Stati divisi d’America. Un libro di Angeli e Michieli

Un volume dei due giornalisti di “ytali” ricostruisce il percorso che ha portato alla tragica giornata dell’attacco al Congresso.
scritto da YTALI
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Con l’Inauguration Day – il 20 gennaio – inizia la presidenza Biden. Joseph Robinette Biden Jr. sarà il 46º presidente degli Stati Uniti. ytali ha seguito con costante attenzione la corsa elettorale che ha portato alla sua vittoria. Il grande lavoro svolto, in termini di analisi, ritratti e resoconti, nel corso del 2020, è ora il testo di un bel libro su carta, edito da ytali, che proponiamo ai nostri lettori: Stati divisi d’America, scritto da Matteo Angeli e da Marco Michieli, con prefazione di Guido Moltedo [testo che pubblichiamo qui di seguito]

Come si è arrivati alla giornata più nera della democrazia americana? Come si è giunti alla più grave crisi istituzionale che l’America ricordi? Com’è potuto accadere, nel cuore di Washington, in diretta tv mondiale, un tentativo aperto di ribaltamento, con la forza, di un voto popolare che aveva decretato l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti?

Il giorno dell’Epifania del 2021 è destinato a finire nelle pagine più scabrose e tenebrose della storia americana. Una data paragonabile, per la sua risonanza e per le sue conseguenze, all’11 settembre 2001. In quella giornata di vent’anni prima, il mondo fu testimone sbigottito, anche allora in diretta tv, di un atto di terrorismo internazionale, che, colpendo al cuore finanziario l’America e prendendo di mira il Pentagono, la sua forza muscolare, intendeva dimostrare la vulnerabilità dell’unica superpotenza rimasta sul pianeta dopo la fine della guerra fredda e la sconfitta dell’Unione Sovietica. I fatti del 6 gennaio 2021 hanno configurato un atto di terrorismo politico interno, orchestrato dalla stessa Casa Bianca, dallo stesso commander-in-chief, impegnato dal giuramento a garantire la sicurezza del paese e delle sue istituzioni. Un atto di terrorismo per squadernare la fragilità del potere politico ed evidenziarne l’incapacità di porre argine alle sue ambizioni autoritarie, sotto le minacce squadristiche dei suoi sostenitori. 

Le tante domande poste dagli eventi straordinari dell’Epifania e dei giorni seguenti troverannno via via risposta. Ma in realtà c’è un tragitto, chiaro, addirittura lineare, che porta dritti all’irruzione selvaggia degli sbandati capeggiati dallo sciamano Jake Angeli nel Congresso degli Stati Uniti. Basta ripercorrerlo, quel tragitto, per capirne l’epilogo. Esso era scritto nell’inizio stesso della storia e nelle successive tappe. Riavvolgiamo dunque il nastro e rivediamo la squenza dei fatti che hanno scandito prima la campagna elettorale, che lo portò sorprendentemente alla Casa Bianca nel 2016, dopo aver sconfitto nelle primarie altrettanto sorprendentemente avversari molto più quotati del Partito repubblicano, e quindi i quattro anni della sua presidenza, l’ultimo dei quali impegnato nella campagna per la sua rielezione. Tutto questo nel mezzo di una pandemia gestita tanto irresponsabilmente quanto lucidamente sfruttata per cavalcare le paure di tanti americani trasformandole in una sorta di sfida collettiva al virus, definito “cinese”, al chiaro scopo di conferirgli una valenza politica di guerra al Nemico numero uno dell’America e alle sue supposte quinte colonne interne, evidentemente i liberal con in testa lo sfidante Joe Biden.

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Sulla nostra rivista, ytali, Matteo Angeli e Marco Michieli hanno osservato con attenzione costante il percorso del fenomeno Trump, dandone conto fino alla sua burrascosa conclusione. Questo libro raccoglie una selezione dei loro articoli – alcuni opportunamente aggiornati – che scandiscono le tappe più importanti dell’ultimo anno, il 2020, destinato a finire nella Storia per un voto, il 3 novembre, che si è rivelato l’estrema ciambella di salvataggio a una spaesata e barcollante democrazia americana, mentre Covid-19 falciava centinaia di migliaia di vite e metteva in ginocchio il sistema.

Aver seguito l’ultimo anno della sua presidenza e la sfida elettorale che ha portato alla sua sconfitta significa in realtà aver dedicato molto spazio al Partito democratico, ai suoi principali protagonisti, Joe Biden e Kamala Harris in testa, alla mobilitazione degli African Americans, al protagonismo crescente delle minoranze; significa aver prestato attenzione ai diversi fenomeni politici, sociali, comunicativi già in azione da tempo e ulteriormente stimolati dall’opposizione a Trump e al trumpismo. Sì, le diverse forme d’opposizione a Trump sono state in una certa misura condizionate e perfino modellate dall’avversario da battere, sia per le sue caratteristiche assolutamente inedite sia perché la lotta contro il presidente eversore hanno assunto la portata e il significato di una lotta di liberazione da un regime di stampo autoritario e razzista, che, con la sua rielezione, avrebbe assunto le dimensioni di un’autocrazia senza confini (più volte si è parlato di una riforma costituzionale, voluta da Trump stesso, per consentire la modifica del limite dei due mandati consecutivi per un presidente, una riforma resa possibile dalla maggioranza conservatrice nella Corte suprema, creata ad arte da Trump stesso con la nomina della supereazionaria Amy Coney Barret al posto di Ruth Bader Ginsburg). L’eventualità della sua rielezione era dunque vissuta come un incubo che sembrava materializzarsi con l’approssimarsi del Election Day e poi con i “tempi supplementari” al cardiopalma del ballottaggio in Georgia, un voto, questo, che avrebbe determinato rapporti di forza o favorevoli al campo di Biden o quello di Trump. Con il logico corollario – avessero vinto i due candidati repubblicani – della riconquista della maggioranza al senato come solida piattaforma per costruire la sua rivincita e come spinta ulteriore per ribaltare il risultato stesso del 3 novembre, come si è ben capito nel tragico giorno dell’Epifania.

Ripercorrendo con Angeli e Michieli le tappe salienti del 2020, c’imbattiamo in personaggi straordinari, carismatici, come Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, protagonisti di spicco delle primarie democratiche e che continueranno a esserlo, come senatori, in interazione con l’amministrazione democratica. Fosse stato uno di loro, alla fine della corsa per la nomination democratica, lo sfidante di Donald Trump, che direzione avrebbe preso la storia, alla luce di quanto è avvenuto dopo la convention democratica? E la sinistra, con figure come Alexandria Ocasio-Cortez, quanto ha contribuito al successo di un candidato come Biden, che nel corso delle primarie democratiche era visto – da quella stessa sinistra – come un moderato, come espressione dell’establishment, come insomma inadatto a essere indicato dal Partito democratico per la sfida contro Donald Trump?

Il racconto accurato e appassionato di Angeli e Michieli ci restituisce il clima nel campo democratico di quei giorni e mesi. E aiuta anche a capire se e come Sanders, Warren e la squad delle giovani congresswomen guidata da AOC Ilhan Omar, Ayanna Pressley, Rashida Tlaib, Pramila Jayapal, Cori Bush, Marie Newman – potrà dare un sostegno produttivo alla presidenza Biden, com’è avvenuto nel momento finale della sua sfida contro Trump, o se invece faranno una sorta di opposizione interna alla nuova amministrazione, specie sui temi che sono centrali nella loro agenda: la riforma universitaria, per rendere accessibili a tutti gli atenei, oggi appannaggio degli abbienti, la riforma del sistema sanitario, se non sul modello europeo, almeno in chiave tale da essere estesa a tutti, e poi le politiche per combattere il cambiamento climatico, l’economia verde, l’immigrazione, i diritti delle minoranze, la riforma della polizia, il salario minimo, la tutela dei nuovi lavori.

Molti di questi temi domineranno comunque il programma d’azione di Biden, essendo essi d’altra parte obiettivamente centrali in un eccezionale piano di “ricostruzione” nazionale come quello che è reso necessario dalle conseguenze devastanti sulla società e l’economia prodotte dalla pandemia e, forse, ancor di più dalla sua insensata gestione da parte dell’amministrazione uscente. Un programma presidenziale che dovrà essere anche di rilancio delle linee di sviluppo di una società “multi” e aperta, un ritorno al sogno di Obama, in parte realizzato dalla sua presidenza, che il quadrienno di Trump ha tentato di calpestare per rilanciare l’egemonia bianca, peraltro nella sua versione più reazionaria e bigotta. Di qui la centralità di figure come Kamala Harris, di movimenti come Black Lives Matter e quello per i diritti LGTB, che sono bene descritti nelle pagine di Angeli e Michieli.

Compito immane, per la nuova amministrazione, anche tenendo conto dell’attivismo del variegato fronte trumpista che certo non deporrà le armi – non solo quelle metaforiche – e che, grazie anche al proseguire della pandemia, continuerà nell’azione distruttiva e insurrezionale, un mondo, quello della destra trumpista, ben descritto dai due autori in queste pagine.

Un anno spartiacque, dunque, il 2020, un anno cruciale, storico, che la rapidità e l’intensità dei cicli dell’informazione non possono farci dimenticare. Non può finire come un’accumulazione di tanti eventi che il tempo dell’epoca digitale appiattisce, omologa e tritura, banalizzandoli.

Per questo è stato saggio raccogliere in un libro cartaceo il meglio di quanto è stato scritto da Angeli e Michieli sulla nostra rivista online nel corso della campagna elettorale americana più importante dell’epoca moderna. Ogni loro singolo articolo ha evidentemente coperto un evento, un tema, un personaggio, ma è la loro sequenza, sulla carta, che oggi ci dà davvero il senso di quanto è accaduto nel 2020 e perché è accaduto.

Buona lettura.

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Stati divisi d’America. Un libro di Angeli e Michieli ultima modifica: 2021-01-17T19:49:47+01:00 da YTALI

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