Il coraggio di Şener Levent

Il direttore di “Avrupa” è entrato in rotta di collisione con gli occupanti turchi e i loro servitori ciprioti. Il giornale è per la riunificazione con la Repubblica di Cipro e per la dipartita definitiva dall’isola dei turchi anatolici, siano in divisa oppure coloni in cerca di denaro facile.
DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Fin dalla sua fondazione, nel 1997, Avrupa Gazetesi è entrata in rotta di collisione gli occupanti turchi e i loro servitori ciprioti. All’epoca il suo bersaglio preferito era l’ultranazionalista Rauf Denktaş, l’uomo che ha portato l’isola alla guerra civile e all’invasione turca del 1974. Il giornale è per la riunificazione con la Repubblica di Cipro e per la dipartita definitiva dall’isola dei turchi anatolici, siano in divisa oppure coloni in cerca di denaro facile.

Ma anche a Recep Tayyip Erdoğan Avrupa non la manda certo a dire. Qualche settimana fa aveva titolato in prima pagina “Sono arrivati, hanno ucciso, si sono presi tutto, hanno diviso il paese e si sono accomodati”. Il soggetto è l’esercito turco. La prima pagina ha turbato l’estrema destra turca, al governo di Ankara con il partito di Erdoğan. Una nutrita schiera di circa cinquecento Lupi Grigi ha organizzato un corteo, terminato con l’assalto alla redazione di Avrupa e ai redattori che stavano dentro. La cosiddetta “polizia” turco-cipriota era presente, ma non ha ritenuto di dover intervenire. L’unico che ha cercato di calmare gli estremisti è stato Mustafa Akıncı, ex leader della comunità turco-cipriota, di orientamento progressista, che è stato malmenato a sua volta.

L’assalto ha devastato la redazione. Ma non è riuscito a far tacere la voce di Avrupa. Allora è scesa in campo la procura della Repubblica di Ankara che ha aperto tre fascicoli contro Şener Levent per “ingiurie contro Recep Tayyip Erdoğan”, reato punibile con un massimo di quattro anni di reclusione. Due gli articoli incriminati, poiché condannano la politica turca verso i kurdi, i siriani e i ciprioti, più una vignetta di qualche anno fa che mostra una statua antica fare pipì sulla testa di Erdoğan. 

Formalmente, nelle intenzioni di Ankara, la parte occupata di Cipro sarebbe uno “stato” a parte, quindi libero di insultare Erdoğan a piacere. Ma la verità, che conoscono anche i procuratori di Ankara, è che Cipro del nord non è altro che terreno di conquista, dove l’esercito turco fa da padrone fin dall’invasione. Figuriamoci ora che ha assunto, almeno simbolicamente, le redini del “potere” Ersin Tatar, un delinquente internazionale, ricercato dall’Interpol per una gigantesca truffa finanziaria organizzata a Londra in comune con il suo conterraneo Asil Nadir, anche lui ricercato e rifugiato nella parte turca di Cipro. La consegna quindi del giornalista turco-cipriota alla giustizia turca, famosa per la sua onestà, indipendenza e soprattutto equità, è più che probabile.

Şener Levent

Ma Şener Levent non se ne cura. Nella sua lunga carriera ha avuto due caporedattori assassinati, mentre non si contano gli attentati alla redazione di Avrupa. Una volta agenti del MIT, un’altra fascisti stabiliti in massa a Cipro, la terza fanatici islamisti provenienti dall’Anatolia. Ogni mattina la porta d’ingresso è gentilmente decorata con insulti, minacce e accuse di “traditore”, “apostata” e “venduto ai greci”, ma anche “comunista” e “finocchio”. Tanto che, a un certo punto, ha ritenuto più realistico cambiare la testata: l’Europa era veramente fuori luogo, meglio chiamare il giornale Afrika

Ho incontrato da vicino Şener Levent una sola volta dieci anni fa: per pochi secondi durante la visita di Papa Benedetto XII a Cipro. Me l’ha presentato un collega del giornale greco-cipriota Politis, con il quale Levent collabora, mentre il corteo papale passava vicino alla Linea Verde, la linea del cessate il fuoco che divide in due l’isola. Il Papa non l’ha attraversata, per non offrire alcuna forma di riconoscimento allo stato fantoccio di Ankara. Anche Levent però evita di entrare nel territorio della Repubblica di Cipro, anche se si dichiara sempre suo cittadino. Ho cercato di esprimergli la mia ammirazione, non so se ci sono riuscito, ma sicuramente lui era molto più interessato al Papa che a me. Più di recente gli ho mandato i miei saluti attraverso il collega Salvatore Giuffrida di Repubblica che l’ha intervistato

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Essendo cittadino cipriota, Levent non dovrebbe correre gli stessi rischi dei colleghi turchi, rinchiusi a migliaia nelle prigioni di Erdoğan. Lui stesso ha presentato un esposto sul suo caso al parlamento europeo, dove siede un parlamentare turco-cipriota, eletto nella lista del partito comunista AKEL. La risposta però è stata piuttosto tiepida. Speriamo che le istituzioni europee ci ripensino e difendano quel bene prezioso che sono i giornalisti liberi e coraggiosi. Personalmente ne sono profondamente convinto: esistono gli eroi del giornalismo. Şener Levent è uno di loro.

Il coraggio di Şener Levent ultima modifica: 2021-01-04T19:10:08+01:00 da DIMITRI DELIOLANES

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