Stati Uniti. La galassia dell’eversione

Le autorità federali americane invitano a non abbassare la guardia: la minaccia degli estremisti di destra è viva e vegeta. In particolare quella dei suprematisti bianchi, cresciuti di numero in questi quattro anni di “sdoganamento”.
MARCO MICHIELI
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Il Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti lancia l’allarme: l’assalto al Campidoglio potrebbe incoraggiare altri estremisti interni ad attaccare strutture federali o a prendere di mira funzionari eletti. Nello specifico il dipartimento afferma che gli stessi fattori che hanno portato alla violenza del 6 gennaio rimarranno le motivazioni principali di possibili azioni da parte di gruppi di estremisti.

Secondo quanto riportato dal New York Times, uno dei funzionari dell’intelligence coinvolto nella stesura del rapporto ha dichiarato che l’urgenza della minaccia deve essere presa in considerazione poiché l’inaugurazione dell’amministrazione Biden potrebbe fornire un falso senso di sicurezza al paese.

Si tratta di una novità per il dipartimento che negli anni dell’amministrazione Trump è stato sempre molto cauto nell’indicare la presenza di minacce interne. Anche dopo il 2019, quando il dipartimento ha indicato i suprematisti bianchi come una delle principali minacce terroristiche interne, analisti e funzionari dell’intelligence hanno affermato che i loro avvertimenti sono stati annacquati e ritardati. Ex funzionari dell’amministrazione Trump hanno persino affermato che la Casa Bianca ha cercato di sopprimere l’espressione “terrorismo interno”.

Che il terrorismo interno sia in aumento nel paese è confermato anche dai dati. Se consideriamo quelli del Global Terrorism Database (GTD) dell’Università del Maryland, che registra gli attentati terroristici dal 1970 al 2018, notiamo immediatamente un cambio di passo. Durate l’amministrazione Obama rimangono bassi e aumentano nell’ultimo anno di mandato del presidente democratico. Durante gli anni della presidenza Trump gli attentati raddoppiano e rimango stabili fino al 2018. Per il 2019 e il 2020 non abbiamo dati.

Si tratta per lo più di attacchi a infrastrutture, seguiti da assalti armati e da bombe o esplosioni. Per quanto riguarda il tipo di arma i dati indicano al primo posto “incendio”, seguito da “armi da fuoco” e poi da “esplosivi”.

Chi commette questi attentati terroristici? Secondo il GTD sono soprattutto persone ascrivibili al terrorismo di estrema destra, anche se non sono i soli.

Se la preminenza della componente ideologica di destra è rilevante anche negli anni precedenti, il numero degli attentati è tuttavia la metà di quelli del biennio 2016-2018. Se diminuiscono quelli di matrice religiosa – essenzialmente jihadista – e quelli ascrivibili a gruppi di estrema sinistra, il 2017 è l’annus horribilis per il numero di attentati terroristici interni ascrivibili all’estrema destra. Una presenza confermata anche l’anno successivo, pur con un aumento degli attentati di matrice ignota.

Come si può notare la maggior parte degli attentati dei gruppi di estrema destra sono da attribuire ai “suprematisti bianchi” e ai gruppi “anti-musulmani”, seguiti poi dagli “estremisti Pro-Trump”, “estremisti antisemiti”, gli “estremisti anti-aborto” e quelli “anti-governo”.

Attentati che nascono nell’ambiente degli hate group, dei movimenti razzisti che sono da sempre ben presenti negli Stati Uniti. Ma che in questi ultimi anni sono diventati più numerosi. Il Southern Poverty Law Center (SPLC) rileva che nel 2018 gli hate group sono aumentati del 7 per cento, grazie in particolare ai gruppi di suprematisti bianchi, cresciuti del cinquanta per cento in un anno (si tratta di centoquarantotto organizzazioni). 

Ma chi sono questi gruppi estremisti di destra? È una categoria molto ampia che, ad esempio, il SPLC ha cercato di mappare, suddividendoli tra vari gruppi in base all’ideologia. Si va dai gruppi anti-immigrati a quelli anti-LGBTQ, da movimenti anti-musulmani a quelli del “separatismo” nero, dai difensori dell’identità cristiana ai negazionisti. E poi ancora il Ku Klux Klan, i sostenitori della supremazia maschile, i neoconfederati, i neonazisti, gli skinhead razzisti, i tradizionalisti cattolici, i nazionalisti bianchi. Gli stati con il rapporto maggiore tra numero di abitanti e organizzazioni estremiste sono Mississippi, Louisiana, Arkansas, Tennessee, Virginia, Georgia, Kentucky Missouri. Ma non è solo il Sud: Colorado, Montana, Idaho, South Dakota. E poi gli stati della costa occidentale: l’Oregon e lo stato di Washington.

Una rete estesa, molto diversificata e di cui non si conoscono bene le dimensioni.

Tra le più diffuse vi sono organizzazioni note e meno note. Tra quelle più conosciute vi sono i Proud Boys, un’organizzazione neofascista e suprematista balzata agli onori della cronaca internazionale la scorsa estate, quando in molte città si schierò contro i manifestanti del Black Lives Matter. Nella città di Portland in Oregon sono stati responsabili degli scontri con i sostenitori del BLM e sono stati difesi da Trump in occasione del dibattito presidenziale con Joe Biden, quando il presidente ha invitato i Proud Boys a stare calmi e “ad attendere”, un’espressione divenuta poi comune nell’universo dell’organizzazione estremista. Sono stati soprattutto alcuni dei protagonisti dell’assalto al Campidoglio a inizio di quest’anno.

Poco nota però è la Ásatrú Folk Assembly, un’organizzazione neo-Völkisch, i cui aderenti cioè praticano forme di religione legate alla mitologia nordica o al paganesimo “proto-germanico”, accompagnandole al suprematismo bianco. L’associazione è stata fondata Stephen McNallen nel 1994 come reazione, sostiene, alla trasformazione del paganesimo americano in una componente dell’ideologia liberal. Il gruppo è molto diffuso su tutto il territorio americano e ha un’intensa attività editoriale.

Alcuni di questi gruppi sono guidati da personalità legate al Partito repubblicano. È il caso di ACT for America, un’organizzazione anti-musulmana fondata da Brigitte Gabriel, una libanese naturalizzata americana. Il direttore esecutivo è però Guy Rodgers, un consulente repubblicano che aveva avuto un ruolo di primo piano nella Christian Coalition of America, l’organizzazione del repubblicano Pat Robertson, che sfidò G.H. Bush alle primarie del 1988.

Altri gruppi, seppure con una rete territoriale meno estesa, sono tuttavia ben finanziati. È il caso di alcune associazioni anti-immigrazione che ricevono finanziamenti dalla Pioneer Foundation. Nata nel 1937, la fondazione finanzia da sempre studi su razza, etnia ed eugenetica. Durante gli anni Cinquanta e Sessanta, inoltre, contribuiva a distribuire borse di studio per studi sull’eugenetica e l’etnologia, cercando di trovare una giustificazione scientifica alla segregazione negli Stati Uniti e all’apartheid nel Sud Africa.

Stati Uniti. La galassia dell’eversione ultima modifica: 2021-02-01T15:54:23+01:00 da MARCO MICHIELI

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