Venezia come Baghdad? Tranquilli, abbiamo vigili-Rambo

L’addestramento degli agenti della Polizia locale veneziana è calibrato su scenari bellici più che di contesto urbano.
scritto da YTALI
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“Un esercito confuso conduce all’altrui vittoria”. Prendo in prestito questa frase di Sun Tzu perché è quella che per prima mi viene in mente quando un amico m’inoltra su Messenger un post scritto dal comandante generale della Polizia locale del Comune di Venezia, Marco Agostini, inviato al Gruppo “Riforma della Polizia locale italiana”. Vi scrive pomposamente:

Ho deciso di aumentare la sicurezza dei miei operatori preparandogli ad operare in sicurezza anche nei contesti ostili.

Tralascio lo svarione del pronome personale cannato, nel quale il comandante drammaticamente inciampa, ma mi stupisco ugualmente, e molto. Perché, a corredo della sintatticamente zoppicante descrizione, vengono allegate alcune foto nelle quali si vedono dei probabili operatori della polizia locale veneziana in assetto di guerra con quelle che sembrano mitragliette Uzi, o roba simile, mentre sparano o fingono di sparare a bucherellati bersagli posti in un poligono di campagna, o mentre provvedono all’estrazione di un ferito da un ipotetico luogo di scontro; il tutto con posture e tattiche degne degli insegnamenti del sergente maggiore Hartman, quello di Full Metal Jacket.

E mi domando: ma stiamo davvero parlando dei nostri vigili urbani? Cioè quelli che mettono le multe alle auto in sosta; o quelli che aiutano i bambini davanti alle scuole ad attraversare la strada; o quelli che controllano le licenze degli ambulanti ai mercati, o che chiedono la patente e il libretto quando un automobilista indisciplinato viola qualche articolo del codice della strada? Quelli, insomma, che una volta, armati di solo fischietto, fermavano il tram con una mano e con un dito, calmo e sereno, tenevano indietro un autotreno, per dirla con la famosa poesiola di Gianni Rodari?

Sì, sembra proprio che siano quelli. Ma non chiamateli vigili urbani, perché potrebbero offendersi, in quanto adesso si chiamano agenti di Polizia locale, poiché la normativa ha assegnato, a mio avviso giustamente, a quelli che una volta erano appunti i vigili, nuove funzioni, anche di notevole responsabilità. Concorrono, si badi bene al verbo, al mantenimento e alla sicurezza dell’ordine pubblico sul territorio comunale; rivestono il ruolo di agente e ufficiale di polizia giudiziaria; vigilano su ambiente, sanità, commercio; controllano la viabilità urbana e molto altro.

Ma se questi sono i compiti della Polizia locale, che non necessitano certo di tattiche di combattimento o di tiro, cosa ci facevano quegli agenti-marines in quel poligono paramilitare? Lo scopriamo da una notizia pubblicata sul sito del Comune di Venezia, che spiega il mistero. Il 28 dicembre, infatti, il comandante Agostini (quello del post iniziale) ha consegnato, assieme al direttore della formazione del Corpo, che è un ex ammiraglio in pensione (loro dicono riserva), i diplomi a cinque agenti della polizia locale di Venezia e a uno del Comune di San Donà di Piave che hanno partecipato a un corso di approfondimento della durata di sessanta ore sulle tecniche di tiro e di intervento in massima sicurezza

in scenari particolari come l’ingresso e il controllo di ambienti chiusi o l’evacuazione di personale infortunato in condizioni operative avverse. I sei operatori nei prossimi mesi saranno impiegati per l’aggiornamento degli agenti di Polizia locale del territorio metropolitano sulle corrette strategie di utilizzo delle armi in situazioni di conflitto.

Conflitto: cioè, in altre parole, guerra. Capiamoci: è giustissimo preparare gli operatori a essere pronti per eventuali scontri o inseguimenti con i lestofanti di quartiere. Magari un corso di arti marziali potrebbe sicuramente starci. Ma qui stiamo giocando alla guerra, con armi da guerra, con atteggiamenti da guerra, con istruzione al tiro rapido, in movimento. Al tiro intuitivo, direbbero in una vera scuola militare. Dio non voglia (ma per fortuna sarà assai improbabile) che mai si assista a una scena del genere per le calli di Venezia o in una strada di Mestre.

Preferisco, alla lunga, vedere con simpatia che, per quanti sforzi titanici possa fare chi si occupa dell’addestramento formale del Corpo, le parate in occasione delle celebrazioni nelle quali la Polizia locale veneziana (ma non solo) sfoggia i suoi uomini sono ben lontane dalle marce, dai saluti con la sciabola, dai presentat’arm dei militari di professione che riescono, invece, a marciare al passo correttamente, a postare una cadenza col ritmo giusto, o un attenti davvero marziale.

Ecco: a proposito di formazione, forse un po’ di ore passate a marciare in caserma, come una volta si faceva quando c’era la leva militare, farebbe certamente bene (anche alla salute) a tutti, e farebbe anche fare bella figura al comandante Agostini, che ama atteggiarsi a militare anche se non ci risulta sia stato coscritto alla leva, e al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che considera il corpo della Polizia locale a guisa di suo piccolo esercito personale, continuando ad assumere operatori per dare ai cittadini quel senso di aleatoria sicurezza che non riesce invece a ottenere attraverso una vera e lungimirante azione amministrativa.

E per tornare al post guerriero del comandante, da cui è nata questa riflessione, è interessante leggere alcune risposte: molti si complimentano per l’ardita scelta del corso, la cui azienda fornitrice è stata selezionata attraverso il sistema Mepa, vale a dire gli acquisti in rete della Pubblica Amministrazione (sic); molti riconoscono (per fortuna) che se tiri fuori l’arma, anche solo per difesa,

poi devi sostenere processi e cause senza sapere come andrò a finire;

e altri si chiedono

condurre gli agenti a maggiori rischi senza che essi abbiano giuste e legittime tutele?? Una follia…

Qualcuno s’immedesima, e si atteggia a Rambo, tanto da chiedere alla Regione Veneto, che definisce gli standard del vestiario,

di togliere quel giallo dalle nostre divise…! Operando in “contesti ostili”, quel giallo fosforescente diventa bersaglio visibile a km di distanza.

E dire che il vigile di una volta, quello che era ben visibile in mezzo alla strada, al massimo si prendeva gli insulti degli automobilisti. Vuoi mettere il poliziotto locale di adesso: questo deve essere mimetizzato quasi come un cecchino, per non diventare bersaglio del nemico sempre in agguato nella giungla urbana. Che è ambiente ostile, mica scherzi…

———

Pagina FB del gruppo “Riforma della Polizia locale italiana”


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Venezia come Baghdad? Tranquilli, abbiamo vigili-Rambo ultima modifica: 2021-01-04T14:13:28+01:00 da YTALI

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2 commenti

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caesar 8 Gennaio 2021 a 0:33

Egregio Signor Ytali
Dalla lettura dell’articolo scopro che il comanante generale della Polizia locale del Comune di Venezia consegna a sei agenti un diploma relativo ad un corso durato 60 ore in tecniche di tiro, interventi in massima sicurezza in scenari come ingresso e controllo di ambienti chiusi, evacuazione di personale infortunato. Scenari di guerra, dice Lei e non stento a crederlo dopo aver visto l’inquietante video sul canale Youtube “Dai rapimenti al terrorismo. Un corso per la Polizia Locale”.
Ora vien da chiedersi: con quale autorità quel signore si arroga il diritto di disporre delle risorse elargite dai cittadini per addestrare il personale di polizia locale sempre più in competizione con altre forze di sicurezza che per esperienza, capacità di intervento, addestramento specifico è chamato ad intervenire in scenari di gravità e complessità quali rapimenti e terrorismo?

Mi piacerebbe leggere su queste pagine magari un’inchiesta che aiuti alla comprensione di quel mondo, di quei ex Vigili Urbani in balia delle pulsioni del loro comandante gasato che li vorrebbe milizia addestata al combattimento piuttosto che alle operazioni di controllo, prevenzione, dissuasione delle inosservanze delle regole del vivere civile.

Proprio per evitare che il Sindaco di turno li consideri suoi soldatini sarebbe oppotuno ritornare ad insitere sul ruolo originario di questa importante figura professionale di ausilio e di sicurezza di prossimità che opera per rispetto delle regole sociali in un paese democratico.
Soprattutto in questi tempi sbandati.

Caesar

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Caesar 8 Gennaio 2021 a 0:36

Egregio Signor Ytali
Dalla lettura dell’articolo scopro che il comanante generale della Polizia locale del Comune di Venezia consegna a sei agenti un diploma relativo ad un corso durato 60 ore in tecniche di tiro, interventi in massima sicurezza in scenari come ingresso e controllo di ambienti chiusi, evacuazione di personale infortunato. Scenari di guerra, dice Lei e non stento a crederlo dopo aver visto l’inquietante video sul canale Youtube “Dai rapimenti al terrorismo. Un corso per la Polizia Locale”.
Ora vien da chiedersi: con quale autorità quel signore si arroga il diritto di disporre delle risorse elargite dai cittadini per addestrare il personale di polizia locale sempre più in competizione con altre forze di sicurezza che per esperienza, capacità di intervento, addestramento specifico è chamato ad intervenire in scenari di gravità e complessità quali rapimenti e terrorismo?

Mi piacerebbe leggere su queste pagine magari un’inchiesta che aiuti alla comprensione di quel mondo, di quei ex Vigili Urbani in balia delle pulsioni del loro comandante gasato che li vorrebbe milizia addestata al combattimento piuttosto che alle operazioni di controllo, prevenzione, dissuasione delle inosservanze delle regole del vivere civile.

Proprio per evitare che il Sindaco di turno li consideri suoi soldatini sarebbe oppotuno ritornare ad insitere sul ruolo originario di questa importante figura professionale di ausilio e di sicurezza di prossimità che opera per rispetto delle regole sociali in un paese democratico.
Soprattutto in questi tempi sbandati.

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