Insieme per i musei di Venezia, e non solo

Il successo dell’appello della nostra rivista e di due conferenze online promosse da Tutta la città insieme ha posto con urgenza al centro dell‘agenda cittadina e nazionale il tema dell’attività e della fruizione del patrimonio artistico e culturale anche in periodo di pandemia.
scritto da IDA OSSI MARCO ROSA SALVA
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Quando Brugnaro disse che i Musei Civici di Venezia sono per i turisti, quindi niente turisti = musei chiusi, i cittadini di Venezia hanno avuto la netta sensazione che il loro “valore” fosse uguale a zero. Il patrimonio storico-artistico veneziano capitalizzato negli 11 musei civici non era loro, ma dei turisti che a milioni, nei tempi “buoni” invadevano la città.

Il 2 gennaio, prontamente, ytali ha lanciato una petizione: “Così si uccide la cultura a Venezia. Appello in difesa dei musei civici”. In poco tempo ha avuto più di 50.000 visite e raccolto oltre 6.000 firme un po’ da tutto il mondo. Molti sono stati anche i commenti.

L’Associazione Tutta la Città Insieme ha raccolto il sentimento di sconcerto e ha aperto il dibattito ai cittadini, agli addetti ai lavori, agli appassionati di Venezia e della cultura attraverso due iniziative, la prima il 18 gennaio “Presente e futuro dei Musei civici veneziani” focalizzato sulla situazione locale, la seconda il 26 gennaio “Salvare i musei chiudendoli? No, grazie” curata da ytali e aperta ai contributi di alcuni tra i più importanti direttori di musei italiani.

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Attualmente, il passaggio del Veneto in zona gialla e la conseguente riapertura di musei statali e privati a Venezia e quelli civici in altre città della nostra regione rende ancora più stridente la decisone della Fondazione MUVE di tenere chiuse le proprie sedi fino ad aprile, fino all’auspicato ritorno dei turisti. Le ragioni di questa scelta, rivendicata dal sindaco vicepresidente della Fondazione e assessore alla Cultura, sono state ribadite anche dalla Direttrice dei Musei civici Gabriella Belli che ha partecipato al secondo incontro del 26 gennaio. 

Gabriella Belli

Il crollo della bigliettazione basata sul turismo, il fatto che il costo del personale gravi direttamente sulla Fondazione, la relativa incertezza dell’arrivo di aiuti statali anche per il 2021 (per quanto più che probabili) ha portato a una decisone che la direttrice ha definito “molto prudenziale”. È stato anche detto che continuano pur nella chiusura alcune iniziative, come per esempio i lavori di restyling del Correr, dei cui costi – apprendiamo dal Gazzettino del 27 gennaio 2021 – la Fondazione ritiene in questo caso di potersi far carico, e che prevede tra le altre cose l’apertura al pubblico di terrazze che faranno quasi da pendant con quelle, discutibili, in via di realizzazione nelle Procuratie Vecchie. Decisione da amministratore buon padre di famiglia, è stato detto, con un modo dire un po’ stantio che ricorda più una potestas da diritto romano che da nuovo diritto di famiglia.

Presente e futuro dei Musei civici veneziani

Il primo incontro di lunedì 18 gennaio ha dato voce ai filii familias duramente colpiti da questa decisione: cioè lavoratori e collaboratori dei Musei civici, cittadini veneziani e rappresentanti di associazioni e forze politiche cittadine, docenti, studiosi. Ci è forse sfuggito qualche altro filius? La vasta partecipazione che ha trasceso di molto la capacità della nostra stanza virtuale è un segno confortante che la questione suscita vasto interesse. 

Possiamo riunire e riassumere i molti interventi secondo tre diversi punti di vista.

Prima di tutto, la difficile situazione causata dalla messa in cassa integrazione dei lavoratori, sia dipendenti della Fondazione, sia e ancor di più del personale dei molti servizi esternalizzati, la cui condizione lavorativa è già in tempi “normali” assai precaria. Inoltre è stato ricordato che molti collaboratori esterni della Fondazione, oltre ovviamente alle guide turistiche, sono private di lavoro, con assai pochi ammortizzatori a diposizione.

In secondo luogo è stato ricordato che lo scopo statutario fondamentale della Fondazione è quello di garantire la pubblica fruizione del patrimonio culturale, particolarmente da parte dei cittadini veneziani, per i quali esso rappresenta una parte imprescindibile dell’identità civica, in particolare per formare i giovanissimi e i veneziani “d’adozione”. La strategia basata sempre più sullo sfruttamento del sovrabbondante flusso turistico, in particolare in Palazzo Ducale, mostra oggi tutte le sue debolezze e ha contribuito a non far percepire più ai cittadini stessi i Musei come bene proprio.

In terzo luogo, la chiusura, particolarmente quella delle cinque biblioteche ospitate nelle sedi museali civiche, porta un danno grave all’intera comunità di studiosi, dagli studenti e docenti delle università veneziane ai ricercatori di tutto il mondo che hanno necessità di consultarle.

Oltre alle critiche, sono emerse anche proposte costruttive e concrete.

Perché i musei tornino a essere frequentati assiduamente dai cittadini è necessario che si trasformino sempre più in strutture laboratoriali dove alla conservazione e alla esposizione si affiancano la produzione culturale, la formazione, la collaborazione con altre istituzioni, a partire dalle scuole. Bisogna creare reti in modo da valorizzare quanto meritano soprattutto le sedi meno note, per ridistribuire i flussi e attirare visitatori con interessi più specifici, che più facilmente possono diventare frequentatori abituali, attenti alle iniziative del museo. Nell’attesa, speriamo breve, che gruppi di studenti possano tornare a frequentare i musei, possiamo cercare di far fruttare al meglio le tecnologie cui volenti o nolenti siamo costretti dalla situazione attuale, portando ad esempio maestri e insegnanti nei musei, e facendo svolgere da lì, di fronte alle opere d’arte, e a partire proprio da esse, le lezioni a distanza.

Insomma, un’amministrazione veramente efficiente deve contemperare diversi punti di vista: se un dirigente amministrativo può avere il compito sgradevole di ricordare che i mezzi sono limitati (ed è proprio in questi casi in cui servono ottimi amministratori: tutti bravi quando le vacche sono grasse…), serve anche come contrappeso una figura che ricordi che lo scopo principale dell’istituzione è (secondo Statuto) il libero accesso da parte dei cittadini al patrimonio artistico e storico che a loro appartiene. Questa figura è evidentemente, prima di tutti, l’assessore alla Cultura del Comune. Sarebbe dunque il caso di averne uno.

Paola Marini

“Salvare i musei chiudendoli? no, grazie”

È il titolo provocatorio lanciato per il secondo dibattito del 26 gennaio a livello nazionale con il direttore di ytali Guido Moltedo come moderatore e l’introduzione di Paola Marini, autorevole ex direttrice di due importanti musei – Castelvecchio di Verona e le gallerie dell’Accademia di Venezia – e attualmente Presidente dell’Associazione dei Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia. L’Associazione Tutta la Città Insieme si è occupata della messa a punto del programma e dell’organizzazione dell’incontro. Un ottimo parterre di relatori: Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo di Bologna, Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum, Karole Vail, direttrice del Museo Guggenheim di Venezia, Simone Verde, direttore del Complesso monumentale della Pilotta di Parma, Gabriella Belli, direttrice della Fondazione MUVE di Venezia, Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei; Marco Rosa Salva di Tutta la Città Insieme, Venezia.

Giovanni Andrea Martini

Dopo il saluto di Giovanni Andrea Martini che ha sottolineato come guardando al di fuori dei confini cittadini si possano trovare delle vie d’uscita, l’apertura di Guido Moltedo ha indirizzato la discussione. Utilizzare i musei civici in funzione dei turisti ha irritato non solo i veneziani e gli amanti di Venezia, ma anche gli amanti dei musei. Discuterne con gli addetti ai lavori per scambiare idee e proposte diventa necessario sia per i responsabili delle attività che per i fruitori.

Nell’introduzione Paola Marini fa un’ampia disamina del problema mettendo al centro la riforma voluta da Franceschini che colloca il patrimonio culturale come base dell’identità nazionale. I musei, quindi, devono rientrare tra i servizi pubblici essenziali.

Simone Verde

Quanto sia complesso il tema della chiusura o apertura dei musei lo dimostra l’intervento, al limite della provocazione, di Simone Verde, direttore del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma. Il museo chiuso non è inattivo, anzi si lavora il doppio. Perché un museo ha bisogno anche di quel lavoro in profondità che non ha mai il tempo di fare quando è aperto, perché deve correre dietro all’attività quotidiana. In questo periodo si è potuto fare un importante lavoro di rilancio con équipe tecniche, avviare cantieri di progettazione di vaste aree del complesso, accelerare le gare per tre milioni di lavori. Certo la gaffe del sindaco Brugnaro è chiara quando proclama che i musei sono solo per i turisti. Mentre, invece, sono uno strumento di cittadinanza, di conoscenza del passato. Questa pandemia, in fondo, ha dato la possibilità di approfondire il lavoro dietro le quinte perché il museo deve essere anche un centro di ricerca.

Lorenzo Balbi

I Musei civici sono chiusi a Bologna, ma si lavora ancora di più. Per Lorenzo Balbi, direttore del museo di arte contemporanea MAMbo, questa situazione di crisi ha provocato scossoni anche per mancanza di riferimenti, ma si stanno adattando, cercando nuovi modelli possibili. L’esempio è quello dell’Ex Forno del Pane, un edifico industriale restaurato e rinnovato su progetto di Aldo Rossi. Diventa il Nuovo Forno del Pane, centro di produzione interdisciplinare, comunità creativa in cui l’arte diventa pane per la mente e il museo diventa incubatore di creatività. Questo cambiamento di rotta, non solo esposizione ma produzione di arte con i 13 artisti che vi operano come lavoratori, ha permesso di mantenere aperto lo spazio anche durante la chiusura degli altri musei. Un’esperienza innovativa che ha riscosso grande curiosità e interesse tra il pubblico del dibattito e va nel senso della nuova definizione di Museo dell’ICOM come centro culturale al servizio della società e del suo sviluppo. Per questo, sostiene Balbi, è necessario introdurre una nuova parametrazione nella valutazione del museo come luogo di produzione culturale, di formazione, di produzione di arte. Il museo è una necessità e tale deve essere considerato, perché serve a nutrire l’anima.

Gabriel Zuchtriegel

Un posizione molto chiara sulla necessità, anzi ‘il dovere’, di tener aperti i musei l’ha espressa Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum: è una realtà culturale e sociale per il territorio. L’autonomia data ai musei dalla recente riforma è stato un gran passo avanti in questa direzione e questo periodo di crisi ha consentito anche a Paestum di ripensare alcune attività e fare interessanti progressi. Ad esempio nell’uso di Internet, che prima non veniva utilizzato in maniera adeguata all’importanza del sito, e nell’introduzione dei canali social. Attraverso questi sono riusciti a portare il pubblico dentro i lavori di restauro, all’interno dei depositi, hanno animato convegni e laboratori. Bisogna, infatti, staccarsi dalla logica dei musei per attrarre turisti. Bisogna, invece, lavorare con e per la comunità, innovare, cercare finanziamenti europei e sponsor attratti anche dagli sgravi fiscali che la riforma consente. Sta funzionando bene pure la fidelizzazione attraverso l’abbonamento a un prezzo poco superiore al biglietto normale, perché il museo deve essere considerato un luogo tuo dove è piacevole ritornare. 

Karole Vail

Una grande passione per il lavoro accomunata a un vero amore per la città che la ospita, questo traspare dall’intervento di Karole Vail, direttrice della Collezione Guggenheim di Venezia. Interessante l’iniziativa Dorsoduro Museum Mile, 800 anni di arte, dalla pittura medioevale a quella contemporanea, in uno straordinario percorso culturale collegando quattro siti dello stesso sestiere offrendo particolari facilitazioni. È una testimonianza dell’importanza che riveste per il Guggenheim la collaborazione con le istituzioni veneziane. Corsi, visite on line, aggiornamento delle guide e altre attività che, anche se in modo meno intenso, venivano fatte anche prima del lockdown.

Ma il suo intervento è andato più in profondità cogliendo il vero dramma della città: la perdita dei suoi residenti. Ripopolare Venezia con 20-30enni che vogliano risiedere e lavorare qui è l’unico modo per rendere di nuovo viva la città. Gli stage che il Guggenheim organizza con giovani di tutto il mondo sono continuati anche durante questo periodo di crisi e stanno collaborando alla vita del museo. Questo periodo di crisi ci ha insegnato che nel museo si può cercare una nuova energia fisica e mentale perché l’arte e la cultura hanno un potere rigenerativo. “Venezia laboratorio per il futuro e non solo memoria del passato” sono le parole di Peggy Guggenheim che Karole Vail ha citato e che dovrebbero essere scolpite nel programma di riapertura della città. 

Stefano Karadjov

È un errore metodologico considerare i musei tutti uguali. Questa è la considerazione dalla quale parte Stefano Karadjov per spiegare il suo approccio alla questione della sostenibilità dei musei, tema dal quale è partito il dibattito sulla chiusura dei musei civici di Venezia. Musei diversi rispondono a funzioni diverse; tra queste ci sta anche l’attrazione di turisti, che sono parte integrante dell’economia di molte città e di cui Venezia è un caso emblematico. Se i musei devono essere considerati beni pubblici, proprio per questo è importante che siano ben governati, se non come aziende, almeno con la cura di una buona gestione familiare. Per questo bisogna guardare di più alla funzione dei partner possibili: enti pubblici e aziende sostenitrici. Con loro la Fondazione Musei di Brescia ha messo a punto un programma di sostegno pluriennale. Bisogna ampliare le attività, nuovi modelli di prodotti per laboratori fruibili anche a distanza, campi per bambini da 6 a 12 anni per i periodi di chiusura delle scuole. Insomma, ripensare il sistema di apertura e il modello di governance tenendo conto del territorio.

Due incontri con la presentazione di tante esperienze e idee che speriamo indirizzino la politica culturale dell’Amministrazione verso delle buone scelte per il bene di Venezia, dei suoi cittadini e di quelli che la amano.

Marco Rosa Salva
Insieme per i musei di Venezia, e non solo ultima modifica: 2021-02-01T13:14:02+01:00 da IDA OSSI MARCO ROSA SALVA

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