Fuori le Grandi Navi. Per restare dentro la Laguna

Il governo finalmente riconosce l’incompatibilità del transito in ambito lagunare. Al tempo stesso si fanno due passi indietro: un bel concorso di idee e decide - nel frattempo - di portare le navi a Marghera dove si allestisce un approdo provvisoriamente definitivo.
scritto da GIOVANNI LEONE
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Nei giorni scorsi m’è tornato in mente Salomone, re d’Israele noto per una saggezza e il suo esemplare giudizio contenuto nel libro dei Re 3 (16-28). Il giudizio salomonico ha poi assunto nella vulgata un senso figurato opposto all’originale diventando quello di chi, per mettere fine a una disputa, opta per un compromesso che ne sacrifica l’integrità dividendo in due parti uguali il corpo del problema, senza dirimere veramente la disputa ma accontentando e scontentando in quota parte e pari misura ciascuna delle parti in causa. In sostanza da un siffatto giudizio “salomonico” vincitori e vinti escono più confusi che persuasi, possono entrambi e al tempo stesso lamentare la sconfitta o esaltare la vincita. Ci ho pensato quando ho letto su due “strilloni” di quotidiani locali “quattro ministri affermano che le navi andranno fuori dalla laguna” e sull’altro “le navi da crociera a Marghera”. Sembrava esserci un errore di stampa o d’interpretazione nell’uno o nell’altro e invece no, era tutto vero, avevano entrambi ragione solo che mettevano in evidenza uno degli aspetti del decreto interministeriale salomonico in cui si stabilisce che le grandi navi devono andare fuori dalla laguna… però nel frattempo le si portano a Marghera.

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Il Decreto Legge appare una non-soluzione che consente a tutti di cantare vittoria in falsetto. Il Comitato No Grandi Navi ha salutato con soddisfazione il proprio bicchiere considerato mezzo pieno grazie al fatto che viene decretato che le grandi navi devono andare fuori dalla laguna, affermazione di principio, certo, ma che fa fare un passettino avanti verso l’auspicata estromissione delle grandi navi dalla laguna. Il Comitato approfitta per segnalare che si confonde la laguna di Venezia e il bacino di San Marco, un refuso da correggere, provocato da miopia del ministro Franceschini. In realtà non è di un problema oculistico che si tratta ma di ottica, nel senso di visione, e non basta cambiare lenti, occorre cambiare il punto di vista. 

Sul fronte opposto, il sindaco di Venezia gongola e plaude al medesimo Decreto interministeriale guardando al suo bicchiere mezzo pieno per via della decisione di allestire un approdo a Marghera, che dice essere la sua proposta. A noi pareva di ricordare che la “soluzione” da lui preferita prevedesse l’approdo delle navi in marittima grazie allo scavo dei canali Contorta e/o Vittorio Emanuele, aggirando con il bacino di San Marco anche il problema dell’incompatibilità delle grandi navi con la laguna. Questa proposta non è stata neanche presa in considerazione ratificando una sonora e totale bocciatura dell’orientamento del sindaco. Il mezzo bicchiere deve averlo svuotato tutto d’un fiato e poi, in stato di ebbrezza, ha dichiarato convintamente a TVA:

perché a Venezia state fatte delle cose incredibili in questo periodo, verrà da tutto il mondo la gente a vedere il Mose, una grande opera di ingegneria, mastodontica, con centomila dubbi perplessità che sono state eccetera no?, c’era chi diceva non funzionerà mai ma ha funzionato, beh direi che c’è un grande rispetto della città, questo governo ha un rispetto maggiore di quello di prima il cambiamento anche del ministro – oltre che del primo ministro – ma anche del ministro dell’ambiente secondo me e dei trasporti, scusate sarò molto franco però ha giocato molto a favore di una ragionevolezza nei rapporti, adesso sono fermati per discutere, noi avevamo dei ministri lì infervorati che stavano difendendo la nostra città e di questo voglio ringraziare pubblicamente Brunetta, la Gelmini anche altri ministri, tutti quanti i ministri della Lega, che hanno aspettato di sentire come potevamo in qualche modo affrontare la questione per non mettere in difficoltà il governo ma soprattutto non bloccare il traffico crocieristico, ma direi che la soluzione intanto delle navi a Marghera un investimento di quaranta milioni sul canale nord del lato nord esattamente come chiedevo io per i prossimi anni abbiamo garantito il lavoro poi si farà questa gara pubblica dove si terranno conto anche delle soluzioni pregresse si capirà probabilmente dopo fra qualche anno che mentre sbarcare turisti le navi in mare non funziona in nessuna parte del mondo ma lo capiranno nel tempo, c’è gente che ha proprio bisogno di tempo per maturare, a me interessa non perdere posti di lavoro.

Questo è solo un lacerto del discorso lungo e ricco di spunti interessanti: dall’affermazione del Mo.S.E. come ennesima attrazione turistica (di cui si sentiva tanto la mancanza), ai ministri in trepidante attesa di sentire come il sindaco intenda affrontare le questioni; dalle pagelle dell’illustre statista per primi e secondi ministri, alle amorose dichiarazioni di stima distribuite a destra (a manca lo aveva già fatto con Renzi) per consolidare alleanze nel governo della città oggi e domani… chissà. Ed ecco tornare l’oculistica, evidente infatti qui lo strabismo che lo porta a scambiare un concorso di idee con la “valutazione di soluzioni pregresse”, che con malcelata presunzione ci chiarisce essere fasulle e di questo si rallegra “perderemo un po’ di soldi e di tempo ma l’esito è certo, non se ne farà niente” è la morale della su narrazione. Fa finta dei pomi, poi, sul problema dell’attività del porto commerciale, come se non esistesse.

Non ce ne voglia il sindaco-assessore alla cultura (con al c minuscola) che non perde occasione per vantare la laurea in architettura, disciplina che avrebbe fatto bene a esercitare almeno un po’ per colmare le lacune che mostra di avere in una materia determinante in ambito di pubblica amministrazione quale è la cultura del progetto, ridotta a esibizione muscolare e scontro a muso duro perché quello che penso è sempre giusto e meglio di qualunque altra cosa. Che dire poi della cultura politica? Inutile in una concezione della politica come mera transazione commerciale e non di abilità ad ascoltare, dialogare, cogliere quel che di utile c’è sempre anche nella posizione di chi la pensa in modo diverso, e infine far sintesi di problemi complessi affrontati singolarmente e nel loro inquadramento in una prospettiva di sistema.

Il governo dei migliori qui delude quanto quelli precedenti, si continua a far finta che tutto cambi per non cambiare niente, riproponendo l’errore della primavera del 2012 quando il decreto-legge denominato Clini-Passera vietò il transito in bacino di San Marco e canale della Giudecca a imbarcazioni mercantili adibite al trasporto di merci e di passeggeri superiori a quarantamila tonnellate… ma solo una volta trovata la soluzione alternativa. Sono passati nove anni, in cui nulla è accaduto se non che il traffico crocieristico ha continuato a solcare le acque lagunari. Ecco ora l’ennesimo enunciato, inutile perché valido solo in via di principio, una buona intenzione insomma, un’astratta dichiarazione d’intenti vanificati dalla subordinazione a una condizione che è, per definizione, un avvenimento futuro e incerto dal cui avveramento è fatta dipendere l’efficacia del disposto giuridico.

Nel caso del decreto Clini-Passera era certo che quella condizione non poteva essere soddisfatta in tempi definiti, quindi l’applicazione di quel principio era rimandata sine die, come è poi avvenuto. D’altronde era d’un principio che si trattava, non una fine. Oggi più che mai, si sente forte necessità di un salutare silenzio di parola per cominciare a parlare con i fatti, questo ci aspettavamo dal governo degli aristocratici, i migliori. Lo scopo di queste leggi-annuncio è invece stare fermi ai blocchi di partenza, restare lì immobili a fare riscaldamento sul posto, portando l’attenzione sul motore acceso di una macchina priva della frizione, se solo provi a ingranare la marcia si spegne il motore e non possiamo neanche godere dell’aria condizionata, illusione di una stagione che non è.

Symphony of the Seas

Nel frattempo, le navi sono cresciute, raggiungendo le 150.000 tonnellate e addirittura le 228.000 della Symphony of the Seas della compagnia Royal Caribbean salpata dal porto di Civitavecchia nel 2018. Le crociere sono ferme da più di un anno, era questo il momento giusto per fermarsi a riflettere e studiare le soluzioni, magari si sarebbe stati finalmente in condizione di prendere decisioni in tempi stretti e definiti. Invece nulla. Continuare ad attraversare la laguna è follia, e avere concepito un porto industriale a servizio di un polo chimico all’interno della laguna è un peccato originale insopportabile che va rimosso e a cui va posto rimedio portando le grandi navi sia commerciali che passeggeri fuori dalla laguna, un ambiente con il quale non sono compatibili, punto.

In questo senso, come abbiamo detto, il recente decreto corregge l’errore del Clini-Passera di considerare solo il bacino di San Marco e il canale della Giudecca come luoghi da proteggere. Si concede ora di ratificare l’incompatibilità del transito delle grandi navi in ambito lagunare, affermando con ciò una verità che è lapalissiana per le ovvie ragioni di carattere ambientale che hanno a che fare con la morfologia lagunare, l’inquinamento atmosferico, ecc. Al tempo stesso si fanno due passi indietro: un bel concorso di idee (in Italia siamo campioni in fatto di concorsi senza esito o truccati, da quelli accademici alle gare d’appalto) e la scelta – nel frattempo – di portare le navi a Marghera dove, con la modica spesa di 41 milioni di euro, si allestisce un approdo provvisoriamente definitivo che segue ai nove anni di un decreto indefinitamente provvisorio.

Il concorso di idee veste le mentite spoglie di un’apparente concessione alla partecipazione, che a Venezia ha da tempo integrato la protesta con la proposta. Perché non si comincia con una seria e dettagliata valutazione di quanto c’è già sul tappeto? A partire dai progetti per le bocche di porto stabile e galleggiante. Sono mai stati valutati e comparati? Non si tratta di semplici “idee” ma di proposte di progetto concrete, con orientamenti diversi, sostenuti da note figure del fronte civico ambientalista, autorevoli competenti ed esperte. Tale diversità di vedute all’interno dello stesso movimento ambientalista può essere un’opportunità che arricchisce e consolida la ricerca di soluzioni se si saprà evitare di cadere nel gioco delle opposte tifoserie.

Progetto Duferco

Tali progetti vengono semplicemente ignorati, tanto quello della Duferco (azienda privata che ha investito forze e risorse nella redazione di un progetto che si vuole innovativo anche per la mobilità lagunare) che quello del gruppo civico Boato-Giacomini-Vittadini offerto gratuitamente e disinteressatamente al soggetto pubblico che risulta non averlo neanche preso in considerazione. Il primo si vuole in possesso di parere positivo di Valutazione d’impatto ambientale, l’altro pare non venga valutato perché non è presentato da un ente pubblico né da un’azienda privata, ma sono questioni marginali rispetto al superiore interesse collettivo nella ricerca di soluzioni, in una prospettiva sociale in cui conciliare salute, ambiente e lavoro. Magari possono essere approfonditi, migliorati, o anche integrati con altre proposte alternative che dovessero emergere ma più che partire da zero con un appello alla creatività si sarebbe dovuto partire dal giacimento di proposte disponibile.

Progetto del gruppo civico Boato-Giacomini-Vittadini

Torniamo al decreto che è interministeriale ma non sembra governativo. Ci cono i ministri delle Infrastrutture e della Cultura ma manca all’appello il ministro dell’Ambiente che non è stato invitato o non ha voluto accomodarsi a quel tavolo. Non è questione marginale dato che il cuore della questione è la considerazione che abbiamo della laguna che non può essere considerata una questione di carattere economico-infrastruttura né un problema paesaggistico nel senso della veduta estetica e non nel suo senso alto della cultura e dello spirito di un luogo. Lo si è detto in tono forte e chiaro a proposito dell’Autorità della Laguna e il governo precedente ha il merito di avere accolto le sollecitazioni coinvolgendo il ministero dell’Ambiente.

L’opzione palliativa è il trionfo dell’indecisione, della resa senza condizioni all’anti-sintesi di un’opzione provvisoria di durata infinita. Acceleriamo il processo, accorciamo i tempi, abbiamo bisogno di una soluzione provvisoria? C’è la proposta dei cittadini attivi ed ex- consiglieri comunali Renzo Scarpa e Renato Darsiè con l’operatore marittimo Andrea Gersich, di portare le navi al porto Ro-Ro e Ro-Pax di Fusina, dove in passato ormeggiavano le navi da crociera che non potevano entrare in città in occasione della festa del Redentore. In questa ipotesi persiste tuttavia il problema del bacino di evoluzione delle navi (che andrebbe probabilmente ampliato con scavi) e della commistione del traffico commerciale e passeggeri. Oppure stringiamo i denti, lasciamo le navi passare da San Marco e dal canale della Giudecca fino alla marittima e poi portiamole definitivamente fuori dalla laguna. Acceleriamo la scelta dell’opzione da realizzarsi nel rispetto del principio ormai assodato che le grandi navi devono andare fuori dalla laguna, perché il paradosso di questa vicenda è che il tempo di realizzazione di un nuovo porto fuori dalla laguna richiederebbe 2-3 anni, lo stesso tempo dell’allestimento di Marghera a causa delle procedure da seguire (elaborazione, progetto, VIA, variante al PRG del porto, ecc.). Ripartire dal concorso di idee vuol dire decidere diversamente e definitivamente, sotto mentite spoglie.

A proposito: e le grandi navi commerciali? Tema non pervenuto, solo sfiorato, come se parlassimo della stessa cosa: petroliere, navi commerciali e passeggeri, in fondo non sono sempre navi? Nei mesi scorsi s’è parlato di un porto fuori Chioggia, c’è poi il progetto per un porto off-shore/on-shore di cui ci ha parlato Paolo Costa che giace su una sedia nell’anticamera del Comitato interministeriale per la programmazione economica. Pare sia un progetto esecutivo, ne sa nulla il governo? È stato studiato? Vengono proposte rettifiche e migliorie o lo ritiene sbagliato e irrealizzabile? Quello del porto è un tema importante che va affrontato con coraggio e determinazione, senza strumentalizzare le legittime preoccupazioni dei tanti lavoratori del settore con inutili palliativi che non sono altro da specchietti per le allodole. Una parte di quei lavoratori potrà continuare a essere impegnato nell’attività portuale, non tutti probabilmente, a seconda delle soluzioni. Il vero problema è l’assenza di occupazioni alternative, la generalizzata carenza di occupazione e la mancanza di un progetto di nuova economia.

Progetto per un porto off-shore/on-shore (VOOPS)

Il coronavirus è stata una grande occasione per investire quel tempo sospeso e riflettere a bocce ferme, approfondire, indagare, elaborare. Non ne abbiamo approfittato, così come non sembriamo capaci di approfittare del Recovery Fund per elaborare un Piano di resilienza e Rilancio veramente operativo degno di questo nome, possiamo acquisire le risorse necessarie al rilancio oppure affossare definitivamente il paese, sancendo la sua incapacità operativa, ostaggio di una politica che ha fallito miseramente alla sua funzione direzionale e d’indirizzo. Ci siamo consegnati all’incertezza specialistica di tecnici che si sono accomodati con i politici alle poltrone dei talk-show dove abbiamo sentito dire tutto e il suo contrario. Che vogliamo fare? Urge un travaso tra cultura e politica che metta al centro il rigore del metodo e la paziente ricerca sistematica, su cui fondare azioni concrete e incisive, ma la convivenza di politici e tecnici nelle stanze dei bottoni non pare stia dando il risultato auspicato realizzando quell’innovazione di cultura politica di cui tanto si sente il bisogno. Qui ci vuole una rivoluzione culturale che se non permanente dev’essere almeno di durata adeguata.

Foto aerea di Venezia e della Laguna (foto di Giovanni Leone)

Ultimamente l’Europa si è fatta più vicina e presente, a questa si potrebbe fare appello per avviare a Venezia una sperimentazione di respiro internazionale che ne faccia il “Laboratorio del III millennio”. Non per privilegio di città d’arte (espressione che non denota più un’identità culturale ma l’utilità economica di destinazione turistica), la ragione è che qui si presentano in modo esemplare molti dei problemi tipici della nostra epoca. Vi si potrebbero utilmente sperimentare approcci, strategie e soluzioni ripetibili altrove, di carattere tecnico, scientifico, economico, ambientale, sociale, e amministrativo incentrate sulla laguna, che è sistema complesso con più fronti: tecnico (il Mo.S.E. e le attività di mantenimento e salvaguardia), scientifico (sotto il profilo ambientale-ecologico-idrodinamico riguardo alla morfologia lagunare e alla tutela dell’ecosistema), economico (con la necessaria riconversione di porto Marghera e studio di una nuova portualità), sociale (le destinazioni d’uso e l’utilizzo dell’arcipelago lagunare, la gentrificazione, il problema demografico). Potremmo partire da qui.

Lo studio delle soluzioni per una nuova portualità non è solo un tema tecnico-costruttivo o estetico (quando si sente parlare di mitigazione viene la pelle d’oca), è un tema complesso che riguarda tutti gli aspetti della laguna citati. Potrebbe occuparsene un gruppo di lavoro scientifico di esperti internazionali in campi diversi del sapere, con accertata assenza di conflitti d’interesse. Non intendiamo rinunciare alla sovranità di decisione sul destino del nostro territorio, né temiamo forme di neocolonialismo culturale contro il quale la città ha solidi anticorpi, vogliamo piuttosto mettere a frutto le risorse di cui il territorio dispone, arricchite del contributo di chi ama Venezia e vuole mettersi a disposizione non solo di Venezia ma dell’intera comunità internazionale, con spirito di servizio e altruismo: portiamo Venezia nel mondo e il mondo a Venezia.


In copertina Porto Marghera dall’alto (foto di Giovanni Leone)

Fuori le Grandi Navi. Per restare dentro la Laguna ultima modifica: 2021-04-06T15:38:31+02:00 da GIOVANNI LEONE

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