Cettina Caliò, poetessa di nascoste dimensioni

“Di tu in noi”, la nuova raccolta della poetessa catanese declina in una dimensione introspettiva l’amore e la solitudine, il rapporto con l’altro e la natura nascosta dei sentimenti.
scritto da MARIO GAZZERI
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Un percorso che indaga “l’essere altro da sé”, versi come fotografie di interiore ricerca e disagio, riflessi di dimensioni nascoste. Di tu in noi, la nuova raccolta della poetessa catanese Cettina Caliò (La nave di Teseo) declina in una dimensione introspettiva l’amore e la solitudine, il rapporto con l’altro e la natura nascosta dei sentimenti. Sono versi che spesso rimandano a immagini quasi oniriche che, tradotte nella poesia di Caliò, risultano tuttavia più reali dei sogni, versi che, decifrati in filigrana, ci svelano anche echi di altre importanti poetesse come Silvia Bre. 

Ti tengo / nell’entroterra dell’anima / in un respiro di due sillabe / nel silenzio che fanno gli occhi / quando spalancati sentono / quel perdersi bello / nel nulla del passo.

Attesa, Lucio Fontana, 1960

E “l’entroterra dell’anima” è il territorio dove la ricerca poetica di Caliò risulta più felice suggerendo come, sulla scia di Patrizia Cavalli, di Silvia Bre, di alcune poesie di Patrizia Valduga ed Eliza Macadan e della stessa Mariangela Gualtieri, la ricerca nella dimensione del sotterraneo e dell’inconscio sia la cifra femminile della poesia contemporanea italiana che non trova riscontri diretti e immediati nella più recente opera dei nostri poeti “al maschile”. Molti dei componimenti di Caliò sono composti da terzine e quartine che, prese da sole, appaiono a volte come poesie compiute.

Cadono cose e restano / cadute / in questa vita a orario fisso / tuttavia io / nell’assenza che mi porta / dove tu / arreso hai sorriso / vado / e imparo la figura paziente dello zero.

“Nell’assenza che mi porta” non è un dolore ma una condizione, una dimensione interiore e “la figura paziente dello zero” è il nulla circolare, una sorta di geometrica rappresentazione dell’assenza, della perdita. È, quella di Caliò, una poesia informale, una ricerca che prescinde da linguaggi descrittivi, da ritmi o assonanze, una poesia in cui il “non detto”, le pause, ciò che non è stato (“tutto si riduce alla misura / mancata delle circostanze”) offrono uno spazio interpretativo che può esser diverso da lettore a lettore. Poesie senza titoli che, forse, potrebbero averne uno per ognuno di noi.

Scrittrice, traduttrice dal francese oltre che poetessa, Cettina Caliò non offre chiavi di lettura per i suoi versi. La sua lingua è piana ma profonda come una corrente sottomarina, con rare increspature o “strappi” (“Trascorro di passo in passo / in questo stridore di buio”; “Fa male / nel niente delle mani / il crepitio dell’assenza”). Un immateriale viaggio nel “buio”, nell’“assenza”, senza strumenti di orientamento, che sembra rasentare a volte i confini di una muta disperazione.

Nel giorno convalescente / resta compatto il vuoto / fra le orecchie e la vita / è uno stare precario / sul margine sradicato delle cose / a rammendare il respiro strappato / nella cadenza inevitabile / di ogni fede taciuta.

Cettina Caliò, poetessa di nascoste dimensioni ultima modifica: 2021-02-26T18:42:17+01:00 da MARIO GAZZERI

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