Globalizzare Venezia e i beni culturali

Vanno costruiti sistemi relazionali dove bene culturale, città storica e conoscenza facciano parte della stessa filiera; reti internazionali in cui gli Istituti Italiani di Cultura svolgano un ruolo di raccordo con le realtà locali per la conoscenza del patrimonio artistico e culturale. Portare la storia nella infosfera e strutturare i musei oltre il sistema di accoglienza.
scritto da FRANCO AVICOLLI
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Il ministro dei beni culturali apre il Colosseo all’uso ludico e qualche giorno dopo il sindaco di Venezia chiude i musei comunali fino ad aprile. La prospettiva teatrale del Colosseo e la sospensione temporale dei musei veneziani si ritrovano, purtroppo, nella comune causa turistica o, se si preferisce, dei soldi, il che configura tali beni in un contesto di uso. 

Bene culturale e mercantilismo

La questione del vil denaro non fa una grinza, ma appartiene a un modello, e ministro e sindaco vanno messi sul banco degli accusati in quanto espressione dell’ideologia e della pratica aziendale e mercantilista. Le quali non riconoscono quasi a niente un valore in sé e considerano il bene culturale in un quadro determinato dai costi di gestione, per il complesso apparato di personale e mezzi necessario per assicurarne conservazione e fruizione. È il metodo applicato ai monumenti e ai musei, ma anche alla salute subordinata ai costi di una medicina che pare più interessata alla malattia che alla cura.

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Ma circoscrivere il valore e l’importanza del bene culturale all’uso comporta delle conseguenze che vanno evitate proprio perché, trattandosi di un ente catalogato come “bene”, non si capisce come non riesca a produrlo di per sé. E ciò dipende appunto dalla finalità ridotta all’uso che ne restringe il valore, cosa davvero grave per l’Italia dove il bene culturale è la stessa città storica: è Roma, Venezia, Firenze e tante altre città che, ridotte a una funzione d’uso riducono il ventaglio di attività, perdono senso e popolazione fino a vedere in pericolo la loro stessa esistenza, come risulta chiaro con Venezia.

Hercules Brabazon Brabazon (1821–1906)

È necessario perciò rivedere l’impostazione generale e più specificamente il rapporto con la storia fondamentale per l’Italia. Il territorio disegnato dallo stivale e i suoi abitanti hanno accumulato uno straordinario patrimonio in cui è scritta la storia dell’uomo in quanto sistema ottimale con cui si è andata configurando e affermando la convivenza e la crescita sociale con le abilità e le forme di riconoscimento fra cui la pittura, l’architettura, l’arte. Non è possibile prescindere dalla coscienza che tutto ciò costituisce un sistema formativo di competenze, abilità, suggestioni, ispirazioni, sensibilità, suggerimenti, una modalità del vivere e di guardare al mondo che mal si addice all’opinione fuorviante che considera la cultura come attività del tempo libero e non come elemento fortemente integrato a ogni forma di attività. Il problema nasce appunto dalla visione utilitaristica del bene culturale, che ha una ragione nella società del principe presso il quale l’attività ludica coincide con ciò che svolgono per lui gli artisti che gli allietano l’ambiente e le ore. 

L’impegno artistico, creativo e conoscitivo produce una quantità infinita di attività, un reticolo di funzioni, mestieri e relazioni e l’aspetto commerciale è soltanto un passaggio del processo, ma non quello che ne determina la vita in senso di proposta e respiro. È necessario collocare ognuno dei numerosi momenti nel suo posto giusto per non avviare una catena negativa di eventi. Il museo e la città storica ne sono gli strumenti consustanziali, punto di incontro funzionale e necessario a tutta la catena, momento di esaltazione e di visibilità. 

Davide Battistin (1970-)

La storia è coscienza del presente

La storia è sicuramente registrazione e analisi degli eventi, è la battaglia di Agnadello o di Lepanto, è l’assurda e tragica campagna russa di Napoleone, è sputnik, allunaggio, ed è retaggio; è percorso liberatorio, accumulazione di segni di riconoscimento, processo formativo; è piazza san Marco, ponte di Rialto, piazza del Campo o piazza Navona, il Duomo di Milano e il palazzo dei Normanni: atti e manufatti che disegnano lo spazio, esprimono saperi e abilità, sono riferimento, consapevolezza, coesione e appartenenza, simboli e modelli del lungo percorso della costruzione della comunità umana. Ed è proprio il rapporto collettivo e individuale con tali accadimenti a disegnare il presente

Definire il nesso del paese con tali opere è decisivo per il presente perché stabilisce compiti e funzioni, ossia se fare i custodi, i gestori, gli organizzatori dei servizi, i camerieri oppure i portatori di un valore umano identificativo, gli storici, gli architetti con le abilità e competenze corrispondenti, attive e non solo teoriche e accademiche. Brunelleschi progetta la cupola di Santa Maria del Fiore avendo negli occhi e nella mente la cupola del Pantheon: le due straordinarie opere esprimono la bellezza universalmente riconosciuta, ne sono modelli e, insieme, sono gioielli di altissimo livello tecnologico che includono le abilità dei costruttori, degli artigiani e della manovalanza necessaria. Come pensare alla sala del Gran Consiglio di Palazzo Ducale, struttura di alta tecnologia oltre che modello di bellezza, senza la civiltà di Venezia e il concorso di una domanda qualitativa corrispondente? 

Ferdinand du Puigaudeau (1864-1930)

Il bene culturale è globale

Seppur territoriale e regionale, il bene culturale è globale al pari della tecnica e della scienza, per essere rappresentazione storica della qualità dell’uomo e funzione del sistema da cui si origina la qualità della domanda.

La storia consegna all’Italia e agli italiani uno status, la condizione di una specifica qualità della vita e di un sistema di convivenza con valore umano e globale di cui Venezia e le città storiche sono soggetto fondamentale.

È necessario alimentare l’idea che il mondo ha bisogno di storia nel senso di percorso formativo e orientativo delle pulsioni naturali, di processo che conduce saperi, creatività e abilità alla convivenza e strutturare un apparato attuativo corrispondente. Ambiente e bene culturale sono condizione e forma della vita e la storia ne è strategia e narrazione, acquisizione utile e virtuosa. 

È questo il contesto museale in cui si definisce il concetto di valore, ed è questo il contesto in cui collocare Venezia e la città storica perché possa essere luogo di accoglienza sulla base di una sua funzione formativa, come visione e progetto di vita anche in termini di attività. 

Questo è il compito della politica. La quale deve agire per rendere operativo il senso del bene culturale, dei musei, dei monumenti, promuovendolo nei programmi scolastici, televisivi, nei concerti, concorsi, nell’attività quotidiana. La politica deve favorire l’affermazione del bene culturale nel senso di qualità dell’umano e facilitarne la pratica a tutti i livelli e latitudini e considerarlo perciò di interesse globale. 

La pittura, la scultura, la città non sono opere solo dell’artista, dell’architetto: sono espressione di un ambiente culturale e civile che non esiste una tantum. Nell’opera c’è il genio dell’artista, ma anche il contributo dell’artigiano, la cura e la competenza del luogo espositivo, l’importanza dei materiali, il loro trattamento e la potenzialità di fruizione. In tale complesso è raccolta una massa di dati che riportano a una soggettività diffusa alla quale bisogna dare visibilità, anche perché il mondo contemporaneo ne ha bisogno vitale.

A tale compito possono concorrere le tecnologie digitali capaci di portare il museo e la città oltre l’attesa, a essere strumento attivo del valore culturale e sua stessa funzione. 

Globalizzare il bene culturale e la città storica nel dettaglio significa costruire strumenti di fruibilità al pari di qualsiasi altra disciplina. Vanno costruiti sistemi relazionali dove bene culturale, città storica e conoscenza facciano parte della stessa filiera; reti internazionali in cui gli Istituti Italiani di Cultura svolgano un ruolo di raccordo con le realtà locali per la conoscenza del patrimonio artistico e culturale. Portare la storia nella infosfera e strutturare i musei oltre il sistema di accoglienza. 


Copertina: Augusto Giacometti (1877-1947)

Globalizzare Venezia e i beni culturali ultima modifica: 2021-01-16T18:35:31+01:00 da FRANCO AVICOLLI

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