Next Generation. Brugnaro non può fare da solo

La composizione del nuovo governo nazionale vede in maggioranza quasi tutte le forze politiche presenti anche nel Consiglio comunale di Venezia. Si poteva instaurare, anche qui, una qualche forma di collaborazione, almeno sul punto di maggiore comune interesse per la città: la definizione del piano di ripresa e resilienza, NGUE. Non è stato così!
PIER PAOLO BARETTA
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La composizione del nuovo governo nazionale vede in maggioranza quasi tutte le forze politiche presenti anche nel Consiglio comunale di Venezia. Si poteva, dunque, pensare che, dopo i primi mesi di indisponibilità a qualsiasi dialogo con le opposizioni, s’instaurasse, anche qui, una qualche forma di collaborazione, almeno sul punto di maggiore comune interesse per la città: la definizione del piano di ripresa e resilienza, il Next Generation Unione europea (NGUE). Non è stato così! 

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Il 4 marzo si è tenuto, sull’argomento, un consiglio comunale straordinario (al quale il Sindaco non ha partecipato!) convocato su nostra richiesta visto che sul piano preparato dal Comune in novembre non si era aperto alcun confronto pubblico. Nonostante una mozione di maggioranza fosse disponibile al dialogo, la giunta ha rifiutato qualsiasi contributo al miglioramento del suo piano che, per stessa ammissione della giunta, era incompleto. Da allora – è passato quasi un mese – nessuna iniziativa è stata presa e resta il pesante dubbio che per l’amministrazione questa non sia una priorità, condannando Venezia a un ruolo marginale e rinunciatario. 

Venezia, invece, deve cogliere l’occasione del NGUE e dell’agenda europea 2030, per pensare e progettare il proprio futuro, anche alla luce di quanto abbiamo drammaticamente appreso in questi lunghi mesi di pandemia, che hanno confermato e aggravato tendenze e problematiche preesistenti.

Ca’ Farsetti Ca’ Loredan, sede del Comune di Venezia

La crisi attanaglia le attività produttive e l’attesa che tornino i turisti non è la strada giusta. Serve, invece, subito, una idea di città che si misuri con almeno quattro priorità.

1.La prima è ripensare la città a misura di chi la abita. Rivalutare il patrimonio abitativo pubblico, come presupposto per promuovere davvero una nuova residenzialità (i dati dello spopolamento di Venezia e Mestre sono drammatici); completare le reti fognarie e il ciclo dei rifiuti; adottare un piano di teleriscaldamento e realizzare un piano diffuso di servizi alla famiglia (asili nido, ecc), sono solo alcuni esempi. 

2.La seconda è una città (una metropoli!) sostenibile. Dalla laguna, ai fiumi, alle spiagge, alle risorgive, alla rigenerazione urbana delle nostre città, serve, anche di fronte ai cambiamenti climatici, un progetto di evidente conversione verde dell’intero territorio metropolitano, che non appare sufficientemente affermato nei progetti presentati. Un solo esempio: la mobilità sostenibile. Dalla modifica della propulsione di tutti i natanti adibititi ai servizi pubblici, non solo passeggeri, alla realizzazione della rete regionale di trasporto ferroviario, erroneamente abbandonata dalla Regione (e per la cui realizzazione si sono fatte importanti opere); il polo intermodale ferro/gomma predisposto dai comuni del Sandonatese, o le proposte di viabilità ciclabile del Miranese.

3.Terza: una città accogliente. Ovvero cultura e turismo come progetto unitario. Cultura vuol dire il nostro patrimonio, ma anche la produzione culturale, per offrire al mondo una occasione costante di iniziative, luoghi di ricerca e confronto. Sul turismo dobbiamo uscire definitivamente dalla accettazione dell’overbooking (che abbiamo rivissuto appena la pandemia l’ha consentito) e avviare una rigorosa gestione dei flussi a monte, a partire dalla scelta degli hub di accesso alla città d’acqua e di interscambio del traffico metropolitano. 

4.Infine, quarta, una metropoli in crescita. Ovvero lo sviluppo economico incentrato non solo sul turismo, ma anche su porto, commercio, agroalimentare e industria. Sul traffico portuale è necessario sostenere e potenziare il porto commerciale attuale e quindi, anche a fronte del funzionamento del Mose, è urgente realizzare la conca di navigazione. Ma, se guardiamo in prospettiva, appare irrinunciabile la realizzazione di un hub di altura che consenta di intercettare il grande traffico strutturalmente incompatibile con la Laguna. L’artigianato locale, il vetro, la nautica, i tessuti, l’editoria, la produzione vinicola e agricola, così diffusi nel territorio metropolitano, sono i perni di uno sviluppo alternativo a ogni monocoltura. Per rilanciare Marghera, obiettivo sempre dichiarato, dobbiamo prima di tutto restituirle la sua competitività bloccata dai sovracosti delle bonifiche. Possiamo pensare a un grande intervento per la produzione di idrogeno, ma le occasioni saranno molte di più se il territorio bonificato diventerà attrattivo, se contemporaneamente si definisce la Zls e se verrà realizzata una vera Agenzia per lo sviluppo di Marghera.

Questi e altri obiettivi si articolano necessariamente nelle aree urbane e territoriali che costituiscono il nostro territorio. Dalla città lagunare e le sue isole, alle città di terraferma con al centro la vocazione di Mestre, vera “capitale” della città metropolitana, Marghera (che raccoglie oltre ventimila abitanti) e le altre importanti città del nostro territorio, trascurate dal piano del Comune. Solo una concezione metropolitana assicurerà a tutto il territorio lo sviluppo di cui si sente il bisogno. 

Un momento del consiglio comunale in streaming del 4 marzo scorso

Dobbiamo, infine, sinceramente riconoscere che potevamo aspettarci di più dal piano nazionale. Gli aspetti positivi, quali il progetto per la biennale o la elettrificazione delle banchine portuali o l’ultimo miglio, non possono esaurire l’intervento per Venezia e la sua metropoli. 

Lo stesso possiamo dire, ancor più inaspettatamente, del piano regionale nel quale al completamento dell’alta velocità Venezia-Milano non segue una valorizzazione, ad esempio, della portualità e del patrimonio artistico ambientale. 

Serve, dunque, una visione di medio-lungo periodo per i nostri figli e le generazioni future. Il NGUE rappresenta, da questo punto di vista, una occasione straordinaria per Venezia. 

Per questo è importante il coinvolgimento e la partecipazione di tutti. Va aperta una discussione, rapida visti i tempi stretti (siamo già in grave ritardo!) che coinvolga le forze produttive, sociali e culturali, le associazioni professionali e civiche. In assenza di un’azione istituzionale spetta a tutti coloro che hanno a cuore la città reagire e fare la loro parte per uscire dallo statu quo nel quale versa la nostra città. 

Next Generation. Brugnaro non può fare da solo ultima modifica: 2021-03-29T10:52:41+02:00 da PIER PAOLO BARETTA

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1 commento

Next Generation, Brugnaro non può fare da solo - Riformismo e Solidarietà 29 Marzo 2021 a 17:30

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