Negare la realtà di Venezia

Abbiamo oggi il coraggio e la capacità di pensare ad un progetto complessivo di una laguna finalizzato a garantire – anche a fronte dei mutamenti climatici e dei diversi livelli medi del mare – la vita della città? E poi: per quale città? Con quali caratteristiche, con quale popolazione, con quali attività?
scritto da ANTONIO ALBERTO SEMI
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Il 2020 è stato un anno sciagurato, uno dei peggiori possibili, insomma un anno bisesto “poco de sesto”. Alla fine però, nonostante il perdurare dell’incubo Covid, nonostante il drammatico aumento della povertà, nonostante il blocco di tutte le attività culturali e in primo luogo della scuola, nonostante le maree costantemente eccezionali, un raggio di sole l’ho trovato e ho potuto nuovamente sorridere. In un certo senso potevo festeggiare il ritorno del rimosso nel rimovente, che è una modalità di pensiero descritta già da Freud nel 1915 e che segnala il fatto che non si riesce mai a rimuovere completamente dalla coscienza un contenuto – un’idea, una fantasia, un desiderio, un progetto – che si cerca però in tutti i modi di evitare perché proibito o perché assurdo o perché conflittuale. Nella forma usata per rimuovere si ritrova sempre qualcosa dell’oggetto rimosso.

A cosa mi riferisco? A quella meraviglia che è l’Autorità per la laguna. Questa dev’essere attuata in tempi brevi, brevissimi e deve essere efficiente, governata democraticamente e localmente, adeguatamente finanziata e riguardare tutta la laguna che viene considerata giustamente un unicum.

Bernardo Bellotto 1721-1780, La Laguna di Venezia (Bristol Museums, Galleries & Archives)

Si invoca la specificità della situazione lagunare e veneziana, che i romani non potranno certamente comprendere, si grida alla conservazione della Laguna (sì, con la elle maiuscola, qui), si tira un sospiro di sollievo perché il MoSE in certe situazioni ha funzionato e sta funzionando e subito si sottolinea anche che si rischia di danneggiare i canali con la corrente indotta se si aprono solo alcune paratie e comunque di danneggiare porto e pescatori se il MoSE viene troppo spesso chiuso. E se l’Autorità starà a Roma, come farà a prevedere le alte maree, che qui i “veci” pronosticano giustamente solo sentendo l’aria che tira? E così via. Tralascio le battute sullo Spritz con Adriacol o sulle palancole di Zincone perché già questo insieme mi mette di buon umore.

Cosa viene rimosso e cosa torna nel rimovente? Apparentemente viene rimosso l’incubo-fantasma della Repubblica di Venezia (la cui rinascita sarebbe infatti solo ridicolo auspicare) ma nel rimovente (ossia nei progetti-fantasie o desideri relativi all’Autorità) ritornano alcune caratteristiche dell’antico Stato: la laguna come mura della capitale, la capitale che deve far da sé, senza sottostare ad altri (leggi: a Roma, polemica secolare) e essendo capace di dosare adeguatamente le competenze tecniche e ingegneristiche e quelle politiche, la delimitazione geografica, che ripete praticamente quella del Dogado, perfino la richiesta di un’autonomia finanziaria tramite marchingegni fiscali.

Joseph Mallord William Turner 1775-1851, La Laguna di Venezia al tramonto (Tate Gallery)

Sì, il fantasma inutilmente rimosso è quello della Repubblica ma si tratta appunto di un fantasma, ossia di una nostra creazione perché la realtà dell’antico Stato era evidentemente molto diversa dall’immagine idealizzata che talora ne viene dipinta. Su questo, ormai (quasi) tutti sono d’accordo: allora perché lo si teme? Perché – ahinoi – la realtà (che è il vero oggetto rimosso e negato) obbligherebbe a riguardare realisticamente il rapporto tra la città e il mare e la laguna, e tra la città e le sue attività culturali, sociali, economiche. E realizzare allora tristemente che, così com’è, Venezia sparirà tra trent’anni (ossia domani), sia perché mancherà una popolazione attiva sia perché sarà pressocché stabilmente o sommersa o isolata dal mare, come del resto buona parte del litorale nord-adriatico.

Henri Edmond Cross 1856-1910, Tramonto sulla Laguna di Venezia (Museum of Fine Arts, Houston)

Storicamente, la laguna esiste perché c’è Venezia, non viceversa. Senza Venezia non ci sarà nemmeno più la laguna così come la vediamo oggi. Per secoli, del resto, i veneziani hanno progettato o aggiustato la laguna per consentire la vita e lo sviluppo della città. Le altre specie animali e vegetali si sono adeguate al mutare dell’ambiente. Ma abbiamo oggi il coraggio e la capacità di pensare a un progetto complessivo di una laguna finalizzato a garantire – anche a fronte dei mutamenti climatici e dei diversi livelli medi del mare – la vita della città? E poi: per quale città? Con quali caratteristiche, con quale popolazione, con quali attività? Francamente non mi sembra che ci sia una realistica possibilità di questo genere. O almeno finora non la si è vista. 

È più probabile e più economico – in tutti i sensi – che si proceda “a tochi e boconi”, soddisfacendo ora questa ora quella categoria di cittadini votanti, distribuendo man mano le risorse in modo da rimpinguare i più ricchi, perlopiù non veneziani, e – se proprio è indispensabile – mantenere in vita i poveracci o le categorie necessarie per servizi indispensabili, con qualche infarinatura ideologica del tipo “salviamo la laguna”, che può giustificare peraltro lavori redditizi.

In questa prospettiva, l’Autorità per la laguna rischia di finire come la Città Metropolitana, un organo il più lontano possibile dai cittadini in carne e ossa e il più vicino possibile alle risorse di bilancio. Ma non avevo scritto che finalmente c’era un raggio di sole, un’occasione per sorridere? Adesso, vista così la questione, smetto di sorridere. Accidenti al 2020, è stato proprio un anno sciagurato! E il 2021…

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In copertina Albert Marquet 1875-1947, Nave di linea a Venezia (1936)

Negare la realtà di Venezia ultima modifica: 2021-02-16T14:55:34+01:00 da ANTONIO ALBERTO SEMI

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