso di legislazione dal carattere simbolico importante, che cerca di trasmettere alla “posterità” l’eredità politica di ciascun presidente.

George W. Bush, per esempio, approvò una serie di regolamentazioni per consentire la perforazione del suolo pubblico per verificare la presenza di scisti bituminosi o, ancora, per consentire al personale medico e ospedaliero di esercitare un’obiezione di coscienza in caso di aborti e di contraccettivi. Barack Obama invece è intervenuto con legislazione di protezione ambientale e di finanziamento alle fonti di energia rinnovabili.

Qual è l’eredità che Trump cerca di lasciare? Innanzitutto il presidente sta velocizzando le condanne a morte federali, come avevamo già scritto su ytali. L’amministrazione Trump sta anche cercando di ampliare i possibili metodi di esecuzione federali alternativi per includervi la sedia elettrica e la morte per fucilazione. In materia ambientale il presidente sta cercando di far passare delle leggi e regolamentazioni dell’ultimo minuto per favorire i cacciatori e allentare gli standard energetici sugli elettrodomestici. Sempre sull’ambiente un intervento legislativo richiederebbe un’analisi costi-benefici indipendentemente dal fatto che gli impatti ambientali superino quelli economici potenziali. C’è anche l’intenzione di finalizzare una regola che prende di mira gli studenti internazionali, limitando potenzialmente il periodo di tempo in cui possono rimanere negli Stati Uniti.

Un’altra modifica introdotta da Trump riguarda una nuova e controversa regola che cambia il modo in cui Medicare rimborsa i medici per alcuni costosi farmaci da prescrizione. Nel settore invece delle politiche sociali l’amministrazione uscente sta cercando di finalizzare una regola che consentirebbe ai rifugi per senzatetto finanziati a livello federale di inviare i transgender in strutture separate o aree all’interno di un stesso rifugio che corrispondano al loro sesso biologico e non alla loro identità di genere. Il tutto per facilitare la vita dei rifugi gestiti da religiosi. Infine, un’altra regola allo studio rafforzerebbe le norme che disciplinano chi ha diritto ai buoni alimentari: una mossa che potrebbe privare più di 3 milioni di persone dei loro benefici e lasciare quasi 500.000 bambini senza accesso ai pasti scolastici gratuiti.

Jimmy Carter
#Biden2020, le parole della transizione: “Midnight judges” ultima modifica: 2020-12-28T08:38:13+01:00 da MARCO MICHIELI

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