Brutte notizie da Washington per Erdoğan

Le nomine alla difesa e alla sicurezza nazionale del gabinetto di Joe Biden non rassicurano Ankara. Che tenta di correre ai ripari. Ma gli Stati Uniti non si fidano
scritto da DIMITRI DELIOLANES
Condividi
PDF

[ATENE]

Lo Stato Islamico continua tuttora a usare per le sue finanze “strutture di supporto” collocate all’interno della Turchia, sostiene un recentissimo rapporto del dipartimento al tesoro degli Stati Uniti, redatto il 4 gennaio in modo da essere sottoposto al segretario alla difesa subito dopo il giuramento del nuovo presidente.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

Tali “strutture di supporto” sono individuate in società finanziarie turche che operano alla luce del sole ma anche nell’uso del noto sistema della “hawala”, in modo da trasportare significative somme di denaro tra l’Iraq e la Siria, anche dentro i campi di prigionia dei militanti jihadisti e delle loro famiglie. 

Per quanto riguarda le somme tuttora in mano ai capi dell’Isis, il rapporto del tesoro cita il direttore dell’ispettorato generale del ministero Gregory Sullivan, secondo il quale “l’Isis probabilmente dispone fino a cento milioni di dollari in riserve di contanti depositati in tutta la regione mediorientale”, con ogni probabilità nascoste dietro società di comodo. 

Il tesoro americano ha inoltre riscontrato che i membri dell’ISIS ricorrono sempre di più alle criptomonete, mentre la fonte degli introiti è individuata nelle operazioni illegali in cui lo Stato Islamico si è da tempo specializzato, come i sequestri di persona, il contrabbando di petrolio con la Turchia, estorsioni e saccheggi.

Il rapporto del tesoro americano è l’ultimo tassello nel complesso di iniziative della presidenza Biden che mirano a fare il punto nei rapporti tra Washington e il presidente turco Erdoğan. L’obiettivo del nuovo governo statunitense è di chiarire la collocazione geopolitica del presidente turco. È noto che già prima della presidenza Trump gli Stati Uniti avevano seguito una linea prudente verso il bizzarro alleato nella Nato, ritenendo che vi era spazio per un suo recupero dentro lo schieramento occidentale. 

L’amministrazione Biden sembra non accontentarsi di questo atteggiamento prudente. Ci sono segni che a Washington si voglia premere con decisione per stanare Erdoğan e costringerlo a mostrare le sue carte. 

Un segnale importante verso la Turchia è stata la scelta di Brett McGurk a Middle East coordinator, responsabile della politica mediorientale, nel Consiglio per la sicurezza nazionale. McGurk, nel suo precedente incarico di inviato speciale per il Consiglio per la sicurezza nazione nella coalizione internazionale anti-Isis, è considerato l’ispiratore della strategia di sostegno della resistenza curda nella battaglia contro i jihadisti. Nell’elaborare la sua strategia, aveva fatto in modo che arrivasse ai mezzi di informazione statunitensi buona parte delle informazioni riguardanti il sostegno turco all’Isis e ad altri gruppi di fanatici islamisti. All’inizio del 2019, in un’intervista televisiva aveva spiegato che funzionari della difesa statunitense passavano gran parte del loro tempo ad Ankara per il semplice fatto che “la maggior parte dei rifornimenti che riceve l’Isis passa attraverso il confine tra la Turchia e la Siria”. Aggiunse inoltre di essere “contrariato” da questa situazione, poiché “la Turchia non fa nulla per bloccare questo traffico”. 

Nell’ottobre 2019, in seguito all’incursione americana a Idlib per uccidere il capo dell’Isis Al Baghdadi, l’allora responsabile per il Medio Oriente ha scritto un articolo sul Washington Post in cui sottolineava un fatto non particolarmente pubblicizzato nei comunicati della Difesa: che il rifugio segreto del capo jihadista si trovava a pochi chilometri di distanza da una grande base militare turca. “Dovremmo chiedere spiegazioni ad Ankara”, commentò.

Un’altra pillola amara che Erdoğan deve ingoiare si chiama Lloyd Austin, è generale in congedo ed è il primo ministro della difesa African American. Come responsabile del centro di pianificazione del Pentagono (CENTCOM) ha collaborato strettamente con i turchi nell’ambito del programma di addestramento e armamento degli “oppositori democratici” siriani che avrebbero dovuto combattere contro Assad ma anche contro l’Isis. Gli “oppositori democratici” sono stati addestrati in Turchia e alla fine sono stati armati e inviati in Siria su dodici blindati. Appena attraversato il confine, gli “oppositori democratici” si sono consegnati con armi e bagagli ad Al Nusra, il ramo siriano di Al Qaida.

È stato un fiasco clamoroso, che convinse Austin a lasciar perdere i programmi comuni con i turchi e rivolgersi con decisione verso i combattenti curdi. Erdoğan protestò ad alta voce ma invano: lo stato maggiore degli Stati Uniti si era nel frattempo convinto che i curdi erano combattenti validi e fidati e che si poteva contare su di loro, una volta armati e assistiti.

Lloyd Austin, il nuovo segretario alla difesa di Biden

La Turchia non ha buoni rapporti neanche con il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, che aveva lo stesso incarico di consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Biden. In un articolo del 2017 aveva commentato l’arresto da parte della polizia turca di membri del personale dell’ambasciata americana ad Ankara dicendo che si trattava di una “presa di ostaggi”. Più tardi aveva condannato l’invasione turca nella città siriana di Afrin sostenendo minacciosamente che “non era da escludere” uno scontro tra le truppe americane e quelle turche. 

Durante la presidenza Trump, Sullivan aveva criticato severamente l’atteggiamento di estrema tolleranza che aveva assunto l’allora presidente verso Erdogan. Per rovesciare questa situazione, l’ex consigliere aveva proposto sanzioni verso i responsabili dell’industria militare turca e verso esponenti turchi coinvolti in casi di corruzione negli Stati Uniti, come nel caso della banca turca Halk Bank, ma anche altrove.

Molto probabilmente però, il maggior timore di Ankara è il presidente stesso, che, sia come vicepresidente sia nella sua carriera di senatore di lungo corso, ha criticato pubblicamente più volte le scelte e il comportamento di Ankara. Nel Senato ha sostenuto in pratica tutte le mozioni che andavano contro gli interessi della Turchia.

È indicativo il fatto che la grande esercitazione della NATO Defender 21 che si svolgerà nel Mar Nero in primavera non solo esclude ogni partecipazione turca, ma il passaggio delle truppe alleate avverrà attraverso il porto di Alexandroupolis in Grecia e i porti della Bulgaria sul Mar Nero, ignorando del tutto l’“alleata” Turchia. Si tratta di trentasettemila uomini di cui ventinovemila americani, accompagnati da trentatremila carri armati e altri mezzi.

La situazione ha allarmato Ankara che cerca in ogni modo di porre rimedio. Molto probabilmente è in questa ottica che va considerato il recentissimo attivismo delle forze repressive turche contro i jihadisti. Il 27 gennaio è stata annunciata una grande operazione antiterrorismo in tutto il paese che si sarebbe conclusa con l’arresto di almeno 126 persone accusate di avere rapporti con l’Isis. Durante l’operazione sarebbero stati sequestrati documenti, armi e somme di denaro.

Tali operazioni rimangono però poco convincenti dal momento che tra le bande di irregolari siriani, che in territorio siriano collaborano con l’esercito di occupazione turco, ci sono numerosi militanti di Al Nusra e di altri gruppi jihadisti. Certo, i militanti di Al Nusra giurano di aver tagliato ogni legame con Al Qaida e lo stesso sostengono i turchi. Ma sono assicurazioni non proprio rassicuranti.

Jake Sullivan, il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale di Biden
Brutte notizie da Washington per Erdoğan ultima modifica: 2021-01-30T14:56:13+01:00 da DIMITRI DELIOLANES

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento