Lo sport prima e dopo il 2020. Com’eravamo e come saremo

Troppi lutti, troppe tragedie, troppo dolore e troppe perdite lasciano un vuoto incolmabile in questo anno che finisce e che segna un’epoca, uno spartiacque fra ciò che era e ciò che non sarà più.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Esiste un mondo prima e un mondo dopo il 2020, e non è retorico asserire che nulla sarà più come prima, nemmeno per quanto concerne lo sport. Troppi lutti, troppe tragedie, troppo dolore e troppe perdite lasciano un vuoto incolmabile in questo 2020 maledetto che segna un’epoca e costituisce lo spartiacque fra ciò che era e ciò che non sarà più. Prendete, ad esempio, gli stadi: quasi non ci ricordiamo più di come fossero fino a fine febbraio, ossia pieni di gente festante che gridava, inneggiava e, talvolta, si lasciava andare a comportamenti indegni. 

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Prendete gli Europei e le Olimpiadi, rinviati come non avveniva dagli anni di guerra. 

Prendete il campionato, conclusosi ai primi di agosto dopo tre mesi di stop e sinceramente falsato, al punto che, personalmente, avrei preferito che si fermasse del tutto e si ripartisse, anche in Europa, con una nuova stagione. 

Prendete il mondo del calcio e ditemi se sia la stessa cosa con e senza Maradona e Paolo Rossi

Certo, questo 2020 ci ha portato anche qualche nota positiva: dall’ascesa di Sinner e Sonego nel tennis alla scoperta del talento di Larissa Iapichino, splendida figlia d’arte, nel salto in lungo. 

Larissa Iapichino tra la madre, Fiona May (ex lunghista e triplista), e  il padre, Gianni (ex astista e multiplista, suo manager)

Ci attende, Covid permettendo, un anno ricchissimo, con Europei, Olimpiadi e Nations League a scandire i mesi che andranno da giugno a ottobre, come se il fato avesse deciso di restituirci, almeno in parte, le emozioni che ci ha sottratto in questi dodici mesi di buio e di isolamento. 

Ci attende una Formula 1 che, a causa della pandemia, quest’anno ha riscoperto i circuiti europei, e vedremo come sarà il circus l’anno prossimo, anche se è assai prevedibile che la Ferrari sarà ancora in difficoltà e che a fare la parte del leone sarà nuovamente la Mercedes e, in particolare, Lewis Hamilton

Capiremo se il dottor Rossi ne abbia abbastanza di correre o se voglia ancora cimentarsi con una Moto GP che, oggettivamente, da quando è iniziato il suo inesorabile declino, ci trasmette assai meno brividi. 

Jannik Sinner
Lorenzo Sonego

Vedremo se Sinner e Sonego si confermeranno ad alti livelli e ci godremo quella sbornia di sport, erroneamente considerati minori e ai quali troppo spesso è negato lo spazio che meriterebbero, di cui ci ricordiamo una volta ogni quattro anni.

Speriamo che la scherma costituisca ancora il nostro serbatoio di medaglie e che il nuoto dell’ultima Pellegrini e i tuffi del dopo Cagnotto non siano avari di medaglie.

Nell’atletica non abbiamo più la fucina di talenti che ci fece sognare ai tempi di Mennea, Simeoni e Fiasconaro, e sarebbe bene interrogarsi su quale possa essere il destino di un paese che sembra aver rinunciato all’emblema dello sport. 

L’Europa, che quest’anno si è data un senso attraverso il Next Generation EU, forse si scoprirà più unita di quanto non pensasse di essere grazie alla meraviglia di un Europeo disputato in più paesi, con l’unione ideale di stadi, popoli, culture, tradizioni e mondi che la politica divide e il calcio potrebbe compiere, ancora una volta, il miracolo di unire. 

Nicolò Barella e Ciro Immobile tra i candidati della Squadra dell’Anno 2020

Per quanto concerne la Serie A, chapeau al Milan capolista del galantuomo Pioli e del satanasso Ibrahimović, capace di regalare gioie immense ai tifosi rossoneri e a tutti gli appassionati di questo sport meraviglioso a un’età alla quale molti dei suoi colleghi si sono già ritirati da qualche anno. 

Giù il cappello anche di fronte all’Atalanta di Gasperini, alla Lazio di Inzaghino e, soprattutto, di Ciro Immobile e al Benevento dell’Inzaghi maggiore, tornato in Serie A con un progetto convincente e un’idea di calcio di tutto rispetto. 

Roberto Bettega, oggi e ieri (da twitter: @FrancescaJuve2)

Un pensiero affettuoso, infine, lo rivolgiamo a Roberto Bettega che compie settant’anni, e possiamo dire che siano stati davvero sette decenni spesi bene; a Gigi Buffon, che quest’anno ha celebrato il venticinquesimo anniversario del suo infinito matrimonio con la porta e i guantoni; a Simone Padoin, che non è mai stato un fenomeno ma un gregario di lusso sì e che, comunque, si è tolto la soddisfazione di conquistare con la Juve ben cinque scudetti, rendendo il suo ritiro una notizia degna di essere menzionata; a Gary Lineker, splendido sessantenne con ancora più verve di quando coniò la celebre frase sul rapporto fra il calcio, la vittoria e i tedeschi; a Paul Gascoigne, su cui è appena uscito un film e che speriamo si dia una calmata, altrimenti rischia davvero di fare la fine di Best; allo sfortunato ma grandioso Mario Bellugi, che di sicuro tornerà a camminare, alla prima partita ufficiale della storia, centosessant’anni fa, fra Sheffield United e Hallam FC; e all’ottantacinquenne sprint Mauro Forghieri, demiurgo del Cavallino rampante negli anni di Ferrari, che ha asserito:

Sono un ottantenne che guarda con perplessità una civiltà che dà più importanza all’apparire che all’essere, nella quale ormai si veste e si vive così. Io che ho passato la vita a costruire macchine, noto che ora manca la cosa più importante: la cura nella costruzione delle persone, la cura e il rispetto della loro originale individualità.

Se ancora amiamo il calcio, lo sport e la vita, lo dobbiamo, per ragioni diverse, a persone come loro.

Pallone, e non solo.
Gli eroi del calcio e dello sport
raccontati da Roberto Bertoni

Lo sport prima e dopo il 2020. Com’eravamo e come saremo ultima modifica: 2020-12-28T16:43:41+01:00 da ROBERTO BERTONI

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