Uno street food tutto da leggere

“La scoperta della currywurst”, di Uwe Timm, uno dei principali scrittori tedeschi della generazione nata dopo la Seconda Guerra mondiale, è un libro importante non solo per la bellezza della scrittura e della storia, ma anche perché ci fa entrare nella poetica di questo autore.
GIOVANNI INNAMORATI
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Con encomiabile scelta Sellerio ha di recente pubblicato la traduzione di La scoperta della currywurst, di Uwe Timm, uno dei principali scrittori tedeschi della generazione nata dopo la Seconda Guerra mondiale, una levata di scrittori ancora poco conosciuta in Italia, che invece ha avuto modo di apprezzare i grandi scrittori della generazione precedente, come Heinrich Böll o Günter Grass.

In realtà Timm, nato ad Amburgo nel 1940, non è certo sconosciuto in Italia. La stessa Sellerio nel 2019 ha tradotto il suo Un mondo migliore, e Mondadori nel 2007 Come mio fratello, a mio giudizio il suo testo più bello; per non parlare dei suoi libri per l’infanzia, anch’essi tradotti nel nostro idioma, e dei premi che gli sono stati attribuiti da noi (Il Mondello e il Napoli nel 2006, per il suo libro Rosso). Una conoscenza reciproca, quella tra Timm e l’Italia, visto che il narratore – instancabile e curioso viaggiatore – ha anche vissuto a Roma: un soggiorno che ha ispirato Vogel, friß die Feige nicht. Römische Aufzeichnungen (Uccello, non divorare i fichi: appunti romani) del 1989.

Tuttavia La scoperta della currywurst è importante non solo per la bellezza della scrittura e della storia, ma anche perché ci fa entrare nella poetica di questo autore: con questo testo del 1992 Timm è entrato infatti nella fase della piena maturità. Per il lettore italiano già il titolo ispira una doppia curiosità: perché dedicare un romanzo alla currywurst (noi italiani lo chiamiamo al maschile, il currywurst), cioè la preparazione culinaria più popolare nella Germania centrosettentrionale? E perché “scoperta” anziché “invenzione”?

La currywurst (opto per la versione tedesca, al femminile), cioè il wurstel condito con una salsa a base di curry (un ingrediente estraneo alla tradizione del paese) si è imposta negli anni Cinquanta, facendo aprire un dibattito tra il serio e il faceto su dove e chi abbia inventato questa ricetta. Ma è corretto parlare di invenzione o non piuttosto di scoperta, nel senso che si è giunti ad essa attraverso sperimenti successivi e forse casuali? Il narratore del romanzo, che potrebbe essere lo stesso Uwe Timm, riferisce che i suoi amici berlinesi sostengono che la currywurst è stata inventata a Berlino, appunto nei primi anni Cinquanta. Ma lui è sicurissimo di un’altra verità: la ricetta è opera della signora Lena Brücker, che aveva un chiosco di Wurstel a Grossneumarkt nella zona del porto di Amburgo, dove lui stesso da bambino li aveva mangiati. 

Una scena del film Die Entdeckung der Currywurst (2008), tratto dall’omonimo romanzo di Uwe Timm

Mi sia consentita una deviazione, rispetto al racconto di Timm, che però forse consente di entrare meglio in sintonia con il senso complessivo del libro. Quando parliamo della currywurst dobbiamo tenere conto che a essa il popolarissimo cantautore Herbert Grönemeyer ha dedicato una vera Ode, che viene cantata in coro dalle migliaia di spettatori che assistono ai suoi concerti, un brano diventato a tutti gli effetti cult, anzi Kult, come scrivono i tedeschi. Una ricetta, la currywurst, a cui non voleva rinunciare l’ex cancelliere Gerhard Schröder che usciva dalla Cancelleria per andare a gustarsene una al suo Imbiss preferito, il Konnopke. E il tema di dove sia nata questa ricetta appassiona e divide, con un vero e proprio derby tra Berlino e Amburgo, specie dopo la pubblicazione del romanzo di Timm. Nella capitale hanno reagito trovando non solo il luogo esatto dell’invenzione della currywurst, ma anche il giorno preciso: il 4 settembre 1949 al chiosco della signora Hertha Heuwer all’angolo tra la Kant e la Kaiser-Friedrich-Straße nel quartiere berlinese di Charlottenburg. 

Ma torniamo al romanzo e Timm. Il narratore per dimostrare la primogenitura della città anseatica si mette alla ricerca della signora Bruecker e la trova in una casa di riposo, dove sta facendo un maglione con i ferri da calza per un nipote. Con pazienza il narratore raccoglie il racconto dell’anziana, che non ha premura di arrivare rapidamente a svelare il segreto di come abbia inventato o scoperto la currywurst; la signora Lena ha semmai desiderio di lasciare un deposito di ricordi da cui emerga che lei, Lena, una donna quarantenne sola, ce l’aveva fatta a uscire viva, in tutti i sensi, dalla distruzione della sua città, dalla fine della sua nazione.  

L’attrice Barbara Sukowa (Lena Brücker) in una scena del film Die Entdeckung der Currywurst (2008), tratto dall’omonimo romanzo di Uwe Timm.

La narrazione inizia infatti il 29 aprile 1945. Mentre a Berlino Hitler si suicidava nel su bunker sotto la cancelleria, ad Amburgo gli inglesi entravano nella città rasa al suolo. Una città smarrita, che non sa se tremare di paura davanti al nemico che arriva, o tirare un sospiro di sollievo per la fine dei bombardamenti, per la fine della guerra, per la fine della fame. E per la fine di una condizione di vita in cui il capo-palazzo ha le chiavi del tuo appartamento e può entrarvi per fare controlli senza chiederti il permesso, e tu non sai chi sia a fare la spia nel caso tu ti accaparri qualcosa di vietato al mercato nero, dove si vende di tutto, e dove ci si fa piacere tutto, anche il caffè di carrube. Lena è la capocuoca alla mensa di un ospedale, dove l’arrivo degli alleati non ha condotto all’allontanamento di tutto il personale che ha sostenuto il regime, di cui anzi occorre avere paura, perché sono ancora in posizioni di potere e sono vendicativi. Ed è proprio per la vendetta di un gerarca, prima allontanato e poi reintegrato, che Lena perde il posto che la condurrà ad acquistare la licenza di un chiosco nel porto della città e, dopo un vorticoso scambio di beni al mercato nero, a “scoprire” la currywurst, momento che viene rivelato nelle ultime pagine del romanzo.

Le settimane che intercorrono tra quel 29 aprile e l’epilogo si stagliano pagina dopo pagina: emergono i rumori, i colori spenti, gli odori e i sapori, le voci sommesse di una città e dei suoi abitanti smarriti, incerti se dolersi o gioire del destino toccato loro, ma con voglia di ripartire. In tal senso alcuni critici hanno definito il romanzo di Timm come una “madeleine amburghese”. La lingua, che mimeticamente riproduce il parlato e i pensieri che corrono nella testa dei personaggi, aiuta a trasformarci da lettori e spettatori a testimoni diretti. Alla fine l’invenzione/scoperta di una ricetta nuova, per di più con un ingrediente esotico, è la metafora della voglia di ricominciare di una città e anche di Lena, che si è data da fare anche sul versante sentimentale da quando il marito fedifrago è sparito senza dare più notizie di sé.

Al netto del valore letterario del romanzo, esso permette a noi italiani di capire la psicologia che vissero i tedeschi nei mesi del repentino tracollo del regime nazista e della nazione. L’ingresso degli Alleati nelle città italiane, dalla fine del 1943 fino al 25 aprile 1945, è stato ovunque caratterizzato da festeggiamenti della popolazione, con manifestazioni di benvenuto ad americani e inglesi. La speranza era il sentimento condiviso, mentre in Germania furono la paura e l’incertezza. Eppure il sostegno della popolazione al regime era ormai venuto meno almeno dalla disfatta di Stalingrado, nel gennaio del 1943. Tuttavia l’identificazione del governo pro-tempore, seppur illegittimo come quello di Hitler, con la nazione, ha impedito alla popolazione di vedere negli Alleati i liberatori, come ha impedito alla nascita di una Resistenza di popolo, come avvenne invece in Italia. Le testimonianze raccolte dagli storici nella ricostruzione del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944 (e altri tentativi vi furono nel 1938 e 1939) raccontano un inconscio senso di tradimento vissuto dagli stessi attentatori. Una mentalità estranea a noi italiani, sempre diffidenti dell’autorità costituita, anche quella legittima. 

Nell’immagine di copertina, l’attrice Barbara Sukowa (Lena Brücker) in una scena del film Die Entdeckung der Currywurst (2008), tratto dall’omonimo romanzo di Uwe Timm.

Uno street food tutto da leggere ultima modifica: 2021-02-24T18:45:50+01:00 da GIOVANNI INNAMORATI

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