Il mistero di due tesori del Lido

Futuro e valorizzazione del complesso monumentale del convento di San Nicolò e dell’ex Caserma Pepe al centro di un’interrogazione di tutte le forze dell’opposizione veneziane.
scritto da BARBARA MARENGO
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Protagonisti un antichissimo convento (XI secolo) e un’antica caserma (fine del XVI secolo), forse l’unica in Europa a essere stata progettata come Palazzo dei Soldati per i Fanti da Mar della Serenissima ed essere rimasta tale fino agli anni Novanta del secolo scorso, quando il Comando del Reggimento Lagunari fu trasferito in terraferma. Se poi questo complesso ricchissimo di storia sacra e profana sorge alla bocca di porto Nord dell’isola del Lido, lo svolgersi degli avvenimenti di questi ultimi mesi desta decisamente molto interesse. 

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Il monastero, costruito accanto alla chiesa che ospita parte delle reliquie di San Nicolò di Mira (oggi Turchia), appartiene al Comune di Venezia ed è dal 1998 a oggi affittato al Global Campus of Human Rights, mentre la caserma intitolata al generale Guglielmo Pepe è del demanio e giace in uno stato di pietoso abbandono. Per questi luoghi un anno fa è stato presentato un progetto che il 6 aprile 2021 è stato bocciato e archiviato dopo le dichiarazioni di Fabio Cacco, dirigente del demanio stesso, assieme al segretario del ministero della Cultura per il Veneto dopo cinque ore di dibattito in seno alla VII commissione consiliare del Comune di Venezia.

San Nicolò in un’immagine del 1904

Perplessità e dubbi sono concentrate da parte della sovrintendenza sulla tenue analisi storica che ha correlato il progetto, oltre al fatto che i proprietari dei beni in questione sono diversi, Comune e Demanio, e su tutto dubbi riguardo le fonti di finanziamento. Ma chi sarebbero stati i finanziatori di un complesso intervento che prevedeva vaste operazioni di restauro per la creazione di centro universitario, scuola internazionale con annessi corsi di cucina, centro di cooperazione per tutta l’Italia per lo sviluppo di piccole e medie imprese cinesi, oltre a un non meglio precisato osservatorio sul Mediterraneo?

La società Fispmed, una onlus quindi associazione non profit, e Roberto Russo, dipendente del Comune di Venezia, sono i titolari del progetto di trasformazione che è stato archiviato in un mare di polemiche: Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà nel Mediterraneo e nel Mar Nero (sic) è la società presieduta fino a un anno fa da Roberto Russo, e la società che avrebbe dovuto avere parte attiva nell’impresa è la Casme, China Association of Small and Medium Enterprise. Il senatore Gianni Pittella, vice capogruppo Pd al Senato, inoltre ha ritirato la sua firma al disegno di legge che prevedeva l’affidamento alla onlus Fispmed di un Osservatorio Euro-Mediterraneo-Mar Nero. L’investimento per il progetto caserma-monastero sarebbe ammontato a 54 milioni di euro.

Il monastero di San Nicolò, a sinistra, e la Caserma Gugliemo Pepe (immagine da Google Map)

Dopo il faticoso percorso e i vari tentativi di accedere agli atti da parte di alcuni esponenti dell’opposizione, anche la Municipalità del Lido tramite il presidente Emilio Guberti (lista Brugnaro) ha decisamente ribadito l’inutilità di approfondire l’intero progetto. L’interrogazione rivolta all’assessore Paola Mar e alla VII Commissione è stata firmata dai sei gruppi di opposizione: Terra e Acqua, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Gruppo Verde Progressista, Venezia è tua, Tutta la Città insieme, nelle persone di Marco Gasparinetti, Alessandro Baglioni, Pier Paolo Baretta, Sara Visman, Cecilia Tonon, Gianfranco Bettin, Gian Andrea Martini, Monica Sambo, Paolo Ticozzi, Emanuela Zanatta, Emanuele Rosteghin, Giuseppe Saccà e Alberto Fantuzzo.

Futuro e valorizzazione del complesso monumentale del convento di San Nicolò e dell’ex Caserma Pepe restano ancora un grande punto interrogativo, e Comune e Demanio dovranno assumersi la responsabilità di restauri importanti soprattutto per quel che riguarda la ex caserma dei Fanti da Mar, che assieme al Forte di Sant’Andrea costituiva un baluardo difensivo e di addestramento per i soldati della Serenissima. Il monastero (bellissimo il chiostro e i grandi corridoi che ospitarono Benedettini e Francescani) è vivacemente frequentato per sei mesi all’anno dagli studenti del Global Campus of Human Rights, supportato da cento università straniere che fanno capo al centro di formazione di San Nicolò, dove dal 1998 quattromila studenti si sono diplomati con cerimonia alla Scuola Grande di San Rocco (ytali se ne è occupata il 5 ottobre 2020). L’investimento delle università internazionali all’ex monastero del Lido è stato di cinquecentomila euro, e la direttrice Elisabetta Noli per ora, dopo la bocciatura del progetto Fispmed, può continuare ad aprire le classi alla comunità eterogenea dei suoi studenti. 

La Caserma Guglielmo Pepe, già Palazzo dei Soldati o quartiere generale al tempo della Serenissima

Una vocazione, questa dell’internazionalizzazione della cultura, che dovrebbe rappresentare la vera essenza di una città come Venezia, che riunisce in questo lembo tranquillo dell’isola del Lido quello che è stato il modus vivendi nei mille anni della Serenissima: il porto e i suoi commerci, l’arrivo delle comunità straniere cardine della città internazionale, i Fanti marinai, il forte del Sammicheli, la base di partenza per le crociate, il Santo orientale che riposa tra le mura della chiesa (i mosaici della quale richiedono urgentissimo intervento di restauro), tradizione e orgoglio con la cerimonia nel giorno dell’Ascensione dello Sposalizio del Mare che avviene nelle acque di fronte alla chiesa, in una natura ancora intatta.


In copertina il chiostro del Monastero di San Nicolò

Il mistero di due tesori del Lido ultima modifica: 2021-04-09T18:33:40+02:00 da BARBARA MARENGO

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