Crescono i crimini d’odio contro gli Asian-American

Alcuni deputati hanno presentato un disegno di legge per far fronte all’aumento delle aggressioni contro le persone di origine asiatica. Preoccupante in particolare il bullismo a sfondo razziale di cui sono vittima molti teenager. Complici il Covid-19 e la retorica razzista di Donald Trump.
MARCO MICHIELI
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Il Congressional Asian Pacific American Caucus (CAPAC), un sotto-gruppo del Congresso che riunisce i politici asiatico-americani e pacifico-americani, ha deciso di presentare una proposta di legge, chiamata No Hate Act, per dare maggiori finanziamenti alle autorità locali e aiutarle a rintracciare e perseguire i crimini d’odio.

La decisione avviene dopo un anno orribile per gli americani di origine asiatica e delle isole del Pacifico e in seguito a una recente crescita di aggressioni. Gli Asian e i Pacific-American hanno una lunga storia di discriminazione. Nel 1882, il Chinese Exclusion Act stabiliva un divieto d’ingresso per gli immigrati provenienti dal Cina, la prima volta che una disposizione di legge vietava l’ingresso nel paese sulla base dell’etnia o dell’origine nazionale. Ma anche durante il Ventesimo secolo, vi sono stati periodi di intensa xenofobia: durante la Seconda guerra mondiale, in seguito all’attacco a Pearl Harbor, furono incarcerati circa centodieci mila giapponesi-americani in campi di internamento statali.

Durante la pandemia di Covid-19, la combinazione di isteria di massa, xenofobia e polarizzazione politica ha portato a un aumento negli atti di odio razziale.

Secondo Stop AAPI Hate, un’organizzazione sorta in marzo 2020 proprio per raccogliere dati sulle aggressioni legate al Covid-19 contro gli Asian e i Pacific-American, dei quasi tremila casi riportati sette su dieci riguardano insulti razzisti. Il 9 per cento dei casi totali è costituito invece da aggressioni fisiche mentre il 22 per cento da quello che definiscono “deliberate avoidance” (succede quando si decide di non frequentare più qualcuno in base alla razza, al genere o alle preferenze sessuali). Nell’8 per cento dei casi vi sono state anche violazioni dei diritti civili come la discriminazione sul posto di lavoro e il divieto di accesso a stabilimenti e trasporti.

Sebbene i cinesi siano stati il gruppo etnico più oggetto degli insulti razzisti, il 60 per cento delle persone che hanno subito varie forme di odio non era cinese. Le donne inoltre sono oggetto di questi atti due volte e mezzo di più rispetto agli uomini. La maggior parte delle incidenti si sono verificati nella liberal California (46 per cento), seguita poi dallo stato di New York (14 per cento), dallo stato di Washington (4 per cento), da Illinois (3 per cento) e Texas (3 per cento).

Il 14 per cento dei casi riguarda poi i teenager. Nbc ha raccontato vari episodi di cui sono state vittime molti adolescenti di origine asiatica o delle isole del Pacifico. Come la vicenda di un quattordicenne di Dallas seguito a casa da un gruppo di ragazzi delle superiori che fingevano di tossirgli addosso, gridando: “Ching chong! Hai il virus cinese!”. Anche prima dell’inizio della pandemia, tra gli studenti asiatici americani si segnalavano alti tassi di bullismo a sfondo razziale. Secondo i dati del California Healthy Kids Survey, nelle scuole superiori pubbliche della California gli studenti Asian-american e Pacific-american sono il gruppo razziale con maggiori probabilità di essere vittima di bullismo. Il Covid-19 ha peggiorato la situazione.

Stop AAPI Hate ha anche scoperto che molti degli adolescenti vittime di razzismo hanno espresso paura, tristezza e sentimenti di depressione per l’utilizzo della retorica razzista da parte di Donald Trump. L’ex presidente infatti è stato accusato più volte di alimentare l’odio razziale verso i cittadini di origine asiatica e pacifica, a partire da quando ha definito il Covid-19 come il “virus cinese” e “kung flu”, un gioco di parole sul termine “flu”, influenza, e l’arte marziale cinese.

Se Donald Trump è stato il principale diffusore di retorica anti-asiatica sui social media, non è il solo politico. Nella “classifica” Trump è infatti seguito da Tom Cotton, il senatore repubblicano dell’Arkansas che la scorsa estate, dalle pagine del New York Times, aveva invitato il presidente a inviare i militari contro il movimento del Black Lives Matter. E poi molti altri, tutti repubblicani.

Ragioni anche politiche. La retorica anti-cinese del presidente Trump e del suo partito è stato un marchio di fabbrica di quattro anni di amministrazione. Inoltre l’elettorato asiatico-americano non è tradizionalmente repubblicano. Secondo Nbc, il 63 per cento degli elettori asiatico-americani in tutto il paese ha votato per Biden alle scorse elezioni contro il 31 per cento che ha votato per Trump. Risultati simili a quelli delle sette elezioni presidenziali precedenti. Qualche analista ha osservato che il Gop però farebbe meglio a prestare attenzione a questo variegato elettorato, che costituisce quasi il 5 per cento degli elettori ed è in rapida crescita. Ma per ora queste osservazioni di strategia politica non sembrano essere sufficienti.

Tanto che, quando a settembre la Camera dei rappresentanti ha approvato una legge per condannare e denunciare “qualsiasi sentimento anti-asiatico in qualsiasi forma” e per sollecitare i funzionari federali, statali e locali a documentare, indagare e raccogliere dati su qualsiasi segnalazione di episodi di odio anti-asiatico, il voto è avvenuto su divisioni di partito.

Il razzismo contro le persone di origini asiatiche non riguarda però soltanto gli Stati Uniti. Già ad aprile corso l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali aveva indicato che la pandemia di Covid-19 aveva provocato un aumento degli attacchi di stampo razzista e xenofobo in particolare nei confronti di persone ritenute di origini asiatiche. 

In Francia l’anno scorso era stata anche avviata una campagna sui social media  – #JeNeSuisPasUnVirus – per far fronte alle numerose denunce di aggressioni verbali e fisiche subite dalle persone di origini asiatiche nel paese d’Oltralpe. In Germania è l’organizzazione tedesca “Korientation” a raccogliere esempi di notizie discriminatorie sui media.

E in Italia? Tra i blitz di Forza nuova contro i negozi “cinesi”, gli insulti di Zaia sui “cinesi che mangiano topi” e la stampa italiana la situazione non sembra essere migliore.

Crescono i crimini d’odio contro gli Asian-American ultima modifica: 2021-02-21T13:18:33+01:00 da MARCO MICHIELI

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