Contro l’overtourism. Veneto, museo diffuso di Venezia?

Il progetto degli Uffizi - disseminare nella regione opere del museo tenute nel deposito - può essere considerato utile anche per decongestionare calli e campi dall’eccesso di turismo? Un dibattito su ytali.
scritto da PAUL ROSENBERG
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Italy has a new way to combat overtourism. L’Italia ha un nuovo modo per combattere l’overtourism, racconta Julia Buckley su CNN Travel. La giornalista descrive ed esalta “Uffizi Diffusi”, il progetto di esposizione di opere, conservate nel deposito degli Uffizi di Firenze, in diverse località in giro per la Toscana, che trasforma, come sottolinea l’inviata, “la regione più famosa d’Italia in un grande museo diffuso”. Il progetto è sul modello dell’“albergo diffuso”, di cui si era occupata in precedenza anche l’emittente americana sullo stesso sito dedicato ai viaggi, CNN Travel. Dell’iniziativa toscana, che ha avuto notevole rimbalzo mediatico internazionale, si occupa anche un sito di viaggi tra i più seguiti al mondo, Lonely Planet.

Idea suggestiva. Può essere trasferita e pensata anche per Venezia, per il Veneto? Può essere un modo per contrastare l’overtourism nella città dei Dogi? Oppure lascerebbe la situazione così com’è? C’è, anzi, da chiedersi se idee del genere non abbiano effetti opposti a quelli desiderati, non facciano cioè crescere ancor di più il turismo. Sembrano infatti suggestioni rivolte soprattutto ai viaggiatori più colti e benestanti, una categoria tutt’altro che piccola oggi, che così aumenterebbe ulteriormente. Suggestioni che non sfiorerebbero neppure il turismo di massa e ancor meno quello mordi-e-fuggi, e porterebbero nuovi turisti in località dove (fortunatamente?) sono ancora pochi. E dove poi ne arriverebbero sempre di più, non necessariamente turismo di qualità, inducendo processi speculari di disinvestimento da altre attività finora non turistiche. Ne discutiamo su ytali. Dopo il breve intervento di Paul Rosenberg (qui di seguito) sono intervenuti Franco AvicolliFranco MiglioriniAntonella BarettonFrancesco Erbani, Rebecca Ann Hughes.
G.M.

L’inviata di NbcNightlyNews, Sarah Harman, racconta Venezia sommersa dall’overtourism, 14 luglio 2019

Ritengo utile discuterne sulla nostra rivista, tanto più perché quest’idea di gestione turistica la vedo caldeggiata anche per Venezia, l’idea cioè di reindirizzare i visitatori verso zone meno visitate della città o fuori della città. Se non sbaglio, un certo tipo di turismo “diffuso” in Veneto è quello già in atto con iniziative nell’area delle Colline di Prosecco. E con l’impiego del brand Venezia per il turismo regionale, compreso quello di montagna.

Secondo me, un simile approccio può funzionare per allentare l’overcrowding, il “sovraffollamento”, non l’overtourism. Spalma i turisti, dando loro più spazio. Quindi in realtà rappresenta una capitolazione totale all’overtourism e all’idea che il turismo non possa essere contenuto, regolato o controllato in alcun modo. Ergo si può solo cedere sempre più territorio per accogliere i turisti.

Concordo pienamente sul fatto che può solo portare a una maggiore crescita del turismo, non a una sua decrescita, dando di fatto spazio a molti più escursionisti. Questo, ne sono certo, è il vero obiettivo. Un simile disegno può essere definito come si vuole. Per dire, negli Stati Uniti c’era un gruppo pro-carbone chiamato Green Energy Consortium o qualcosa del genere… ma questo non è altro che un piano d’impresa per rendere la Toscana, come il Veneto – le intere regioni, non solo le grandi città – strutture turistiche diffuse nei prossimi decenni.

Contro l’overtourism. Veneto, museo diffuso di Venezia? ultima modifica: 2021-03-11T15:11:11+01:00 da PAUL ROSENBERG

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