Con i musei aperti portare in salvo l’essenziale opera di bellezza e conoscenza

scritto da FRANCO MIRACCO
Condividi
PDF

Chissà se prima o poi si riuscirà ad andare oltre gli avvitamenti della mente che sono stati impiantati nelle teste di molti da reazioni (al virus) irrazionali o irresponsabili, da vagoni di incompetenza e grossolanità in tanta parte della politica, e soprattutto da interessate cecità e inaccettabili egoismi che continuano a far danni incalcolabili sul piano economico e della salute pubblica. Per fortuna, pur di non accettare orizzonti incerti e imprigionanti, non devono essere pochi coloro che rimangono in allerta e in “spazi” di sicurezza tenendosi accanto libri da leggere, film da rivedere, musiche da ascoltare, persone che non ignorano gli altri e con in più la speranza del salto qualitativo che niente e nessuno impedisca di fare nei giorni dell’Età di Draghi.

Chris Lapp (Will Geer) e Jeremiah Johnson (Robert Redford)

Purtroppo, non tutti gli smarrimenti sono uguali tra loro. Per esempio, nel rivedere per la centesima volta Corvo rosso non avrai il mio scalpo, film da non dimenticare mai, trovo sempre affascinante quel voler vivere in un “altro tempo” e con valori non modificabili intesi dai due cacciatori di pelli Jeremiah Johnson e Chris Lapp tra le montagne innevate dello Utah. Quando Robert Redford, nella parte di Jeremiah Johnson, s’incontra per l’ultima volta con il suo vecchio amico cacciatore di orsi, tutti e due si chiedono quale sia il mese di quel loro inverno. Inginocchiandomi per chiedere perdono al regista Sydney Pollack e a Robert Redford, per il mio avvicinare l’epico smarrimento dei due cacciatori all’indecoroso smarrimento del Burlamacco (maschera carnevalizia) cui continuiamo ad assistere attorno al caso dell’apertura o no dei Musei civici di Venezia, mi auguro di essere giustificato da quanto segue.

Burlamacco 

Il voler far comprendere l’abissale lontananza di chi (i due cacciatori) smarrisce l’uso del calendario nel vivere il pensiero in modo autentico e carismatico, secondo le proprie certezze di vita (che in ogni caso è un programma), da chi, al contrario, smuove a rimorchio di altri le date del calendario, essendo irrimediabilmente smarrito e senza programmi sul da farsi per la cultura a Venezia. 

Disse il sindaco preposto alla cultura, adesso si chiude e riapriremo i musei il 1 aprile 2021: “non ci sono turisti, non possiamo buttare via i soldi”. Subito a seguire anche i vertici addetti alla Fondazione Musei Civici di Venezia. I sindacati invece dissero diversamente: “Una scelta che provoca gravi ricadute sui lavoratori, che resteranno in cassa integrazione al cento per cento fino al primo aprile, dopo esserci già stati per gran parte del 2020, contribuendo a un risparmio per la Fondazione di ben 600mila euro”. Una Fondazione smarrita come non mai e che, ai suoi vertici, non deve aver capito nemmeno il senso di quanto pubblicato da ytali il 2 gennaio: Così si uccide la cultura a Venezia. Appello in difesa dei Musei Civici, appello che superò presto le seimila firme e le cinquantamila visualizzazioni. A quella chiamata di soccorso risposero giornali, riviste, diverse fonti d’informazione, con in più le proteste di sindacati, partiti e associazioni culturali. Ma gli smarriti si ripresero prontamente solo in vista del Burlamacco carnevalesco, che è stato un Carnevale di Venezia da ricordare come il più accattone da alcuni secoli in qua. A spingere per l’apertura più o meno di un paio di giorni furono gli albergatori, che sono la stella polare di indirizzo per i vertici della Fondazione eccetera. Insomma, il Turismo ordina e Sindaco e Fondazione obbediscono, essendo il Carnevale per questi due soggetti istituzionali il massimo bacino culturale di riferimento. Tanto è vero che a Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione, non parve vero di poter dire:

Stiamo definendo le date in questi giorni, l’idea potrebbe essere quella di aprire proprio giovedì grasso, magari proseguendo nel fine settimana tra il 13 e il 14 quando, da quello che ci hanno detto gli albergatori, ci saranno diverse persone che arriveranno in città.

Ci hanno detto chi? Storici dell’arte e dell’architettura, studiosi della storia di Venezia, archeologi, istituti culturali, facoltà universitarie, operatori e associazioni culturali? Nemmeno per sogno. Forse docenti universitari di mezzo mondo o i responsabili dei Musei statali e privati veneziani? Lasciamo perdere. Tra l’altro, Musei statali e privati veneziani rimasti aperti, con genuino impegno civico e culturale e un’articolata programmazione, fino a oggi si può dire. Solo qualche giorno fa, nel tentativo di uscire dal loro smarrimento e perché incalzati dalle proteste, dalle iniziative politiche e sindacali e dagli appelli, la Fondazione nella persona di Gribaudi ha, appena appena, aperto Palazzo Ducale e Museo Correr.

Ma a salvare l’infondata e nociva linea di chiusura dei Musei imposta dal sindaco e dalla susseguente Fondazione è arrivata la zona arancione, come a dire: un male che si somma a un altro male.

Da ultimo, per ben capire il male della cultura a Venezia, è sufficiente riflettere su quanto detto dall’assessore Mar, delegata dal sindaco a relazionare su quella patente di ignoranza storica rappresentata dalle celebrazioni per i 1600 anni della nascita di Venezia, una ricorrenza talmente fasulla su cui avrebbe sghignazzato e irriso anche Attila. Relazione avvenuta in Commissione Cultura del Senato, dove la Mar si è dilungata sulla filiera cultura-turismo, ops, cioè turismo e basta con queste parole:

È una filiera ampia, che va dai tassisti alle guide turistiche, dalle commesse alle professioni dell’hotellerie, dagli chef de rang agli addetti aeroportuali…

Da Gribaudi a Mar il contesto della cultura rientra nell’alberghiero e dintorni. Non così per Monica Sambo, capogruppo del Pd in consiglio comunale di Venezia, che ha condotto e conduce una sistematica e preziosa battaglia politica per il ripristino e l’individuazione in città di spazi e progetti per davvero culturali, a iniziare dal rispetto delle istituzioni museali e di chi ci lavora. E anche per tutti coloro che stanno dalla parte di Mario Luzi, poeta grandissimo che ci indicò due immancabili obiettivi:

portare in salvo l’essenziale opera di bellezza e conoscenza, alleggerire il carico della presuntuosa fatuità…


ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI


Con i musei aperti portare in salvo l’essenziale opera di bellezza e conoscenza ultima modifica: 2021-03-06T20:28:25+01:00 da FRANCO MIRACCO

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento