La “città gentile” piange la sua guida

Dolore per la scomparsa di Alberto Polo, un sindaco che ha operato con grande dedizione e grande passione per Dolo e per la propria comunità.
scritto da MARCO DORI
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Quando sono stato eletto sindaco di Mira, ho ricevuto molti telegrammi, email e comunicazioni istituzionali. Tra tutti, quello che mi colpì di più era contenuto in una lettera scritta a mano, in bella grafia, su carta artigianale – di quella corposa, in grana grossa – che ancora conservo. Non un messaggio qualunque, di circostanza. Ma un pensiero personale, articolato, vergato a mano. Questo era Alberto Polo, e in quel suo gesto, in quella lettera autografa, tutta la cifra della sua persona, del suo essere sindaco e politico.

Un gesto d’altri tempi, per una politica d’altri tempi. In un mondo di populisti, di slogan beceri e urlati, la sua era invece politica dell’ascolto attento, del rispetto delle parti, della cultura e dell’accoglienza. Un sindaco perbene, colto e preparato, generoso e determinato per il bene della sua città. “Dolo città gentile” era ormai diventata realtà ed era una visione in controtendenza, progressista e moderna; cultura, attenzione quotidiana, vicinanza al prossimo, parità di genere e un modo d’intendere la propria comunità che ha fatto breccia nella cittadinanza, che con entusiasmo lo ha premiato per il secondo mandato.

Un secondo tempo da sindaco che lo rendeva entusiasta e felice, mi disse pochi giorni fa, in una telefonata. E devo dire che con la sua scomparsa viene a mancare una figura di riferimento per tutto il nostro territorio. 

Una Riviera del Brenta che stava finalmente muovendosi insieme su vari fronti: quello turistico, quello dell’identità culturale, ma anche quello della difesa e promozione dei servizi fondamentali, come la salute, l’ambiente e il trasporto pubblico.

In questo, il sindaco Alberto Polo era sempre in prima linea. Quante questioni affrontate insieme ai colleghi sindaci, dalla difesa dell’ospedale di Dolo, al riconoscimento giuridico della Conferenza dei Sindaci della Riviera del Brenta, alla promozione e difesa del territorio, alle infrastrutture. Senza dimenticare la prontezza con la quale, appena eletto, affrontò il dramma del tornado che nel 2015 sconvolse la Riviera del Brenta, portando distruzione nei comuni di Dolo, Pianiga e Mira.

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Su tutti i versanti in cui l’ho conosciuto come sindaco, dobbiamo rendere merito a lui e alla sua amministrazione per due aspetti fondamentali.

Il primo, la difesa dei servizi e la vicinanza di questi al territorio. Mi riferisco quindi al mantenimento a Dolo del tribunale e del servizio del Giudice di Pace. Anche in questo caso, la sua capacità fu quella di far capire a tutti l’importanza di avere nel proprio territorio un servizio come questo, per la Riviera del Brenta e i suoi cittadini. Insieme al tribunale, di capitale importanza anche l’istituzione del Centro Studi contro le mafie, un presidio importante per la legalità e la sicurezza. Allo stesso tempo non posso che soffermarmi sulla tenacia con la quale ha difeso la sanità pubblica, in particolar modo il “suo” ospedale, l’ospedale di Dolo. Sempre con la massima attenzione, con preparazione e con spirito propositivo, pretendendo chiarezza anche dai massimi vertici istituzionali.

Il secondo aspetto è quello legato alla cultura del territorio, alla sua conoscenza e promozione. Parlo della natia O.G.D. “Riviera del Brenta e Terra del Tiepolo”, l’ente istituzionale nato da pochi anni, di cui Alberto Polo era presidente, che mette insieme enti locali, partner privati, istituzioni della cultura e del terzo settore, forze sociali ed economiche. Per la prima volta insieme tutti i comuni della Riviera del Brenta e del Miranese, con l’aggiunta anche di altri comuni della prima cintura trevigiana. Per tutti, un obiettivo comune: quello di rilanciare dal punto di vista turistico il proprio territorio, ma anche la propria identità, andando a creare e a promuovere una immagine di sé – e un prodotto turistico – alternativo e complementare a Venezia. In questo, Alberto era determinato, era il primo a crederci, ma anche a scontrarsi con una realtà regionale che talvolta appariva sorda alle richieste dei sindaci e degli operatori: impossibile non ricordare le tante richieste per una maggiore cura del naviglio. 

L’eredità che Alberto Polo ci lascia è questa: un sindaco che ha operato con grande dedizione e grande passione per la propria città e la propria comunità. Anche nella malattia, il suo impegno non è venuto meno, anzi, si è moltiplicato. E poi, su tutto, la capacità di lavorare giorno per giorno per un bene che va oltre i campanili e i confini, sempre con l’intento di unire, di costruire. Il dialogo costante come fondamento per raggiungere obiettivi che scavalcano ogni differenza e diffidenza. Una politica “gentile” che ha dato i suoi frutti e che sarà sempre d’esempio.

La “città gentile” piange la sua guida ultima modifica: 2021-01-04T17:42:26+01:00 da MARCO DORI

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1 commento

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Patrizia Bordin 6 Gennaio 2021 a 16:46

Ho conosciuto Alberto Polo come genitore: i suoi 2 figli, infatti, hanno frequentato la scuola dell’infanzia “Villa Lenzi” di Mira, per scelta.
Lo ricordo come una persona attenta , determinata ed affidabile. Una grande perdita per la sua famiglia e il suo paese.

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