Il diritto di sentirsi libero, camminando mano nella mano

L’iter parlamentare della legge contro l’omofobia è al momento bloccato dalla Lega di Matteo Salvini, da sempre contraria a ogni riconoscimento di diritti per le minoranze. Risibili sono però le motivazioni che essa limiti la libertà d'espressione.
ANTON EMILIO KROGH
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Ognuno di noi dovrebbe sentirsi libero di camminare mano nella mano con chi desidera senza il timore di venire aggredito verbalmente e/o fisicamente per un gesto d’affetto. Purtroppo in Italia oggi non è così e lo comprovano anche recenti e drammatici fatti di cronaca. 

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Intanto l’iter parlamentare della legge contro l’omofobia, come purtroppo era molto prevedibile, è stato al momento bloccato dalle forze leghiste che, da sempre contrarie a ogni riconoscimento di diritti per le minoranze, trovandosi adesso al governo non potevano che ostacolarne il corso. Sostenuti ovviamente con grande forza dai “fratelli” d’opposizione e d’Italia. 

Ma se tutto questo era scontato sin dal primo giorno in cui certi partiti sono entrati a fare parte dell’attuale esecutivo, quello che fa ridere per non piangere è l’argomentazione addotta per ostacolare la legge Zan: si tratterebbe di una legge che colpirebbe la libertà di espressione rendendo perseguibile chi si oppone a certe pratiche e/o dinamiche relazionali quali adozioni per le coppie gay o utero in affitto. Naturalmente nulla di più inverosimile, considerando che la normativa non prevede certo la punibilità delle idee o di un pensiero, ma intende invece perseguire la violenza e l’incitazione alla violenza contro chi viva liberamente la propria identità sessuale e porti avanti certe idee eventualmente applicandole alla propria esistenza. 

Anche l’affermazione dei detrattori della legge secondo cui la violenza sarebbe già punita dal nostro codice penale e pertanto ogni altra normativa risulterebbe superflua, non solo è assolutamente pretestuosa ma soprattutto viene smentita dalla drammatica realtà dei sempre più frequenti episodi di brutale e gratuita violenza nei confronti di omosessuali e di persone disabili, altra categoria cui la legge Zan fa riferimento.

La violenza verbale e/o fisica di stampo “omofobo” è generata dall’intolleranza e non riconoscimento da parte dell’aggressore di una condizione umana assolutamente naturale e riconosciuta di pari diritti e dignità di qualunque altra, e per questo particolarmente odiosa alla stregua dell’aggressione per il colore di pelle o per una condizione di disabilità che rende un soggetto più debole e facilmente sottomesso. Affermare che la recente aggressione della coppia gay in una stazione di Roma – con un uomo che, accecato dall’odio omofobo, è arrivato ad attraversare i binari per aggredire con insulti e massacrare di botte i due ragazzi – possa essere punita e trattata alla stregua di una qualsiasi aggressione, depurandola dell’unica “motivazione” che ha spinto a quella violenza, significa davvero professare un pensiero di una disonestà intellettuale che nessun essere umano, e meno che mai un politico, dovrebbe avere. 

La legge Zan non solo è necessaria per i drammatici e sempre più frequenti casi come quello sopracitato, ma è estremamente urgente per una società come la nostra che necessita ancora e sempre di profondi cambiamenti. 

E i cambiamenti, soprattutto quelli culturali, passano anche attraverso le leggi. È quello che sta accadendo con la legge sulle unioni civili, per cui il riconoscimento legale di qualcosa porta inevitabilmente al cambiamento delle coscienze: e se potrà non operare del tutto per la generazione corrente, questo cambiamento avverrà sicuramente per le successive. E così sarà per una legge che punisce l’intolleranza e la violenza omofoba: oggi servirà a punire e a distogliere qualche persona in più da cattivi propositi, domani servirà a creare un futuro migliore e a radicare nelle giovani generazioni il concetto di rispetto e tolleranza per qualsiasi scelta di vita fin quando quella scelta non danneggi la tua esistenza.

Servirà affinché due ragazzi possano camminare tranquilli tenendosi per mano per strada senza che un troglodita delle caverne si senta in diritto di massacrarli di botte per quel gesto d’affetto. 

Foto di copertina: Polina Kovaleva from Pexels

Il diritto di sentirsi libero, camminando mano nella mano ultima modifica: 2021-04-09T16:10:38+02:00 da ANTON EMILIO KROGH
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