Una cattolica democratica. Una donna speciale

La vita di Maria Paola Colombo Svevo, nel racconto di Maria Chiara Mattesini (Laterza), ci parla di un’epoca della politica, non remota, in cui donne della sua tempra e passione, in una realtà maschile e maschilista, sono state determinanti per lo sviluppo di una vera democrazia nel nostro paese.
BARBARA MARENGO
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Chi era questa donna tenace e decisa, gentile e comprensiva, una di quelle persone che “ha speso la vita per un Paese più coeso, più giusto, per una democrazia forte nelle sue istituzioni parlamentari e nel pluralismo istituzionale”? Una donna, Maria Paola Colombo Svevo (Rho 1942 – Monza 2010), descritta nella vita pubblica e privata tramite la sua biografia Maria Paola Colombo Svevo. Una cattolica democratica libera e forte (Laterza), raccolta da Maria Chiara Mattesini con uno scopo ben preciso: poter partire da queste pagine per parlare di impegno e responsabilità pubblica in un momento difficile del paese Italia, in piena crisi di sfiducia verso le istituzioni, soprattutto ai giovani che considerano la politica uno sporco affare.

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E che anni, quelli del lavoro di Colombo Svevo: anni Sessanta e Settanta, con le prime affermazioni delle donne in politica, come protagonista di lotte e proposte per evidenziare e ribadire il ruolo femminile nella società, discorso in realtà ancora oggi attualissimo e che vede la donna sempre all’inseguimento di quei successi che per l’uomo sono più facili da ottenere in ogni campo.

Nel 1970 è eletta Consigliere al Comune di Monza. Dopo un periodo come capogruppo, entra in Giunta come vicesindaco e assessore ai servizi sociali.

Maria Paola Colombo Svevo non ha in realtà rinunciato a niente di quello che significa “essere donna”. Sposata e madre di quattro figli, laureata in Scienze politiche alla Cattolica a Milano, vicesindaco di Monza, poi assessore ai servizi sociali della Regione Lombardia, senatrice della Repubblica e parlamentare europea nelle liste della Democrazia cristiana e poi del Partito popolare, con il costante impegno verso il sociale e la famiglia, la tutela delle donne e del lavoro femminile.

Faceva parte di quel gruppo delle “lombarde” tenaci, “truppe d’assalto, macchine da guerra” che negli anni Settanta costituirono il nucleo femminile e femminista ante litteram delle donne cattoliche. Anni che “dal basso”, dalla vera scuola della politica imparata sul campo, portarono Maria Paola a Roma a confrontarsi con calibri di donne impegnate nelle file della Democrazia cristiana come Tina Anselmi, Lidia Menapace, Franca Falcucci, Rosa Russo Jervolino, Silvia Costa: donne che, approdate a Roma dopo interminabili riunioni ed elezioni locali, trovarono un clima ostile e reticente al loro ingresso in un mondo di prerogative e privilegi maschili. E le lotte, le rivendicazioni per avere un ruolo nella Democrazia cristiana in piena era “Balena bianca”, dovevano essere veramente dure: tra sarcasmo e sufficienza, se non indignazione, per la pretesa di queste donne di avere voce su diritto di famiglia e diritti paritari sul lavoro, femmine tenacemente autoritarie per ritagliarsi quel ruolo guadagnato con elezioni democratiche. 

Eletta consigliere alla Regione Lombardia nel 1975, dal 1980 al 1983 è assessore ai Servizi sociali. Come si vede dall’immagine è l’unica donna del gruppo consiliare Dc.

Uscire da posizioni statiche di un “partitone” superconservatore in ogni campo, in anni bollenti durante i quali si votavano leggi come quella sul divorzio, laceranti per i cattolici ma chieste a gran voce da un’opinione pubblica in fermento. Anni di tensioni e terrorismo durante i quali Maria Paola cerca costantemente il contatto con il suo territorio e ascolta attraverso le “sue antenne” le richieste dei suoi elettori, che parlano del bisogno di assistenza per i più deboli, di aiuto per le famiglie, di asili nido sempre insufficienti, di discriminazioni sul lavoro femminile, di salari più bassi per le donne… Sembra che niente sia cambiato in oltre quarant’anni di rivendicazioni. 

Maria Paola Colombo Svevo interviene nel corso di una seduta plenaria a Bruxelles, 1996 (foto Multimedia Centre, Parlamento europeo)

Colombo Svevo fu anche artefice di un dialogo continuo con le colleghe parlamentari del fronte “avversario”, quel Partito comunista che rappresentava il secondo “partitone” di un paese lacerato da assassini politici a fine anni Settanta e Ottanta (Moro, Bachelet, Mattarella, La Torre), terremoto dell’Irpinia, crisi della Fiat e licenziamenti, tensioni sociali e attentati che percorsero l’Italia con un fiume di sangue.

Livia Turco ricorda i contatti con la Maria Paola vissuti “come un evento all’interno del Pci”, in particolare l’incontro con le donne della Coldiretti.

Maria Paola Colombo Svevo continua nel suo “faticoso rapporto con il partito”, quando nel Movimento femminile della Dc si parla di neofemminismo come di “una pratica politica che aveva profondamente trasformato la coscienza e la vita di migliaia di donne, in tutte le regioni, in città grandi e piccole”, con “dibattiti laceranti sul divorzio e sull’aborto”, argomenti delicatissimi per i cattolici.” Andare oltre il femminismo in una società “ispirata a valori diversi da quelli che hanno segnato la condizione di inferiorità della donna e la disumanizzazione dei rapporti sociali”. 

Dal 1994 al 1999 è parlamentare europea. Ricopre l’incarico di vicepresidente della Commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni. Qui in un convegno con Tina Anselmi (al suo fianco) e Rosy Bindi

Certo Maria Paola non le mandava a dire, portando avanti il confronto con la cultura marxista, la libertà di scelta della donna, il disequilibrio nella rappresentanza delle donne nelle istituzioni (insomma, temi di oggi…)

L’impegno politico a livelli sempre più impegnativi non impedisce a Colombo di scrivere e redigere migliaia di articoli e proposte di legge che parlavano di volontariato, associazionismo, cambio dello stato sociale. La Costituzione quindi “facciamola venire un po’ di moda! Leggerla qualche volta ci farebbe bene”; “dobbiamo organizzarci in uffici che abbiano rapporti con le giovani, con lo studio (…) rapporti con il mondo imprenditoriale, artigianale, con le amministratrici locali”. 

Maria Paola Colombo fu artefice convinta della “continuità tra esperienza personale e familiare con l’esperienza amministrativa e politica”, ciò di cui oggi tanto si discute, la frattura e la disconnessione tra vivere la società e vivere la politica.

“Famiglia, lavoro, cultura, esperienze di base, comunità sociali, volontariato”, assieme ad autonomia femminile, trasparenza e solidarietà. Che dire: parole essenziali e universali che in tempi come questi, con pandemia e depressione dilagante, possono rappresentare speranza e obiettivi futuri per generazioni decisamente in bilico.


Immagini tratte dal sito della Fondazione Maria Paola Colombo Svevo

Una cattolica democratica. Una donna speciale ultima modifica: 2021-03-16T16:40:08+01:00 da BARBARA MARENGO

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