Roma e Lisbona si rincorrono nel bel libro di Francisco de Almeida Dias

“Roma portoghese. Storie e memorie di angeli, santi, ambasciatori ed elefanti” è una guida originale della Capitale, opera di un lisbonese/romano orgoglioso della sua “lusitanità” e irrimediabilmente innamorato di una Roma grande seduttrice che l’ha accolto e incantato.
scritto da BARBARA MARENGO
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versione portoghese

Con orgoglio e con amore Francisco de Almeida Dias coinvolge il lettore attraverso le agili pagine di Roma portoghese. Storie e memorie di angeli, santi, ambasciatori ed elefanti, (Solfanelli): e l’accompagna in un itinerario serrato tra arte, storia, musica e costume, in un percorso che puntualizza la presenza antica della Nazione Portoghese a Roma capitale dei Papi con collegamenti continui tra Italia e Portogallo. 

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Francisco de Almeida Dias fa gli “onori di casa” per un dibattito all’IPSAR Istituto Portoghese di Sant’Antonio

Le persone, antiche e moderne, che attraverso Roma de Almeida Dias ha conosciuto in diciotto anni di lavoro da “expat”, sono i veri protagonisti di questo libro, che può essere letto come una guida originale della capitale, da percorrere rigorosamente a piedi, in questi mesi senza turisti, approfittando della mancanza di traffico, forse l’unico vantaggio di questa tremenda pandemia mondiale. Sempre la storia è fatta da e di persone, piccole o grandi, importantissime o discretissime, e a proposito di “da e di” subito entriamo in medias res parlando di un Santo onoratissimo, quell’Antonio venerato a Padova, ma che è da Lisbona, tanto per mettere i puntini sulle i. Potrei aggiungere che anche sant’Ambrogio non è di Milano, e che la sua casa di famiglia si trova a Campo Marzio, ma è un’altra storia, sempre di santi, ma diversa ed è giusto così, i santi devono viaggiare…

E via quindi, in marcia, da via dei Portoghesi naturalmente, tra aneddoti e incontri, chiese e tra tutte Sant’Antonio dei Portoghesi, con ritratti di Re e Regine di Braganza, ambasciatori rampanti e visionari. Come quel Emmanuel Pereira de Sampaio che nei primi anni del XVIII secolo fece costruire nella crociera della chiesa la stupefacente cappella di San Giovanni, su progetto del Vanvitelli, capolavoro del barocco tra lapislazzuli, ametista, avori, poi smontata e trasportata via nave a Lisbona: oggi a Lisbona nella chiesa di San Rocco si ammira la cappella sapientemente rimontata come un magico puzzle prezioso, uno dei fili della storia tra le due capitali. 

Sant’Antonio dei Portoghesi. L’organo monumentale

Erano anni, quelli dell’ambasciatore Sampaio presso la corte papale, durante i quali il Portogallo trasbordava dell’oro del Brasile e delle spezie delle Indie. E il riflesso di quella ricchezza si specchiava nelle proprietà del Portogallo a Roma, in particolare nella residenza dell’ambasciatore, dove addirittura dei monsignori inviati con le peggiori intenzioni rubarono due vasi di preziosa ceramica orientale, con la compiacenza obtorto collo del diplomatico, vasi che oggi ornano una sala del Quirinale. Ah, la diplomazia. 

Certo, erano anni, quelli, durante i quali elefantini bianchi giravano per Roma, mandando in solluchero il popolino, secondo la filosofia del panem et circenses: quello stesso elefantino di nome Annone nato a Ceylon e inviato suo malgrado in dono al Papa Leone X dal re Manuele I di Portogallo, quello stesso elefantino immortalato dal Bernini con un obelisco sulla groppa in piazza Santa Maria sopra Minerva.

Nel libro si rincorrono nomi e date, titoli altisonanti di nobili, cardinali, architetti, cantanti, donne e uomini illustri che in secoli diversi rappresentarono punti di riferimento per arte e politica, storia e religione, letteratura e architettura. Uomini e donne, tante donne: come Leonora de Fonseca Pimentel eroina della resistenza antiborbonica a Napoli. O come Luciana Stegano Picchio, “filologa, iberista, medievalista, brasilianista, storica del teatro e della letteratura, autrice di oltre quattrocento pubblicazioni sulla lingua portoghese” che ha lasciato recentemente la sua formidabile biblioteca in eredità all’IPSAR Istituto Portoghese di Sant’Antonio in Roma, centro culturale a via dei Portoghesi. O Cipriana Pinto, portiera al numero 4 della stessa strada, che con Cidàlia e Luisa incarnò “onestà, forza e senso dell’umorismo e della gioia di vivere della donna lusitana”.

Il regista Manoel de Oliveira nei suoi soggiorni romani non disdegnava la buona cucina da Alfredo alla Scrofa, mentre il più spirituale seicentesco predicatore Antonio Vieira (“per noi portoghesi un mito”, un gesuita missionario in Brasile difensore dei diritti degli indigeni) infiammava con i suoi sermoni tutta Roma, dalla Chiesa delle Stimmate a San Lorenzo in Damaso, da San Salvatore in Lauro a San Pietro in vincoli eccetera: basterebbe questo solo itinerario per compiere un percorso storico letterario religioso artistico senza pari.

Citazioni leggerissimamente snob e frequentazioni intellettuali (inevitabili per chi vive “da expat” in un contesto internazionale culturalmente vivacissimo come Roma), consapevolezza del proprio “sapere” in una città cinicamente superba ma non sempre troppo cosciente della sua storia come Roma, Francisco de Almeida Dias – cuore lusitano che batte per la seducente città eterna – si cimenta anche con il dialetto romano de Roma, per puntualizzare che lui sa di cosa parla. E ce ne accorgiamo camminando con lui lungo i suoi itinerari, agili e profondi al tempo stesso. Grande conoscitore di una città sorprendente, ma sempre pieno della più tenera saudade verso la sua patria, verso i paesaggi, i cibi, le arti, la scienza, Francisco de Almeida Dias ha vinto il premio Quaderni Ibero Americani e il Franco Cuomo International Award per la contribuzione alla diffusione della cultura lusofona in Italia nel 2017.

Penso che si potrebbe partire da Roma e ripensare ad un’Europa ben unita, ben stretta nei suoi Stati, baluardo della bellezza, della cultura, della storia, di un mondo che rischia di schiacciarla in nome di altri valori.

E anche per salvare questa bellezza che pervade la nostra Europa, per creare in tempi come questi un baluardo spirituale e materiale contro la pandemia che rischia di travolgere anche lo spirito, che la Roma di Francisco de Almeida deve continuare a parlarci. 

Roma e Lisbona si rincorrono nel bel libro di Francisco de Almeida Dias ultima modifica: 2021-04-07T14:55:35+02:00 da BARBARA MARENGO

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2 commenti

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angelica 7 Aprile 2021 a 18:54

Non vedo l’ora di leggere questo libro ,complimenti

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angelica 7 Aprile 2021 a 18:54

Non vedo l’ora di leggere questo libro, complimenti

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