Next Generation Italia. Ecco cos’è realmente

L’argomento è all’ordine del giorno del dibattito nazionale e ha fatto anche aprire una crisi di governo, ma cosa c’è nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) approvato il 12 gennaio 2021?
scritto da VITO VACCA
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L’argomento è all’ordine del giorno del dibattito nazionale e ha fatto anche aprire una crisi di governo, ma cosa c’è realmente nel Next Generation Italia, ossia nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) approvato il 12 gennaio 2021?

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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si articola in tre Assi Strategici:

1) transizione ecologica, che vincola il 37 per cento delle risorse totali;

2) innovazione e digitalizzazione, che vincola il 20 per cento delle risorse totali;

3) inclusione sociale.

Il Piano Nazionale prevede anche tre Priorità Trasversali al programma di interventi:

a) Sud (riequilibrio territoriale);

b) Donne (parità di genere);

c) Giovani (inclusi i NEET).

Gli Assi Strategici si declinano in sei Missioni che sono le aree tematiche strutturali di intervento:

1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (45,1 miliardi);

2. Rivoluzione verde e transizione ecologica (67,5 miliardi);

3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile (32 miliardi);

4. Istruzione e ricerca (26,1 miliardi);

5. Inclusione e coesione (21,3 miliardi);

6. Salute (18 miliardi).

Ma non è finita, perché data l’enormità delle risorse, le sei Missioni vengono organizzate attraverso sedici Componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del PNRR. Infine, le sedici Componenti si articolano in quarantasette “Linee di Intervento” per progetti omogenei e coerenti.

Le risorse complessivamente allocate nelle sei missioni del Piano Nazionale sono pari a circa 210 miliardi; di questi, 144,2 miliardi finanziano “nuovi progetti” (poco più di 2/3 del totale), mentre i restanti 65,7 miliardi (poco meno di 1/3 del totale) sono destinati a “progetti in essere” che riceveranno, grazie alla loro collocazione all’interno del PNRR, una significativa accelerazione dei tempi di realizzazione e di spesa.

Le Linee di Intervento sono state selezionate secondo criteri volti a concentrare le operazioni su quelle maggiormente trasformative, che possano portare a un maggiore impatto sull’economia e sul lavoro; a tali criteri è stata orientata anche l’individuazione e la definizione sia dei “progetti in essere” (1/3) che dei “nuovi progetti” (2/3).

Il PNRR rappresenta una straordinaria e irripetibile occasione di rilancio degli investimenti. Oltre ai 196,5 miliardi tra grants (sussidi) e loans (prestiti) previsti a favore dell’Italia dalla Recovery and Resilience Facility (RRF), che il Governo ha deciso di utilizzare integralmente, un ulteriore apporto finanziario è fornito (sempre nell’ambito di Next Generation EU) dai 13,5 miliardi di React-EU e dai 1,2 miliardi del Just Transition Fund. 

Il Dispositivo Europeo di Ripresa e Resilienza (RRF), la principale fonte finanziaria del PNRR italiano, assicura al nostro paese nel periodo 2021-2026 circa 65,4 miliardi di euro di sovvenzioni e 127,6 miliardi di euro di prestiti, per complessivi 193 miliardi di Euro, che il governo intende utilizzare in toto.

Con le revisioni delle previsioni macroeconomiche della Commissione Europea e il cambiamento dell’anno base per il calcolo degli importi, le risorse disponibili per l’Italia sono salite a 196,5 miliardi e su questa cifra si basa la programmazione del Piano Nazionale.

Il primo 70 per cento delle sovvenzioni del PNRR dovrà essere impegnato entro la fine del 2022 e speso entro la fine del 2023; inoltre, come disciplina il Regolamento Europeo, il Piano prevede che il restante 30 per cento delle sovvenzioni dovrà essere speso tra il 2023 e il 2025.

Nei primi tre anni di vita del PNRR, le sovvenzioni sosterranno la maggior parte degli investimenti e dei “nuovi progetti” (e quindi dello stimolo macroeconomico); mentre nel periodo 2024-2026 la maggiore quota dei finanziamenti per progetti aggiuntivi arriverà dalla dotazione sui prestiti.

Inoltre, il governo ha deciso di impiegare le risorse nazionali non ancora programmate del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) 2021-2027 a valere sul PNRR, in questo modo ha incrementato gli investimenti di circa venti miliardi per nuovi progetti in settori importanti, che comprendono la rete ferroviaria veloce, la portualità integrata, il trasporto locale sostenibile, la banda larga e il 5G, il ciclo integrale dei rifiuti, le infrastrutture sociali e sanitarie per il Sud dell’Italia.

L’obiettivo è rafforzare, a livello sia generale sia di concentrazione nel Mezzogiorno, il volume degli investimenti aggiuntivi finanziati attraverso la componente prestiti (loans) della Facility RRF.

Il ricorso alle risorse del FSC, nell’ambito del PNRR, è destinato esclusivamente al finanziamento di interventi addizionali e complementari, coerenti con gli obiettivi di riequilibrio territoriale e di sviluppo del Sud, propri della politica di coesione nazionale.

In tal modo, il quadro unitario di procedure e meccanismi attuativi propri del PNRR dovrebbe consentire una significativa accelerazione della capacità di utilizzo delle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) e di realizzazione degli investimenti previsti.

Il rispetto del vincolo normativo di destinazione territoriale dell’80 per cento delle risorse del FSC al Mezzogiorno ne garantisce il criterio di addizionalità delle risorse.

Le regole del Trattato sull’euro e le politiche di austerità europea, in particolare dopo la crisi economica del 2008 e dopo la crisi del debito del 2011, hanno portato a un drastico ridimensionamento degli investimenti pubblici in Italia, che sono passati dal 3,7 per cento del PIL nel 2009 al 2,1 per cento nel 2018 (solo marginalmente in recupero nel 2019 con il 2,3 per cento).

La bozza del PNRR approvata il 12 gennaio 2021, rispetto alle versioni precedenti, punta a massimizzare le risorse destinate agli investimenti pubblici, la cui quota supera ora il 70 per cento, con conseguente riduzione della quota di incentivi al 21 per cento del totale delle risorse disponibili.

Infine, le risorse aggiuntive di ReactEU rafforzano la politica di coesione per il periodo di programmazione 2014-2020, con l’obiettivo di agevolare il superamento degli effetti della crisi derivante dalla pandemia, e di promuovere una ripresa verde, digitale e resiliente dell’economia; allo stesso tempo tale strumento funge da ponte fra il ciclo 2014-2020 e il periodo 2021-2027 della politica di coesione. 

In chiusura c’è una cosa importante da ricordare: il regolamento europeo sul RRF prevede che la governance del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sia uno degli elementi importanti da valutare per l’approvazione del PNRR da parte della Commissione e del Consiglio europeo.

A questo punto si apre un dibattito pubblico (si spera mirato e tecnico, non pletorico) sui progetti da selezionare per il PNRR e sulle modalità di valutazione degli stessi, tenendo presente che il termine ultimo di presentazione del Piano a Bruxelles è fissato al 30 aprile 2021; dopo, la Commissione avrà otto settimane, e successivamente il Consiglio Europeo quattro settimane, per decidere. Il 31 luglio 2021 i giochi saranno chiusi.

Next Generation Italia. Ecco cos’è realmente ultima modifica: 2021-01-19T16:28:05+01:00 da VITO VACCA

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