Parità di genere? Ma non come “figli adottivi” della Thatcher…

Una voce dissonante sulla vicenda del confronto Serracchiani-Madia per sostituire Graziano Delrio come capogruppo Pd alla Camera dei deputati.
ROBERTO DI GIOVAN PAOLO
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Permettetemi una voce dissonante. Parliamone se possibile senza insulti andando al cuore del problema. Mi riferisco alla vicenda del confronto Serracchiani-Madia per sostituire Graziano Delrio come capogruppo Pd alla Camera dei deputati. Debbo fare alcune premesse altrimenti poi non si capisce. Premetto dunque che sono convinto che la parità di genere abbia bisogno di azioni positive (e non solo di retorica sui giornali – ci sono magazine che ci campano come linea editoriale sul femminismo alto borghese: la scienziata, l’attrice al top, l’influencer, mai una che fa la benzinaia…) e della necessità di avere correttivi anche se costano sacrifici.

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Nel mio mandato parlamentare della XVI legislatura ho presentato un disegno di legge che obbligava al doppio voto di genere e lo feci su suggerimento di Rodolfo Carelli per anni deputato Dc; lo feci presentare come prima firmataria a Maria Pia Garavaglia e mi misi al secondo posto di firma per essere coerente sin dal disegno di legge. Quel progetto ha concorso poi alla legge che abbiamo ora (furono tutti assorbiti in un progetto di legge unico).

Aggiungo che capisco il problema politico che si è posto Enrico Letta. Inoltre ho collaborato sia con Debora Serracchiani sia con Marianna Madia e le stimo.

Detto ciò, credo che nessuna delle due abbia le capacità politiche (né l’esperienza, ma quella si può fare nel tempo) di Graziano Delrio. Credo ne converrebbero anche loro.

Il problema è un altro.

Graziano Delrio

Quando si è introdotto il problema della rappresentanza politica della questione femminile io ci speravo che le cose cambiassero davvero. Un pochino sono cambiate ma solo nei numeri, e la retorica e il conformismo che circondano questo dibattito stanno diventando davvero faticosi da digerire.

Io quello che speravo è che la dimensione del femminile invece rompesse gli schemi, introducesse dubbi, cambiasse mentalità e abitudini consolidate.

Era tradizione fare notturni conciliaboli politici a cui le donne mano a mano si sottraevano perché impegnate anche sul fronte famigliare. Io speravo che scomparisse l’abitudine a decidere di notte, non che anche le donne vi partecipassero.

Marianna Madia

Era tradizione un senso di solidarietà, una visione generale, nazionale, comunitaria delle donne anche quando erano in partiti diversi: io speravo che vincesse questa visione alta della politica, non che per fare carriera le donne assumessero il modo parziale e ristretto con cui gli uomini in politica si confrontano abitualmente, nella gara a chi la spara più grossa per impressionare amici (soprattutto) e avversari.

Era tradizione che le donne fossero in prima fila nelle battaglie per la pace e contro la guerra (per esempio ricordo le “donne in nero”) e non nel rivendicare il machismo della parità “in prima linea” di combattimento.

Le donne, che nei secoli avevano solo il compito di piangere eroi, fratelli, padri, figli, avrebbero portato la fine della visione maschilista della guerra. Ci credevo ma è accaduto il contrario. Il massimo della parità sembra avere un ministro della Difesa donna.

Oppure una donna che si comporta machisticamente come una “dura”, e non che i maschi possano finalmente rivelare il loro lato fatto di sentimento, passione, fragilità, che sarebbe stato il vero cambiamento.

Debora Serracchiani

La parità di genere, così, perde la sua carica dirompente, al pari di molte altre politiche e idee di progresso, per rincorrere modelli di destra e conservatori del millennario patriarcato maschile.

Francamente non vorrei una Thatcher Lady di ferro ma di sinistra, ma un uomo o una donna sensibili, fragili, pieni di dubbio ma che scelgono una strada, cambiano orari e modalità della politica, guardano agli altri come amici e avversari ma che concorrono alle scelte comuni per la Nazione; che prendono posizioni politiche e non cambiano tre correnti in meno di dieci anni seguendo il rampantismo machista nelle sue evoluzioni peggiori.

Ribellarsi alla retorica per rilanciare le idee di venti, trenta anni fa aggiornate al terzo millennio si potrebbe. Ma come per le altre questioni progressiste si deve avere il coraggio di fare un bilancio e le dovute autocritiche per poi ripartire.

Un salto indietro, per rivedere perché diciamo le cose di Reagan in economia e quelle della Thatcher sul sociale, sarebbe necessario.

Se Letta pensa a questo compito per Madia o Serracchiani e per Malpezzi al senato, allora ci siamo (peraltro il Pd nel panorama politico è l’unico partito che concettualmente ci prova). Altrimenti, ci rivediamo alla prossima…

Parità di genere? Ma non come “figli adottivi” della Thatcher… ultima modifica: 2021-03-28T17:06:41+02:00 da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

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1 commento

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Matteo 29 Marzo 2021 a 13:09

Assolutamente d’accordo.

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