La Cina si propone leader globale, ma a che prezzo?

Intervenendo al World Economic Forum di Davos Xi Jinping disegna uno scenario che vede protagonista Pechino, proponendo una visione essenzialmente liberale e basata su principi eccezionalmente occidentali, per non dire americani. Soltanto il tempo potrà dire se il leader del Pcc si sia avviato verso una “trappola” dalla quale sarà difficile uscire, o se effettivamente il futuro parla cinese.
NICCOLÒ FANTINI
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Mentre in Italia imperversava la crisi politica e i riflettori dei media italiani erano puntati sui palazzi di Roma, non molto lontano dai nostri confini i leader mondiali si sono ritrovati, anche se virtualmente quest’anno, per l’annuale incontro dei big a Davos. In questo periodo di incertezza e tensioni a livello globale, ogni incontro di questo tipo porterà con se interrogativi, speranze e aspettative. Un intervento molto atteso è stato quello di Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista cinese. 

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La pandemia sembra aver dato un vantaggio importante alla Cina, nonostante il fatto che il nuovo coronavirus sia stato inizialmente identificato in quel paese. Dopo un periodo di lockdown a inizio 2020, che aveva scioccato il resto del mondo per poi rivelarsi un’amara profezia, la Cina è apparentemente riuscita a frenare il diffondersi della malattia e ad allentare le misure di contenimento. Mentre la maggior parte delle economie viene completamente affossata dagli effetti delle restrizioni imposte a causa di Covid-19, quella cinese è l’unica a mostrare netti segni di miglioramento. Verso la fine del 2020 il pil cinese cresceva del 6,5 per cento, recuperando così i livelli di crescita pre-Covid. Per fare un paragone, l’economia europea è tutt’ora molto incerta, con previsioni della Commissione che attendono una ripresa soltanto nel 2021 e con stime a ribasso nel 2022.

In questo contesto, l’approccio ottimista e conciliatorio di Xi Jinping a Davos non è stato una sorpresa per molti. L’esperta di Cina Elizabeth Economy, riferendosi alla condizione dell’attuale Regno di Mezzo, ha parlato di “elementi da leadership globale”. In breve, una potenza in ascesa come la Cina di Xi si ritrova via via a incarnare due aspetti: la crescente presenza e influenza su scala mondiale da un lato, e le responsabilità che ne derivano dall’altro. Nel suo discorso di Davos il segretario del Pcc ha elencato una serie di sfide per le quali la Cina si vuole porre come guida. Passando per la lotta alla pandemia e l’impegno a frenare il cambiamento climatico, Xi ha soprattutto sottolineato il sostegno del suo paese al multilateralismo e alle istituzioni internazionali. Con una stoccata più che esplicita Xi ha poi attaccato severamente le politiche confrontational e aspre condotte da Donald Trump, condannando la mentalità da guerra fredda e richiamando a una maggiore collaborazione.

Sul tema delle relazioni con gli Stati Uniti, i toni di Xi sono però stati poco concilianti. Dalle sue parole traspare una forte critica al primato americano, con una lettura anche ideologica dello slogan America First. Molte sono state le invocazioni di Xi a favore di un rispetto reciproco, che tolleri e accetti una diversità di vedute e di sistemi, limitando le ingerenze negli affari altrui. Questa è sicuramente un riferimento alle azioni statunitensi nei confronti di Hong Kong e un sintomo del crescente scontro ideologico-culturale tra sistemi democratici e autoritari. Nonostante il cambio recente alla Casa Bianca, questo tipo di tensioni sembra destinato a rimanere, anche se potenzialmente in maniera attenuata.

Mentre Xi spinge per un ruolo di centralità per la sua Cina rimangono tuttavia ancora molti interrogativi irrisolti. Vi è la questione nel Mar Cinese Meridionale, dove la Cina continua ad adottare posizioni in contrasto al diritto internazionale e continua a non sedersi intorno a un tavolo costruttivo con le parti interessate. Mentre a Davos Xi parla di rispetto per le strutture e le istituzioni internazionali, richiamando a una cooperazione e una “consultazione globale”, a Hong Kong e nello Xinjiang manca tutt’ora, e spesso viene esplicitamente rifiutata, quella trasparenza e quell’impegno a garantire certi standard.

Un altro esempio è quello dell’apertura economica, caposaldo del discorso di Xi, che però non vede riscontri nella pratica cinese, che sembra sempre più invertire il trend di liberalizzazione avviato da Deng Xiaoping nel secolo scorso. Sono molto fresche infatti le azioni del Partito nei confronti di Jack Ma e del settore finanziario privato cinese. Un caso particolare è stato quello del colosso Ant Group, il cui sbarco in borsa è stato bloccato due giorni prima della quotazione, anche apparentemente a causa delle critiche rivolte da Ma nei confronti del regolatore cinese.

La leadership cinese, dunque, si trova di fronte a una scelta che porta con sé un dilemma ben chiaro. Se a Zhongnanhai si mira a sfruttare la (temporanea?) ritirata degli Stati Uniti di Trump dallo scenario internazionale per presentarsi come nuovi promotori e protettori di un ritrovato multilateralismo, si dovranno fare anche i conti con le responsabilità e l’attenzione che un ruolo simile comporterebbe. Dopotutto, lo si è visto già con l’interventismo americano, che ha attratto non poche critiche e non pochi problemi per Washington e le sue ambizioni di “gendarme globale”. Pechino ne ha avuto un assaggio con la strategia adottata a seguito della crisi pandemica, quando vari governi occidentali non hanno esplicitamente espresso la loro sfiducia nei confronti della Cina. Le reazioni di quest’ultima, invece che curare le ferite e intavolare un dialogo costruttivo, sono state spesso aspre e hanno buttato benzina sul fuoco.

Resta da vedere che cos’abbia in mente Xi, e se le sue parole a Davos siano state espresse con la cognizione di ciò che nei fatti esse comportino. Con la nuova presidenza Biden, alcune cose potrebbero cambiare, anche se le fondamentali strutture geopolitiche si sono ormai radicate. A Davos la Cina ha portato una visione essenzialmente liberale e basata su principi eccezionalmente occidentali, per non dire americani. Soltanto il tempo potrà dire se Xi si sia avviato verso una “trappola” dalla quale sarà difficile uscire, o se effettivamente il futuro parla cinese.

La Cina si propone leader globale, ma a che prezzo? ultima modifica: 2021-02-22T20:03:35+01:00 da NICCOLÒ FANTINI

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