La Regione ha 50 anni. Un ritratto del Veneto

Due volumi del Consiglio regionale, editi da Marsilio, “Cinquant’anni di storia”, a cura di Filiberto Agostini, e “Il futuro estratto dai fatti”, a cura di Mario Bertolissi, celebrano la ricorrenza.
scritto da ADRIANA VIGNERI
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Le regioni – di diritto comune per contrapporle a quelle a statuto speciale – sono state attivate con notevole ritardo. Le prime elezioni per i consigli regionali si tennero solo nel 1970 (la legge elettorale era di due anni prima) e hanno iniziato a operare dopo i primi decreti legislativi di trasferimento, assai limitato, di funzioni, del 1972. Soltanto nel 1977 c’è stato, con il decreto delegato del 1977, un decisivo ampliamento degli ambiti materiali affidati all’intervento delle regioni.

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Il 2020 ha segnato cinquant’anni – non dall’inizio dell’attività regionale – bensì dall’inizio dell’esistenza di un ceto di eletti per governare le regioni. Alcuni dei quali, pochi, riuscivano poi a fare il salto e diventare parlamentari. L’attività legislativa regionale degna di nota inizia più tardi e molto lentamente, anche a causa della ristrettezza dei primi trasferimenti.

Poi le regioni si sono rafforzate, acquisendo la possibilità di autonoma elaborazione di indirizzi politici, che rappresenta la ragione di fondo per cui ci si è decisi a istituirle: per diminuire e distribuire la pressione politica sullo Stato centrale. Pur con tutte le cautele inizialmente applicate.

Gli scritti celebrativi dei cinquant’anni della Regione del Veneto – intestati al Consiglio regionale – sono suddivisi in due volumi editi da Marsilio.

L’uno intitolato Cinquant’anni di storia, a cura di Filiberto Agostini, contiene i resoconti delle dieci legislature, e insieme una serie di “ritratti” della Regione. Diciamo “ritratti” per via del principale interesse, sia per contenuti, sia per temi trattati – Identità veneta, Bellezza e paesaggi, Pace e diritti umani, Politiche culturali, Religione, Sanità – che sembra quello di disegnare le caratteristiche sociologiche di un popolo, più che le trasformazioni intervenute nei cinquant’anni appena trascorsi.

L’altro intitolato Il futuro estratto dai fatti, a cura di Mario Bertolissi, suscita un interesse anche maggiore. Ripartito in Persone, Azioni (temi dell’attività regionale) e Scenari (Prospettive di evoluzione), consente di ripensare alle più importanti figure di studiosi di diritto costituzionale e amministrativo (Paladin, Trentin, Benvenuti, Pototschnig, Berti, Pastori, gli ultimi tre considerabili allievi di Benvenuti) che hanno in qualche modo inciso sulla formazione della Regione e dei suoi amministratori e consulenti.

I due volumi contengono la ricca e diversificata celebrazione di questo cinquantennio. Con, nello stesso tempo, l’ambizione di costituire una sorta di linee guida destinate a indirizzare positivamente il futuro della Regione. Come dice Mario Bertolissi nelle sue considerazioni introduttive, è indispensabile rimediare a una diffusa sfiducia.

Se ne deve essere consapevoli. La Regione del Veneto lo è. Lo sono quanti siedono nell’aula del Consiglio regionale, senza distinzioni di appartenenza politica. Del resto in gioco ci sono persone, famiglie, imprese. E le nuove generazioni, alle quali va sottoposto un resoconto, denso di idee e di insegnamenti, dovuti ai tanti protagonisti del passato, remoto e più recente, e ai contemporanei.

Parole impegnative, in una fase in cui la diffusa sfiducia cui Bertolissi si riferisce si è focalizzata causa epidemia sulla gestione della sanità, e ha finito col ripercuotersi sull’intero problema della differenziazione tra compiti unitari, e quindi statali, e compiti regionali. Se da un lato è certamente vero che “in Veneto, come in Lombardia e in Emilia Romagna, lo standard di vita è analogo a quello delle zone più progredite d’Europa”, e che “la capacità di affrontare e risolvere i problemi che le relative collettività evidenziano è comparativamente adeguata” (già un po’ meno vero); dall’altro sembra che la spinta propulsiva che ha certamente funzionato in passato si stia esaurendo, se si guarda agli alti numeri dei giovani che conclusa la loro formazione si rivolgono ad altri stati dove metterla a profitto. Indice questo della mancanza di fiducia sulla capacità delle istituzioni di costruire il futuro, anche in Veneto. Nella fuga all’estero dei giovani il Veneto è terzo, dopo Lombardia e Sicilia: segno di vitalità ma anche di insoddisfazione (Nono rapporto annuale della Fondazione Leone Moressa). Mentre sembra il primo per fuga dei medici. Speriamo che, come dice Mario Bertolissi, si possa estrarre il futuro dai fatti del passato.


Gli scritti del volume curato da Mario Bertolissi Il futuro estratto dai fatti nelle sezioni Azioni e Scenari sono, come sovente succede in questi casi, di diverso contenuto, più concreti e più teorici secondo gli interessi dei vari autori. Tutti interessanti e istruttivi. A titolo di esempio citiamo soltanto tra quelli del primo tipo il contributo di Franco Posocco su L’assetto e la tutela del territorio, dettagliato e utilissimo per ricostruire le strategie regionali della pianificazione territoriale. E tra quelli del secondo tipo citiamo le riflessioni di Francesco Morosini su I dilemmi dello Stato regionale tra forma di governo e foedus fiscale/costituzionale, che pone l’accento sui diversi ruoli centrale e regionale, e sui principi democratici da garantire, nel reperimento delle risorse (su temi vicini anche Giovanna Tieghi, Ripensare la Repubblica). Fino a coinvolgere la configurazione degli organi legislativi centrali, tentata vanamente dalla riforma Renzi.

Il filo rosso dell’autonomia finanziaria percorre, com’è logico, diversi contributi (Rivosecchi, Giovanardi, Stevanato), volti anche a difendere la posizione della Regione nelle vicende più recenti – per il momento accantonate – in materia di autonomia differenziata.

Il patto fiscale-costituzionale di cui parla Morosini è scritto nell’art. 119 e nella legge di attuazione n. 42 del 2009. Esso coinvolge un procedimento normativo difficile e complesso, sostanzialmente non attuato, dove la determinazione dei fabbisogni standard (in luogo della spesa storica) costituisce l’architrave della fiscalità federalista come delineata nella legge, essendo alla base della sequenza: costi standard, differenza tra costo standard/fabbisogno e risorse fiscali dell’ente, perequazione integrale dello “scoperto” per quanto concerne i livelli essenziali delle prestazioni (le funzioni in cui esistono i LEP); perequazione parziale (riferita alla capacità fiscale) per le altre funzioni.

Peccato che il nuovo sistema di finanziamento delineato dal decreto legislativo n. 68/2011 per le regioni ordinarie, con riguardo alle funzioni regionali relative ai LEP, previsto operativo dal 2013, sia stato più volte rinviato, da ultimo al 2021, mancando tra l’altro molti dei LEP. In compenso si è istituito (giugno 2019) un tavolo tecnico per l’attuazione dei principi in tema di autonomia di entrata delle regioni ordinarie. Occorre d’altra parte riconoscere che le ultime crisi finanziarie, oltre ad aver costituito delle fasi molto critiche per la finanza pubblica, hanno anche indotto ripensamenti su questioni importanti della delega attuativa del federalismo fiscale.

Siamo dunque in una fase di perenne transizione, di cui non sapremmo indicare la conclusione. Nel contempo i contributi che più guardano ai principi fondamentali della “Repubblica” sono quelli che più ci aiutano a trovare delle risposte.

La Regione ha 50 anni. Un ritratto del Veneto ultima modifica: 2020-12-29T18:20:12+01:00 da ADRIANA VIGNERI

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