Trent’anni fa. La fine dell’apartheid

Dopo la fine del regimne bianco, il capolavoro mandeliano, in ambito sportivo, fu l'organizzazione dei Mondiali di rugby del 1995, divenuti un momento di riscossa collettiva anche grazie al sodalizio fra il presidente e il capitano di quella grandissima squadra, François Pienaar, l’uomo bianco che veniva incontro all'emblema dei neri.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Trent’anni fa si concludeva, in Sudafrica, la squallida stagione dell’apartheid, ossia della segregazione razziale che divideva bianchi, neri e gente di colore dal 1948. Il momento cruciale, nel clima post-Guerra fredda che si respirava ovunque nel mondo, era stata la scarcerazione, dopo ventisette anni di prigionia, di Nelson Mandela. Un evento storico, la fine di un incubo e il primo passo verso quella Rainbow Nation teorizzata dallo stesso Mandela e dall’arcivescovo Desmond Tutu, artefici, ciascuno nel suo ruolo, del miracolo della progressiva riunificazione di un paese che per troppo tempo era stato dilaniato da una barbarie che lo aveva reso, difatti, una prigione a cielo aperto. 

Il capolavoro mandeliano, in ambito sportivo, fu l’organizzazione dei Mondiali di rugby del 1995, divenuti un momento di riscossa collettiva anche grazie al sodalizio fra il presidente e il capitano di quella grandissima squadra, François Pienaar, l’uomo bianco che veniva incontro all’emblema dei neri, ponendo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica uno sport che fino a quel momento era stato il simbolo del suprematisti bianchi contro i neri confinati nei ghetti e innamorati del calcio, sport dei poveri per antonomasia.

25 settembre 2001. Nelson Mandela a Venezia riceve la cittadinanza onoraria dal sindaco Paolo Costa (nella foto con Guido Moltedo e Mara Rumiz, presidente del consiglio comunale)

Non a caso, raccontò Mandela che a Robben Island i prigionieri facevano il tifo per qualunque avversario del Sudafrica per infliggere una sofferenza ai propri carcerieri, equiparando implicitamente i fautori della segregazione e gli atleti che li aiutavano, implicitamente, a diffondere la loro propaganda. La vittoria di quei Mondiali, peraltro conseguita contro i fortissimi All Blacks neozelandesi guidati da Jonah Lomu, costituì, dunque, uno dei capisaldi della riunificazione del paese e la dimostrazione tangibile del desiderio del nuovo presidente di non cercare in alcun modo una vendetta che pure avrebbe avuto tutto il diritto di esigere.

Fu, insomma, il trionfo della sua grandezza e del suo amore per la pace, la riconciliazione e la forza di un Sudafrica finalmente unito e ricco di valori, come testimonia anche il bellissimo film Invictus diretto da Clint Eastwood. E fu, infine, anche il primo passo verso la conquista del primo, e finora unico, Mondiale africano, andato in scena nel 2010 e conclusosi con la vittoria della Spagna.

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E altrove? Quanti altri muri sono caduti, in questi tre decenni, grazie allo sport? Come dimenticare, ad esempio, la meraviglia della Francia multietnica che, nel ’98, sconfigge momentaneamente il lepenismo e si stringe intorno a una Nazionale bianca, nera e berbera che aveva in un discendente della Piccola Kabilia il proprio punto di riferimento e in fuoriclasse come Thuram e Desailly i propri baluardi? E che dire della Germania campione del mondo del 2014, con i panzer sostituiti dai figli degli immigrati che vanno a battere 7 a 1 il Brasile in casa loro e, in finale, l’Argentina per 1 a 0? 

Il mondo è devastato dal Covid, la politica sta vivendo una stagione di crisi che va ben al di là dei nostri confini nazionali, eppure questa ricorrenza merita di essere ricordata perché ha cambiato per sempre l’immaginario collettivo, favorendo l’affermazione di un nuovo vivere civile e contribuendo ad attenuare almeno una parte delle innumerevoli disuguaglianze che stanno sconvolgendo il pianeta. Nulla sarebbe stato possibile senza il sacrificio e i quasi trent’anni di carcere patiti da Madiba, l’uomo che ha sconfitto l’apartheid e spalancato nuovi orizzonti davanti ai nostri occhi.

Trent’anni fa. La fine dell’apartheid ultima modifica: 2021-02-08T20:32:13+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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